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Dalla violenza di genere ad ogni genere di violenza

La risposta a questo momento tremendo in cui sembra che tutti siano in guerra, non può che essere nel ripensamento di molti “pensieri dominanti” da parte di tutti noi e di ognuno di noi.

di Elena Ronconi | 9 Aprile 2018

Anche io voglio dire la mia su questa delicata questione, se permettete.
Bisogna premettere che , essendo io stata molestata e ricattata e pregiudicata da parecchi degli uomini incontrati nel corso della mia vita professionale e sociale, diciamo pure dall`Università in poi, potrei non essere troppo lucida nel dare la mia opinione, tuttavia anche io mi sento di dover dare dei brutti porci bastardi ( in modo vigliaccamente postumo) a quei mancati signori, senza però  inchiodarli sul banco degli imputati (come invece meriterebbero).

Ero una bella ragazza e mi ritenevo cerebralmente all`altezza degli obiettivi che mi ero proposta, invece non solo non ho fatto carriera, ma sono stata addirittura ostacolata , laddove sia stato possibile, affinchè restassi al palo e a cioè a futura o eterna disposizione del Capo di turno. Le mie fughe da un ufficio all`altro, non hanno fatto altro che rovinarmi la carriera ed il patrimonio di famiglia.

 

Detto ciò, chi scende a patti ( e non solo) ha tutta la mia comprensione non osando dire solidarietà.

Noi donne, che sia chiaro, non corriamo dietro in guepière al solito complessato narcisista patologico ( generalmente un cesso sudato)  che ci ritroviamo tra i Dirigenti 90 volte su 100. Noi non andiamo con una proposta-contratto di scambio di favori già pronta in tasca, magari al primo caffè preso alla macchinetta aziendale. Noi non facciamo questo ragionamento come primo punto del piano strategico, al contrario lo subiamo continuamente, costantemente, quasi tutte, belle e brutte.

 

E` quindi successo qualcosa, qualcosa che si sa ma che non si dice, perchè è un guaio irrimediabile, come una malattia incurabile : cioè che tutti siamo ormai definitivamente, tassativamente diventati merce, noi donne ma anche gli uomini, gli anziani, i giovani, i bambini, i morti ed i nascituri. Siamo diventati tutti pura merce che si compra, vende e affitta, si usa e si getta, esattamente come tutto quello che ci circonda.

 

Se il fatto  che noi redivive ” donne oggetto” (come si diceva una volta) usate sul posto di lavoro e assassinate in casa, protagoniste della lunga sequela di scandali e di notizie di cronaca nera  quotidianamente incolonnate sui giornali,  siamo il risultato di questa incredibile mercificazione della realtà e del vivere quotidiano, intese sotto ogni profilo, personale, sociale, materiale, spirituale, culturale, è una cattiva notizia, quella pessima è che appunto, siamo in buona  compagnia.

 

E quello che penso sia molto grave non è il cedere da parte delle donne davanti a  questo processo inarrestabile, prevedibile e violento di oggettivizzazione della propria persona,  perchè questo è logico che accada non potendo noi opporre alcuna forza contraria ad un mondo che compra e vende sottobanco persino gli organi umani, ma che senza accorgercene noi lo si cominci ad accettare, ad introiettare passivamente ma coscientemente come mondo ovvio e giusto , nel nome di una certa conformità al sistema, della modernità o per un malinteso senso di parità o per bisogno.

 

Me ne accorsi già negli anni ottanta, quando il mio relatore mi portò quasi sulla soglia  del Commissariato tanto mi perseguitava ( io andai a parlare con sua madre, invece, un ex sindaco) e la nostra tesi di laurea, casualmente, riguardava il mutamento in ambito critico-accademico della nozione di testo letterario da opera a prodotto culturale.

 

Dunque la risposta a questo momento tremendo in cui sembra che tutti siano in guerra, sessi compresi, in cui la violenza travalica la mia memoria storica pervadendo ogni aspetto formale e sostanziale, dalla manipolazione della comunicazione agli spari in casa ed alle bombe oltreconfine, dall`implacabile binomio sesso-soldi all`impoverimento generale del Pianeta e delle persone che lo abitano, non può che essere nel ripensamento di molti pensieri dominanti da parte di tutti noi e di ognuno di noi. E noi donne, tutte insieme, per prime, dovremmo ribellarci e riformare questa società.

 

Elena Ronconi

Pubblicato in : Primo pianoTag: anni, anziani, disposizione, giornali, giovani, lavoro, mondo, notizia, persone, processo, scambio, soldi, usa

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