Dall’Umbria la ennesima prova che PDL e PD viaggiano uniti per fare piazza pulita delle voci dissonanti e per puntellare con leggi ad hoc quel consenso che gli elettori danno loro in misura sempre minori. Lo schema è quello, ben collaudato di sempre: rendere inutile la presentazione di liste che potrebbero portare nelle assemblee elettive chiunque si ostini a non fare parte dell’uno o dell’altro schieramento. O che, pur disposto a stringere alleanze vuole mantenere la propria autonomia. Ecco così che, in vista delle elezioni regionali della prossima primavera, stanno per varare una nuova legge elettorale che dovrebbe, nelle intenzioni, ridurre al massimo le presenze nel Consiglio regionale. Il sistema, questa volta, è sofisticato. L’obbiettivo viene raggiunto dal combinato disposto di una serie di norme. Si riducono da trentasei a trenta i consiglieri ( e questo va bene). Ma, poi, si fa in modo che a farne le spese siano solo i partiti più piccoli. Infatti, da un lato si sottraggono al conteggio sei candidati del “listino” che avranno assegnato il seggio come premio di maggioranza; e dall’altro si prevede di assegnare i restanti 24 seggi dividendo i candidati in liste provinciali (Perugia e Terni). In questo modo si determima una soglia di sbarramento addirittura del 5,3 per cento. A denunciare la manovra, visto che i giornnali non sembrano dedicarvi molto spazio, è l’esponente socialista Raffaela Trequattrini con un intervento sulla mailing list del gruppo “Socialisti dopo Bertinoro.
”Ecco – scrive la Trequattrini – come si fa a mortificare la democrazia, come si eliminano le voci fuori dal coro, come si riesce a mistificare la realtà.
Il tema è solo apparentemente noioso e complicato. Parliamo della legge elettorale per le prossime elezioni regionali in Umbria.
Il fatto è questo: cambiando improvvisamente le carte in tavola (la precedente proposta era molto aperta e democratica), il Pd regionale ha presentato una bozza di legge elettorale che prevede, tra l’altro, quanto, segue:
– un listino bloccato di 6 persone + 1 (il o la presidente), che quindi non verranno scelte dagli elettori, ma dalle segreterie di partito;
– una soglia di sbarramento pari al 5,3 per cento per l’assegnazione degli altri 24 consiglieri.
Io considero questa come una vera e propria truffa, un modo per garantire a Pd e Pdl quei consiglieri che non otterrebbero mai, se dovessero far conto sui propri consensi.
Infatti il Pd, pur avendo perso circa il 10 per cento alle ultime elezioni, con questa legge manterrebbe gli attuali consiglieri.
Vorrei sottolineare che una soglia pari al 5,3 per cento non esiste in nessun’altra regione d’Italia”.
Da parte nostra una osservazione non marginale: la regione Umbria è anche al centro di inchieste che hanno fatto emergere preoccupanti intrecci tra politica e affari. Limitare “ope legis” le presenze politiche non è certo un contributo ad una maggiore trasparenza
DALL’UMBRIA LA CONFERMA CHE PD E PDL OPERANO ASSIEME PER LIMITARE IL PLURALISMO
Si vuole introdurre per le prossime elezioni regionali uno sbarramento del 5,3 per cento. In una regione toccata da inchieste che hanno fatto emergere preoccupanti intrecci tra politica e affari non è certo un contributo ad una maggiore trasparenza.

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