
L’11 settembre di 50 anni fa, in Cile, ci fu il colpo di stato militare di Pinochet, ispirato e sostenuto dagli USA, che abbatté il regime democratico con la violenza e bloccò le riforme sociali volute dalla sinistra e dal presidente Salvatore Allende, instaurando una dittatura feroce e sperimentando sul piano economico il liberismo della scuola di Chicago.
La tragedia segnò in Italia i sentimenti e le lotte di un’intera generazione di giovani di sinistra e indusse ad una riflessione profonda il PCI di Enrico Berlinguer che elaborò la strategia del compromesso storico, dell’alleanza tra tutte le forze popolari comuniste, socialiste e cattoliche necessaria , si pensava, per trasformare il capitalismo nella democrazia ed evitare che si ripetessero i fatti del Cile.
Fu un progetto politico avversato dagli americani e stroncato con l’uccisione di Aldo Moro.
Ora il Cile è guidato da un giovane presidente socialista Gabriele Boric che vuole un sistema sanitario pubblico, il salario minimo, pensioni dignitose e un’economia di mercato meno invasiva e brutale verso i ceti più deboli.
Ma il referendum sulla nuova Costituzione, che avrebbe dovuto correggere la precedente di stampo liberista del periodo della dittatura militare, è stato bocciato e alle elezioni ha prevalso una destra che si richiama esplicitamente a Pinochet ed è nostalgica del regime.
Pur nella grande differenza delle situazioni, gli eventi cileni ci parlano ancora, stabiliscono assonanze e analogie su cui riflettere.
Da noi, infatti, a distanza di quasi 80 anni dalla caduta del regime, la destra, che non riesce a condannare esplicitamente il fascismo e a riconoscersi pienamente nella Costituzione, guida il Paese e prova a costruire la sua egemonia culturale e politica.
È come se esistessero nella storia certe permanenze che nonostante gli enormi cambiamenti non si cancellano del tutto e continuano a segnare il presente in profondità.
La sinistra italiana che con troppa facilità ha deciso di abbandonare tutto il suo grande patrimonio di cultura politica e di insegnamenti derivante dal secolo scorso deve riflettere su questi fatti.
Sul piano politico il compromesso storico appartiene ad un passato sepolto per sempre ma della politica della sinistra del secolo scorso almeno tre punti dovrebbero ancora far riflettere e motivare l’impegno di un partito che vuole cambiare la società:
– la capacità del PCI di mantenere profondi legami con gli strati popolari;
– la capacità della sinistra in genere, politica e sindacale, di avere una propria e grande organizzazione diffusa sul territorio.
– la capacità di alimentare e rinnovare un pensiero critico del capitalismo dei suoi assetti economici e sociali in nome della giustizia e della lotta alle diseguaglianze.
A mio avviso, la sinistra attuale e il PD non avranno futuro e non troveranno più la forza di cui hanno bisogno senza ispirarsi e rivendicare la storia migliore della sinistra italiana del secolo scorso.
Enrico Rossi

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