• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Daesh: cronologia di un conflitto

Una interessante analisi a cura di Danilo Turco sulla genesi del califfato che ha approfittato del caos in Iraq e della guerra civilei n Siria per conquistare un ampio territorio tra i due stati.

di Danilo Turco | 10 Gennaio 2016

Approfittando del caos in Iraq e della guerra civile in Siria, Daesh ha conquistato un territorio situato tra questi due Paesi opponendosi alla frontiera, un’eredità del periodo postcoloniale, che li separa. Il presunto califfato è costituito da un ampio territorio, i suoi confini sono fluidi e Daesh non è in grado di esercitare un controllo omogeneo su di esso. Dalle zone controllate in modo capillare (che sono territori a maggioranza sunnita), Daesh concentra i suoi attacchi verso terre fertili e/o dotate di giacimenti di idrocarburi funzionali al suo sostentamento e alla sua espansione.

La genesi. Nel 2011 Al-Qaïda in Iraq (AQI) decide di armarsi contro la brutale repressione del regime e di infiltrarsi. Il suo leader sunnita e iracheno Abou Bakr al-Baghdadi invia sul posto Abou Mohammad al-Joulani il quale, ritornato nella sua terra natia, crea un gruppo che organizza attentati suicidi diventando il movimento di guerriglia Jabhat al-Nosra (JaN), il “Fronte per la vittoria del popolo di Sham”.

Nel 2013 Al-Baghdadi annuncia che JaN è un prodotto di AQI, tuttavia al-Joulani aspira a essere autonomo in Siria e chiede la direzione centrale di Al-Qaïda in Pakistan che lo supporta. AQI decide di ritagliarsi un proprio feudo in Siria ribattezzandosi “Al-Qaïda in Iraq e in Levante (AQIL)” che assunse poi il nome di “Stato Islamico dell’Iraq e del Levante” (conosciuto anche come Isil o Isis o Daesh o Eiil). Daesh nel giugno 2014 si dedica al contrasto delle fazioni dell’opposizione armata siriana, tra cui JaN.

Nel 2012 Barak Obama ritira le truppe statunitensi dall’Iraq del Premier sciita Nouri al-Maliki. Molteplici sono le operazioni terroristiche lanciate da al-Baghdadi, il gruppo cresce rapidamente anche grazie al conflitto in Siria. Il 21 luglio 2012 vi è l’assalto alla prigione di Abou Ghraib con la liberazione di 500 detenuti. Cresce l’interesse per il “Levante”, cioè la Siria, oltre alle operazioni militari vi sono negoziazioni con le tribù sunnite in Siria e Iraq, umiliate dalle autorità di Damasco e dal Premier sciita al-Maliki. Questi sforzi per un riallineamento tribale spiegano il successo repentino di Daesh nel 2013. Le due importanti città siriane di Raqqa e Deir Ez-Zor cadono e l’emiro stabilisce la sua capitale a Raqqa. Il 30 dicembre 2013, grazie alla complicità delle tribù, vi è la conquista della città di Falloujah da parte di Daesh. Nel giugno del 2014 vi è l’espugnazione di Mossoul e il giorno 29 del medesimo mese il (presunto) “califfato” si insedia.

Il “califfato” rispecchia una mentalità condivisa da al-Baghdadi e non solo. Dopo la morte del profeta Maometto nel 632, le elite musulmane designano come suo successore il suo migliore amico e parente Abou Bakr che assunse il titolo di “khalifa” (successore) il quale, in qualità di “ombra di Dio in terra”, pretende un’obbedienza incondizionata. Questa obbedienza senza pari, come per bin Laden, ha fornito ad al-Baghdadi una autorità tale da esigere un giuramento di fedeltà da parte di al-Zawahiri, capo di Al-Qaïda il quale tuttavia rifiutò. Nonostante i due, per tale controversia, siano diventati acerrimi nemici, Daesh sfrutta ancora l’immagine di bin Laden e dei martiri, legittimando in questo modo il legame tra i due gruppi.

