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DEBITI PUBBLICI E SOVRANITÀ

E’ in corso una partita pericolosa . Chi raccoglie la sovranità persa dagli Stati? Di Davide Giacalone

di Davide Giacalone | 17 Maggio 2011

Se i debiti pubblici, quello greco in testa, fossero un problema per economisti, saremmo confusi ma sereni. Confusi perché non ci sono due economisti che la pensano allo stesso modo, semmai molti che riescono a pensarla in due modi diversi. Sereni perché, alla fine, una via d’uscita s’imbocca.

Invece è una questione politica, che ha a che vedere con la sovranità nazionale: i singoli Paesi sono sempre meno sovrani, ma non c’è nulla di federale a raccogliere i loro poteri e compensare la perdita. Per questo non userò numeri (utilissimi), ma parole, perché ciascun cittadino deve rendersi conto di quale partita è in corso, ciascuno deve valutarne i riflessi sulla propria vita, senza lasciarsi intimorire da linguaggi che più sono tecnici più denotano ignoranza.

Prendiamo la Grecia, già sul ciglio del burrone. I greci sono colpevoli della loro situazione, visto che hanno vissuto al di sopra delle loro possibilità e hanno imbrogliato sui loro conti pubblici, truccandoli. Posto che, come ricorda Angela Merkel, ciascun Paese dell’euro non è responsabile dei debiti altrui, perché non li lasciamo al loro destino? Potrebbero uscire dall’euro, svalutare pesantemente, così ridurre il debito pubblico e ripartire, con un di più d’inflazione. Invece no, non possono, perché se lo facessero porterebbero a picco le banche tedesche. I greci facevano gli spendaccioni con i soldi delle banche europee, le quali li prestavano perché riscuotevano lauti tassi d’interesse e vivevano al sicuro del fatto che un Paese dell’euro non poteva andare in bancarotta. Sono le banche ad avere sbagliato i conti, non solo i greci, magari ebbri di ouzo.

Salvando la Grecia salviamo le banche, sicché i tedeschi non dovranno rimproverarsi alcuna generosità eccessiva. Il mondo, però, non è piccolo, come ai tempi della guerra fredda, s’è fatto grande e i mercati sono divenuti globali. Qualche speculatore (etimologicamente: colui che guarda lontano) ha scoperto che strozzando i greci, non prestando loro denaro e facendo salire i tassi d’interesse, si costringevano gli altri europei a intervenire. Una pacchia: alti rendimenti e assicurazione europea. Intanto i greci asfissiano, perché per pagare gli toccherebbe un digiuno pluriennale. E veniamo al dunque.

Uscire dall’euro non possono, pagare quelle cifre in quei tempi non possono, allora vanno in amministrazione controllata, perdono sovranità. I commentatori si divertono a fare graduatorie immaginarie: ora i greci, poi i portoghesi, quindi irlandesi, belgi, spagnoli, magari gli italiani. E’ la fila dei morituri, o dei contagiati, per usare il linguaggio infettivo del Fondo Monetario Internazionale. Ma è solo un bau bau, perché se questi saltano giù dalla rupe si portano appresso le banche di quelli che credono d’essere sani. Il tema è un altro: tutti quelli che entrano nell’euro e non hanno i parametri di compatibilità in ordine (debito pubblico e deficit) cedono sovranità, sono meno padroni di sé stessi. Peggio stanno e meno contano. Noi compresi, anche se la nostra situazione è assai più solida di come la si racconta (semmai è ingiusta, ma è altro discorso).

Chi raccoglie la sovranità persa dagli Stati? Questo è il dramma: nessuno. Magari qualcuno crede che il potere caschi nelle mani del governatore della Banca Centrale Europea, fregandosele perché potrebbe andarci Mario Draghi. Ma si sbaglia. Il governatore, che dura in carica otto anni e, quindi, non risponde ad alcun ciclo politico, nominato dai capi di Stato, è un guardiano della moneta, non un mandriano che può stabilire dove portarla.

Conta molto, ma solo a patto di attenersi alle regole. Non può essere e non è un organo politico, ha discrezionalità limitate. L’illusione che il tecnico bravissimo sia la soluzione dei mali è molto pericolosa, perché lascia intendere che non s’è capito qual’è il male. Per averne un’idea guardate alla Danimarca che chiude le frontiere e manda all’altro paese Schenghen. Guardate ai partiti antieuropei che sorgono per ogni dove. Guardate alla mendace ipocrisia cui è costretta la Merkel, per conservare qualche voto. E chi credete che andrà a governare la piazza greca, i tecnici? quelli si chiamavano “colonnelli”, e ci sono già stati.

Morale: o la devoluzione di sovranità trova un ambito federale nel quale sfociare, in questo caso creandosi titoli del debito europeo e dando vita al debito federale (che sarebbe migliore di quello statunitense), oppure si creano scompensi costosi e divaricanti, con gran goduria degli speculatori e gran rivolta dei popoli locali. E’ noto che non si può fare un campionato senza giocare tutti con la stessa palla, dacché usando ciascuno la propria si gioca da sé e per sé, ma se poi uno o pochi pretendono d’essere i padroni della palla, stabilendo loro quando e come gli altri possono usarla, va a finire che scoppia la rissa. Meglio accorgersene, prima di ballare tutti il Sirtaki.

Davide Giacalone – Pubblicato da Libero

Pubblicato in : Primo piano

Info Davide Giacalone

Dal 1980 al 1986 è stato segretario nazionale della Federazione Giovanile Repubblicana e dirigente del PRI. Dal 1981 al 1982 è stato Capo della Segreteria del Presidente del Consiglio dei ministri, Giovanni Spadolini. Dal 1987 al 1991 è stato consigliere del Ministro delle poste e delle telecomunicazioni Oscar Mammì. È stato consigliere d’amministrazione e membro del comitato esecutivo delle società SIP, Italcable e Telespazio. Pubblicista dal 1985, lasciata la politica, è direttore de La Ragione e di Smoking, ed editorialista de L’Opinione. È stato anche consulente della Fininvest. Attualmente è una delle firme di Libero e collabora con l’emittente radiofonica nazionale RTL 102.5 dove ogni mattina, da lunedì a sabato, alle 7:10 circa durante la rassegna stampa contenuta nel programma Non stop news, commenta una notizia apparsa sulle prime pagine dei quotidiani nazionali. Da questa esperienza è nato il libro Diario Civile, edito nel 2005. Scrive inoltre articoli pubblicati sul suo sito www.davidegiacalone.it.

Nel gennaio 2010 il consiglio dei ministri (Governo Berlusconi IV) lo nomina presidente di DigitPA, nuova denominazione del “Centro nazionale per l’informatica nella pubblica amministrazione” [5]. Nel 2011 è nominato Presidente dell’Agenzia Nazionale per la Diffusione delle Tecnologie dell’Innovazione, creata da Renato Brunetta, allora Ministro della Funzione Pubblica e l’Innovazione.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Massimo

    17 Maggio 2011 alle 21:15

    Analisi completamente condivisibile ,ma il percorso da fare è”semplicemente” quello che ci porti ad una vera unità europea,politica e dcecisionale.

    Rispondi

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