
A Putin interessa avere il controllo dei territori occupati e a Trump, per ragioni interne, interessa mostrarsi come l’artefice del cessate il fuoco.
Forse, le parole più chiare sono state pronunciate dal primo ministro polacco Tusk, dopo un colloquio con Zelensky: “la guerra può essere cristallizzata.”
Questo sembra voler dire che la Russia sostanzialmente otterrebbe il Donbass (area con forte presenza di popolazione di lingua russa e di etnia russa) e manterrebbe la Crimea (già sotto controllo russo dal 2014).
È impressionante che dall’incontro tra Trump e Putin sia stato escluso Zelensky, e che nessuno pensi di chiamare l’Europa e che Roma venga scartata persino come sede delle trattative.
Meloni e Von der Leyen non contano nulla e il loro atteggiamento remissivo e servile verso Trump ha condotto Italia ed Europa ad essere irrilevanti.
Non possono non tornare alla mente quei politici che, anziché pensare a proposte di pace, subito si misero l’elmetto e ebbero addirittura l’ardire di dichiarare che occorresse combattere fino alla vittoria e che solo a Zelensky toccasse avanzare ipotesi per il cessate il fuoco.
L’elenco di questi eminenti esponenti della classe dirigente sarebbe lungo e purtroppo coinvolgerebbe anche molti leader italiani e europei, non solo della destra ma anche del PD e dei socialisti europei.
Noi pacifisti che, soprattutto dopo il fallimento della prima invasione russa nel 2022, abbiamo sempre detto che fosse necessario offrire un tavolo per la trattativa e giungere ad un compromesso, non possiamo che provare orrore per quanto è successo e ancora continua ad accadere: centinaia di migliaia di giovani soldati di entrambe le parti morti sul fronte, insieme a decine di migliaia di vittime civili ucraine, più altrettanti feriti e mutilati e un intero paese ridotto a macerie.
Tutto questo per poi cristallizzare” la situazione e tornare a quelli che erano a grandi linee gli accordi di Minsk del 2014.
Ma la storia non torna indietro.
Sotto le macerie di questa guerra resta anche l’idea di un’Europa autonoma e capace di una propria iniziativa diplomatica, di una politica estera per la pace e la cooperazione.
Vero è che mancano i presupposti istituzionali ma niente giustifica il baratro in cui è stata gettata in questi anni l’Unione Europea; prima con l’adesione ad un bellicismo sciagurato a cui ora si aggiunge la corsa al riarmo, la quale distruggerà definitivamente lo stato sociale e preparerà nuove tensioni e conflitti.
Naturalmente, come ogni guerra, anche quella in Ucraina porta con sé profonde implicazioni economiche.
Trump ha già incassato gli accordi con Zelensky per lo sfruttamento delle materie prime e delle terre rare, a cui si aggiungono i diktat all’Europa di comprare le armi e l’energia dagli USA.
Su questo sfondo si terranno, a meno di imprevisti, entro una settimana, i colloqui tra Trump e Putin.
Se otterranno qualche effetto nella direzione di far cessare le armi sarà comunque positivo.
Noi restiamo convinti che finché c’è la guerra parla solo il linguaggio della forza brutale e della morte nentre si interrompe la politica, e con essa ogni discorso sui diritti, sulla giustizia, sulla cooperazione.
La guerra è il peggior nemico della vita umana e degli interessi delle classi popolari.
Anche un accordo fatto tra due illiberali capi di stato, tra un presidente exgolpista e un criminale di guerra, che “cristallizza” la situazione è sempre meglio che niente, è sempre meglio del fuoco delle armi e delle bombe.
Infatti, quando tacciono le armi può riprendere la parola la politica e si aprono sempre nuovi spazi per l’iniziativa e la lotta di coloro a cui stanno veramente a cuore gli interessi dell’umanità e dei ceti popolari.
Quel bacio simbolico tra Trump e Putin, comparso tempo fa come denuncia su di un murales a Vilnius in Lituania, a noi non può che suscitare ripugnanza, per tante ragioni politiche e ideali, e in primo luogo in quanto espressione di quel populismo nazionalista, antidemocratico e antisociale, che oggi vuole dominare il mondo.
Ma in questo caso, con realismo, possiamo persino auspicarlo se fermerà la carneficina in Ucraina e se allontanerà anche solo di un po’ il rischio concreto, di cui si è tanto parlato nei momenti di maggiore tensione tra Russia e Occidente, di vedere tutta l’Europa trasformata in un teatro di guerra dove si sperimentano le nuove armi nucleari tattiche.
Enrico Rossi

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