• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Dagli amici mi guardi Dio, che dai nemici mi guardo io!

L’arresto di Valter Lavitola è la crepa definitiva in un sistema che da anni si regge su relazioni ambigue, amicizie di facciata e poteri che si proteggono a vicenda finché non esplode una bomba – letteralmente. L’imprenditore ed ex giornalista‑editore, Valter Lavitola, è stato portato in carcere dai carabinieri del Nucleo Investigativo con l’accusa di essere il mandante dell’attentato contro Sigfrido Ranucci, il conduttore di Report, colpito nell’ottobre scorso a Pomezia da un ordigno piazzato davanti alla sua abitazione. Una carica esplosiva vera, capace di devastare una villetta e mettere a rischio una famiglia.

di Angioletta Massimino | 11 Agosto 2026

L’arresto di Valter Lavitola è la crepa definitiva in un sistema che da anni si regge su relazioni ambigue, amicizie di facciata e poteri che si proteggono a vicenda finché non esplode una bomba – letteralmente. 

L’imprenditore ed ex giornalista‑editore, Valter Lavitola, è stato portato in carcere dai carabinieri del Nucleo Investigativo con l’accusa di essere il mandante dell’attentato contro Sigfrido Ranucci, il conduttore di Report, colpito nell’ottobre scorso a Pomezia da un ordigno piazzato davanti alla sua abitazione. Una carica esplosiva vera, capace di devastare una villetta e mettere a rischio una famiglia.

Ma la parte più oscena della vicenda non è l’ordigno: è l’amicizia. Perché Lavitola non era un nemico di Ranucci, non era un avversario, non era un soggetto ostile. Era un amico dichiarato, un uomo che lo invitava a cena nel suo ristorante, che compariva con lui in una foto pubblicata dal Riformista, che raccontava ai magistrati di aver conosciuto i suoi figli, di averlo frequentato spesso, di aver coltivato un rapporto ‘radicato’ e ‘sincero’.

Ranucci stesso lo definiva ‘un amico’, lo sentiva al telefono, gli rispondeva ai messaggi, lo difendeva persino in Commissione Vigilanza Rai quando gli chiesero conto di quella cena.

E mentre questa amicizia veniva ostentata, celebrata, mostrata come un legame umano e professionale, secondo la Procura di Roma Lavitola avrebbe fatto il sopralluogo sotto casa sua e poi avrebbe incaricato un intermediario di trovare un gruppo di esecutori per piazzare una bomba. Un commando vero, già arrestato a fine giugno: tre uomini e una donna, accusati di detenzione e uso di ordigno esplosivo, minaccia, danneggiamento, aggravanti mafiose. 

La misura cautelare firmata dal gip di Roma, nell’indagine coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi, contesta anche il metodo mafioso. E quando la magistratura usa quelle parole, significa che non si tratta di un gesto isolato, ma di un’azione strutturata, organizzata, con una logica criminale che punta a zittire chi indaga sui poteri reali del Paese.

Qui non c’è solo un attentato: c’è un tradimento!

C’è la dimostrazione che in Italia la minaccia non arriva dai nemici dichiarati, ma da chi si siede al tavolo con te, ti chiama ‘fratello’, ti manda messaggi affettuosi, ti abbraccia davanti alle telecamere.

È il cortocircuito perfetto tra potere, affari, informazione e violenza. 

È la conferma che la libertà di stampa non è sotto attacco da parte di chi ti contesta, ma da parte di chi ti sorride.

E allora il proverbio che apre questo articolo non è un ornamento: è la sintesi chirurgica di questa storia. 

“Dagli amici mi guardi Dio, che dai nemici mi guardo io”.

Perché qui non c’è un nemico che attacca: c’è un ‘amico’ che, secondo gli inquirenti, avrebbe pianificato un attentato. 

Ma la verità è ancora più feroce: qui non si tratta solo dell’amicizia che viene tradita, qui si tratta di un Paese che tradisce se stesso. Perché quando un uomo che ti chiama ‘amico’ viene accusato di aver ordinato un attentato contro di te, il problema non è l’amicizia: è il sistema che permette a certe figure di muoversi tra potere, affari, informazione e criminalità come se fossero stanze della stessa casa. 

È il sistema che tollera le zone grigie, che accetta le relazioni opache, che lascia proliferare i cortocircuiti finché non esplode una bomba. È il sistema che non reagisce, che non si indigna, che non si difende. 

E allora il proverbio non basta più: il nemico non è più quello che ti contrasta, ma quello che ti abbraccia. Non è quello che ti attacca frontalmente, ma quello che ti sorride mentre prepara il terreno per colpirti. Non è quello che ti critica, ma quello che ti invita a cena. 

Questo caso non è solo la storia di un attentato: è la radiografia di un’Italia che ha smesso di distinguere la lealtà dalla convenienza, la vicinanza dalla manipolazione, la fiducia dalla trappola. È la prova che la minaccia non arriva più dalla periferia del potere, ma dal suo salotto. È la conferma che la democrazia non viene ferita dai suoi avversari, ma dai suoi conviventi. 

E se oggi un ordigno esplode davanti alla casa di un giornalista e il presunto mandante è uno che fino al giorno prima cenava con lui, allora la domanda non è chi ha tradito l’amicizia: la domanda è chi ha tradito il Paese. Perché quando il potere diventa così intimo da potersi trasformare in arma, significa che non è più il potere a essere pericoloso: è la sua normalità. 

E quella, ormai, è la vera bomba che nessuno ha ancora disinnescato.

Angioletta Massimino

Pubblicato in : Editoriale

Info Angioletta Massimino

Siciliana, socialista e imprenditrice, scrive per passione, fa giornalismo come ricerca della verità e porta avanti l’editoria come attività imprenditoriale.
La sua formazione comprende studi classici, musicali, giuridici, sociologici e giornalistici.
Dal 1987 ha guidato la ‘Massimino Editrice’ e la Tipolitografia ‘Sicilmediterranea’, collaborando con Giuffrè, Giappichelli e Istituzioni accademiche.
La Sicilia è il centro del suo impegno: una terra ricca e capace, spesso relegata in un ghetto culturale e politico. Il suo lavoro nasce dall’esigenza di restituirle spazio e dignità.
Socialista per convinzione, ha fatto parte della Commissione Nazionale di Garanzia e del Consiglio Nazionale del PSI, contribuendo alla redazione di un’interrogazione parlamentare sul MUOS e alla stesura di un disegno di legge sullo stalking giudiziario.
Ha collaborato con diverse testate, tra cui Avanti! Online, I Nuovi Vespri, Il Faro sul Mondo, Il SudEst, PoliticaPrima, AKIS REGALE e La Giustizia.
Vive e lavora in Sicilia.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata
  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti