
L’’impegno dei Governi nazionali non può prescindere dalle azioni locali, soprattutto delle metropoli. I risultati non incoraggianti emersi durante il recente SDGSummit 2023 organizzato alla fine di settembre a New York devono fare i conti con le scelte, a livello locale, di grandi città come Milano. Dove l’amministrazione comunale ha deciso di declinare il suo documento strategico di programmazione, il DUP, sulla base degli obiettivi dell’Agenda ONU 2030
Cibo, energia, digitalizzazione, istruzione, protezione sociale e posti di lavoro, biodiversità: sono i principali ambiti sui quali il Segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres ha chiesto un impegno specifico a tutti i 193 Stati membri nel suo messaggio conclusivo del SDGSummit 2023 che si è svolto nei giorni scorsi a New York.
Un vertice con il quale l’Assemblea Generale dell’ONU ha voluto fare il punto sul raggiungimento degli SDG (Sustainable Development Goals) dell’Agenda2030, l’impegno per lo sviluppo sostenibile sottoscritto nel 2015 e arrivato a metà del suo percorso. I risultati presentati non sono incoraggianti, perché solo il 15% dei target sta proseguendo nella giusta direzione. Alcuni, invece, stanno arretrando, anche per effetto della crisi sanitaria e sociale creata dal Covid-19 e per i numerosi conflitti armati in ogni parte del mondo.
Il Segretario ONU ha chiesto, nel suo messaggio conclusivo, maggiore concretezza da parte di tutti («The development to-do list is not just homework. This is hope work. And action is the price of hope») e alla dichiarazione politica approvata occorre far seguire un vero e proprio «rescue plan», un piano di salvataggio che deve essere supportato con adeguati investimenti. «Dobbiamo raggiungere almeno 500 miliardi di dollari all’anno per lo sviluppo sostenibile», ha precisato.
Un tema rafforzato dall’esortazione apostolica Laudate Deum di Papa Francesco, pubblicata il 4 ottobre. Un testo di sei capitoli e 73 paragrafi che integra l’enciclica Laudato si’ di otto anni fa, ancora oggi fonte di ispirazione per gli studiosi del tema. Un documento che prepara il terreno in vista della prossima COP 28 di Dubai, la “Conferenza delle Parti 2023” in programma dal 30 novembre al 12 dicembre.

Una mostra delle scuole primarie di Milano che hanno partecipato ad Agenda 2030
Da New York a Milano, dai buoni propositi alle azioni
C’è un tema che, più di altri, caraterizza molte grandi città del mondo: la protezione sociale, che passa inevitabilmente per il decoro, l’ordine e la sicurezza. Elementi essenziali se si vuole chiedere la collaborazione dei cittadini nel favorire uno sviluppo “sano” del proprio contesto di vita.
A Milano, l’amministrazione comunale ha chiesto prima di tutto ai propri dipendenti di impegnarsi ad attuare azioni in linea con gli SDG. Perché dai principi enunciati nel Palazzo di vetro di New York bisogna poi calarsi nella realtà quotidiana e fare i conti con i contesti nazionali e locali. E non c’è dubbio che la capitale economica italiana possa e debba rappresentare un esempio.
Gli obiettivi della sostenibilità nelle strategie del Comune
Il Comune di Milano, nel suo ultimo DUP (Documento di programmazione economica) ha declinato ogni azione sulla base degli obiettivi dell’Agenda2030. Oltre a sensibilizzare i dipendenti, ha evidenziato la necessaria collaborazione dei cittadini. Perché c’è una situazione di emergenza che il capoluogo lombardo non può permettersi.
Sull’ordine e la sicurezza, oggi Milano è sotto i riflettori del mondo intero. Troppi furti e scippi rimasti impuniti, troppe azioni compiute da bande criminali, troppi omicidi per futili motivi, troppe zone fuori controllo. E la responsabilità non può essere attribuita solo al sindaco. Sarebbe troppo facile. Anche se la politica deve e può fare la sua parte.
Qualcuno propone di riempire strade e piazze di polizia o di militari. Altri richiamano la cultura civile del rispetto: delle persone, dei luoghi, del patrimonio artistico, dell’ambiente.
Però la sfida è continua. Basta vedere quello che è successo il 9 marzo, quando la statua di Vittorio Emanuele II in piazza Duomo è stata riempita di vernice dagli attivisti di “Ultima generazione” ed è rimasta arancione fino all’estate, quando il Comune ha completato le procedure di affidamento per il suo restauro. Poi un nuovo affronto, con l’imbrattamento anche della copertura del cantiere della statua stessa. E il 7 agosto scorso, la bravata di alcuni writer, probabilmente francesi, che hanno scritto sul portale d’ingresso della Galleria Vittorio Emanuele e (forse) sulla cupola in vetro e ferro dell’Ottagono. Forse, perché le principali agenzie e testate giornalistiche hanno invece diffuso la notizia di un nuovo raid nei giorni scorsi, smentito però dal Comune che attribuisce le scritte all’azione dei writer di inizio agosto, ammettendo di trovarsi in difficoltà nel rimuoverle. Consentendo così agli autori di continuare a vantarsi della propria azione.
Il “decoro” va quindi a braccetto con l’ordine e la sicurezza. Lo sa bene il Comune di Milano, che nel suo DUP ha voluto fare un riferimento specifico al tema: «Prosegue la rimozione di graffiti e scritte offensive e di vilipendio alle autorità su tutte le proprietà comunali e monumenti al fine di mantenere il decoro urbano sul territorio cittadino (…). Il decoro urbano non solo come prassi esclusivamente a garantire l’estetica dei luoghi, ma anche come strumento che riguarda la qualità della vita delle persone che potranno godere di spazi ordinati e sicuri».
Parternariato pubblico-privato
Basta passeggiare per le vie di Milano, in qualsiasi zona e quartiere, dal centro storico alle periferie per notare tag, stencil, wildstyle, trow-up, piece. Basterebbe, si sottolinea da più parti, una maggiore attenzione anche degli amministratori di condominio e forse una maggiore sinergia pubblico-privato («il potenziamento – si legge nel DUP del Comune – del partenariato pubblico-privato locale al fine di integrare le risorse e individuare nuovi strumenti per realizzare le attività progettuali»).
Obiettivo auspicato più volte, almeno per il problema graffiti, da Doctor Wall, società milanese che si occupa della rimozione di qualsiasi tipo di graffito, su qualunque superficie e con metodologie rispettose dell’ambiente.
“La sostenibilità, per essere raggiunta – commenta Marco Amico, fondatore di Doctor Wall – richiede impegno, strategia e tempo. I graffiti non fanno eccezione. È una sfida che può essere vinta senza affrontare scontri ideologici e con un minimo investimento. Ma serve la volontà di farlo. Che il nostro progetto funzioni lo dimostrano gli oltre 500 palazzi, sempre puliti, che gestiamo a Milano. Un risultato raggiunto grazie alla volontà dei privati e nel rispetto dell’ambiente. Il progetto può essere replicato, sia sulle proprietà pubbliche che su quelle private, per garantire il raggiungimento di quel decoro urbano di cui tutti sentiamo l’esigenza”.
Sarebbe l’occasione per contribuire, anche a livello locale, agli obiettivi di sviluppo sostenibile, creando un equilibrio tra “Città e comunità sostenibili” (Goal 11), “Partnership per gli obiettivi” (Goal 17) e “Imprese, innovazione e infrastrutture” (Goal 9).
Carlo Trentini

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