Non ha saputo sciogliere il nodo del suo rapporto con la giustizia, cosa che lo costringe talvolta a incredibili convulsioni, talaltra a penose contraddizioni.
“Ed ora i consiglieri del PD si dimettano tutti. Come hanno fatto con Marino”. Questa frase letta su Facebook rende plasticamente le difficoltà in cui si trova il partito di Renzi per non avere saputo sciogliere il nodo del suo rapporto con la giustizia, cosa che lo costringe talvolta a incredibili convulsioni, talaltra a penose contraddizioni.
Per noi, De Luca è innocente fino a prova contraria. Al pari di tutti gli imputati: destri, sinistri e agnostici. Vediamo molti lati oscuri nella vicenda che lo coinvolge. E, a chiarirla, non contribuisce certo il quadro normativo che le fa da contorno: la contraddittoria legge Severino che lo avrebbe dovuto fare decadere dall’incarico di presidente della Campania; e le nuove norme penali in tema di concussione e corruzione che – sottolineano in molti – non sono un esempio di nitida legislazione. Dunque: De Luca si difenda e, se lo ritiene, continui a governare.
Ma il PD si decida a darsi una linea univoca sul rapporto tra politica e giustizia. Vuole continuare ad essere prigioniero di un passato che lo ha visto rincorrere Di Pietro e tantissimi altri squallidi assertori del più ottuso giustizialismo? O vuole riconoscere che la presunzione di innocenza vale per tutti, anche per chi amministra la cosa pubblica? E vuole prendere le distanze da quell’atteggiamento farisaico che lo ha portato a sposare indegne campagne persecutorie, in nome della ragione politica? Cioè in nome della moglie di Cesare che deve essere al di sopra di ogni sospetto, individuando, vedi caso, questa santa donna sempre nella moglie degli altri?
Per giustificare il diverso atteggiamento tenuto nella vicenda Marino rispetto a quella che riguarda De Luca, i dirigenti del PD e un a parte della stampa sostengono che le dimissioni dei consiglieri comunali di Roma non sono state date per la storiaccia gli scontrini che accompagnavano le spese del sindaco della Capitale. Può essere vero. Anzi lo è. Ma, allora, è ancora più grave non avere consentito la seduta del consiglio comunale che avrebbe conferito trasparenza alla conclusione anticipata del mandato.
Contorsioni e convulsioni sono destinate ad accompagnare il PD fino a quando non si darà una posizione lineare, garantista e in sintonia con lo Stato di Diritto. Che poi è quella già annunciata (ma non applicata, se non saltuariamente (secondo convenienza?) da Renzi.
Ecco perché se De Luca deve essere considerato innocente fino a prova contraria, il PD, politicamente, innocente non lo è affatto.

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/politica/15_novembre_14/triste-sud-lei-non-sa-chi-sono-io-ad674100-8afb-11e5-a5ea-16abec5c7342.shtml
Caro Nicola, condivido su quanto scrivi sulla unicità e continuità della linea. Questo è il minimo per dare serietà. Rinnovo quando scrissi su queste pagine in occasione del caso De Magistris che il partito nella prima Repubblica nel candidare una persona o nel sostenerla quando era al centro di una vicenda ci metteva la faccia mentre lo stesso uomo politico si sentiva in dovere di non tirare la corda perchè, in una logica ormai superata (maledettamente superata, ma che andrebbe riscoperta), veniva prima l’Istituzione pubblica e poi il singolo. Ma, condividendo in parte quanto scrive il sig. Francia, devo evidenziarTi che commetti un errore a considerare il PD come un partito. Io e Te che veniamo da una stagione politica dove i partiti erano veri, sia quelli popolari che quelli piccoli, forse inconsciamente non vogliamo convincerci che partiti in Italia non ce ne sono più. La vera rivoluzione sarebbe ricostruirne almeno uno.
Caro Nicola, te parli di un PD che in realtà non esiste piu. Il PD , di fatto, è divenuto quello che è Forza Italia per Berlusconi, un partito di lacché servili, la base non esiste piu, quindi il PD non solo è colpevole, ma prima ancora è inesistente secondo i parametri che andavano bene fino a che il contadino di Rignano non lo avesse rottamato per farne cosa sua.