Margaux Schmit, nell’articolo “Daech – Syrie – Irak – Kurdistan irakien” pubblicato il 3 gennaio 2016 su Diploweb.com, evidenzia come sin dal 2014 il bottino di guerra di Daesh sia passato da circa 800 milioni a 2 miliardi di dollari di cui:

– un miliardo di dollari deriva dal petrolio siriano e iracheno;

– 430 milioni di dollari derivano dalla depredazione delle banche di Mossoul e del Consiglio provinciale;

– 100 milioni di dollari scaturiscono dalla contraffazione di valuta e banconote deprezzate

– 40 milioni di dollari derivano dal traffico di opere d’arte depredate dai musei iracheini.

Daesh, pertanto, è considerato da Margaux Schmit la più ricca organizzazione terroristica del globo. Esso capitalizza sulla situazione irachena, un frangente aggravato dall’intervento militare americano del 2003 e che ha avuto tra le sue conseguenze l’aver dato potere alla compagine sciita. Tale gruppo islamista funge da catalizzatore per un’antica aspirazione: il riallineamento della maggior parte delle popolazioni sunnite in Iraq e in Siria mediante la costituzione di uno Stato transfrontaliero, liberatore dall’umiliazione coloniale e dall’eretica idolatria degli Stati nazione. Tra gli obiettivi vi sarebbe anche la volontà di restituire dignità ai sunniti, inclusi gli ex quadri del partito Baath.

Popolazione shiita

Alla lotta contro Daesh si aggiunge la strumentalizzazione del conflitto siriano divenuto in parte, sia in Iraq sia in Siria, una sorta di guerra per procura in cui, in un’ottica di breve periodo, gli aiuti al regime siriano sarebbero considerati da alcuni come un male necessario funzionale alla lotta contro il terrorismo islamista, prima di avviare un qualsiasi eventuale piano di riforme per una transazione democratica in quei territori. Tuttavia, se Bagdad ed Erbil si accordano su una logica politica di matrice occidentale, il regime siriano di Bachar al-Assad se ne distacca. Per l’Occidente sostenere il regime in Siria diviene pertanto impossibile, poiché anche il regime siriano rappresenta una minaccia per la libertà e la democrazia. Di conseguenza spetta ai ribelli dell’Armata Libera Siriana (ASL), priva di un autentico corpo politico, l’arduo compito di rovesciare il regime di B. al-Assad e di lottare contro Daesh. Entrambi questi obiettivi però, dipendono anche da alleanze internazionali diplomatiche e militari che coinvolgono necessariamente attori esterni.

Il numero di uomini di cui dispone Daesh è difficile da stimare a causa della sua costante evoluzione.  Alcuni esperti stimano che la metà delle reclute non provenga dall’interno della regione, tuttavia il rapporto ONU 2015 stima 25000 combattenti stranieri tra i ranghi di Daesh. Secondo un rapporto di Soufangroup pubblicato nel 2015, l’ammontare dei “Foreign Fighters” oscillerebbe tra 27000 e 31000. Il 3 agosto 2015, Airwars, un gruppo di monitoraggio investigativo formato da giornalisti, ha pubblicato una relazione secondo cui il numero dei civili uccisi dai bombardamenti aerei fatti dalla coalizione in Siria e in Iraq tra il 23 settembre 2014 e il 30 giugno 2015 oscillerebbe tra 459 a 1086. Il 3 novembre 2015 le Nazioni Unite contavano in Siria 4.29 milioni di rifugiati e 8 milioni profughi. In Iraq l’UNHCR ha recensito 1.9 milioni di profughi interni.

L’Occidente e le Monarchie del Golfo. La Coalizione nazionale siriana (CNS) fu fondata dagli occidentali anti-Assad nel dicembre 2012, durante la quarta conferenza degli “Amici del popolo siriano”. CNS è considerata da alcuni Paesi come il solo rappresentante del popolo siriano, tuttavia questo sostegno occidentale, tipo di sostanzialmente diplomatico, non ha mai consentito a CNS di erigersi a una reale alternativa rispetto al regime politico attuale. I finanziamenti e le forniture d’armi sono insufficienti e gli USA hanno ufficialmente rifiutato l’opzione militare in seguito all’attacco con armi chimiche contro la periferia di Damasco avvenuto nell’agosto 2013.

