Bene ha fatto il TAR della Campania, e non poteva fare diversamente, a rimettere il caso alla Corte Costituzionale sulla legge Severino.
Dalla reintegra del sindaco De Magistris alla sentenza di assoluzione su caso Cucchi gli interrogativi sullo stato di salute del sistema Giustizia nel nostro paese si sprecano.
Noi di SOS GIUSTIZIA continuiamo a denunciare che il male primo, ed assorbente su tutto, del nostro ordinamento GIUSTIZIA è che esistono innumerevole norme non chiare sia del diritto sostanziale che processuale, sia del diritto civile che penale che amministrativo che provoca un eccesso di giurisprudenza che è anche pericolosa.
Nello specifico caso del Sindaco di Napoli, bene ha fatto il TAR della Campania, e non poteva fare diversamente, a rimettere il caso alla Corte Costituzionale sulla legge Severino che, varata dal governo Monti, prevede la sospensione del sindaco condannato per una serie di reati tra cui l’abuso d’ufficio.
In punta di diritto, da tifosi sviscerati dello Stato di Diritto e da garantisti fino al midollo, vogliamo essere chiari che nessuno riuscirà a convincerci che questa norma si applica anche per sentenze non passate in giudicato.
Altrimenti a cosa servirebbe l’appello? Ed il ricorso per Cassazione?
Sul piano politico, che non è secondario, dobbiamo porci l’interrogativo del comportamento dovuto dal politico nel caso di indagini e/o condanne non passate in giudicato. Qui io ritorno con nostalgia alla prima Repubblica ove i partiti valutavano prima ancora dei Giudici l’opportunità candidare e/o di mantenere nelle cariche elettive ed istituzionali indagati o condannati.
Da Enzo Tortora a Tony Negri era il partito di riferimento che ci metteva la faccia nella scelta della candidatura senza aspettare una sentenza.
E c’era il rispetto dell’Istituzione prima ancora dell’attaccamento morboso alla poltrona.
Il Ministro Claudio Martelli quando nel 1992 aprì la cassetta della posta e trovò un avviso di garanzia si dimise nel giro di poche ore. E casi del genere ce ne sono stati tanti fino al caso del Ministro Mastella, e qui il richiamo alla Seconda Repubblica, ove lo stesso si dimise a fronte dell’arresto della moglie pure impegnata in politica.
Al cospetto di alcuni che si arroccano sui cavilli, pur legittimi, il Ministro Mastella pare a chi scrive uno statista di altissimo rango.
Ed è stato l’ultimo caso del genere. A memoria di chi scrive.
Ritornando alla sentenza De Magistris e nel merito della stessa, ho detto e lo ripeto ancora oggi che voglio leggermi la stessa punto su punto perché due sono le ipotesi: o De Magistris nello svolgere l’indagine ha fatto una lavata di testa ingiustificata al punto da aver acquisito scientemente tabulati telefonici di parlamentari senza le dovute garanzie dovute in questi casi o, se era inconsapevole, siamo di fronte ad un provvedimento tutto da riformare.
In tale ultimo caso, senza pregiudizi, intendiamo studiare la vicenda fino in fondo per riscontrare e denunciare pubblicamente che siamo di fronte ad una sentenza emessa contro i principi del Diritto.

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