Gli Stati Uniti, diversamente dalla strategia adottata in seguito agli attentanti dell’11 settembre 2001, puntano a una guerra a distanza basata su bombardamenti aerei. A Washington manca la volontà politica di inviare truppe di terra, limitandosi ad una strategia di contenimento bombardando le zone controllate da Daesh e supportando i gruppi ribelli moderati in Giordania. Diversamente dalla Francia, che nel settembre 2015 decide di ricorrere, in un’operazione in Medio-Oriente, alla controversa nozione di “legittima difesa preventiva”, la politica “Pivot vers l’Asie” dell’Amministrazione Obama si focalizza sul Pacifico. La “legittima difesa preventiva” a differenza della classica legittima difesa (articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite) giustifica la risposta sulla base di una semplice minaccia e non di una effettiva e/o imminente aggressione armata. Nella fattispecie del caso siriano, in seguito a informazioni concernenti una potenziale minaccia d’attentato in Francia e senza sollecitare l’autorizzazione di Damasco, lo Stato francese si concede la possibilità di bombardare. Tali bombardamenti si collocano però in quadro del tutto diverso rispetto a quello dell’Iraq dove la Francia ha iniziato i bombardamenti il 19 settembre 2014 su richiesta di rinforzi da parte del governo iracheno nel contrasto contro Daesh.

Il conflitto siriano produce effetti anche su quello in Ucraina. Le autorità ucraine temono che la Russia sfrutti la crisi siriana per spostare l’attenzione dall’Ucraina e che l’Occidente baratti la cooperazione di Mosca in Siria con le sanzioni contro la Russia. Inoltre Riyad ha intravisto nella crisi siriana l’opportunità di indebolire l’Iran (a maggioranza sciita), principale alleato in Medio-Oriente del regime di Assad. Arabia Saudita e Qatar hanno pertanto incrementato le forniture di armi alle brigate dei ribelli e vi è stato anche una crescita delle donazioni private e dell’attivismo degli sceicchi salafiti in Kuwait. Gradualmente i finanziatori del Golfo hanno sostenuto dei gruppi sempre più estremisti come il fronte al-Nosra e la brigata Ahrar al-Sham, vicini ad al-Qaïda. Inoltre la Turchia, nemica del regime di B. al-Assad, ha fatto passare sul suo territorio le reclute di Daesh.

L’Oriente, l’alleanza sino-russa e la Turchia. Russia e Cina sono ambedue membri del Consiglio di Sicurezza dell’ONU ed entrambi hanno osteggiato dei progetti di risoluzione ostile a Damasco. La Russia supporta l’armata siriana con motivazioni di diversa natura tra cui:

– quelle economiche, dato che il regime di Assad è un vecchio cliente dell’industria di difesa russa;

– quelle militari, poiché il porto di Tartus costituisce l’ultima base militare russa nel Mediterraneo;

– quelle ideologiche dell’autoritarismo (condiviso) e della figura del capo che rinforzano Vladimir Putin sulla scena nazionale e internazionale, dal momento che  il Cremlino non apprezzò l’intervento NATO in Libia nel 2011 che terminò con il rovesciamento di Gheddafi un alleato della Russia.

Le operazioni russe del settembre 2015, all’interno del quadro del Centro di coordinamento antiterrorista sviluppato a Bagdad da Russia, Siria, Iraq e Iran in seguito ad una richiesta ufficiale del regime di Damasco, evidenziano la strategia di Putin che punta ufficialmente a difendere la sovranità degli Stati contro qualsiasi tipo di influenza esterna, al fine di garantire un’applicazione del diritto internazionale non a geometria variabile.

Infine vi è la Turchia di Erdoğan che si sente minacciata dal messaggio ideologico jihadista che va ad intrecciarsi con la politica neo-ottomana del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo AKT. Questo partito tenta di strumentalizzare una situazione aggravata dall’attentato di Ankara del 10 ottobre 2015 al fine di beneficare di nuove votazioni per recuperare la sua maggioranza in Parlamento. Tuttavia Daesh minaccia gli alleati curdi iracheni di Ankara e costituisce un canale di rifornimento petrolifero a costi vantaggiosi per la Turchia. Le esazioni dei jihadisti incrementano il numero dei rifugiati in Turchia e impongono un’importante mobilitazione dell’esercito lungo la frontiera siriana, due conseguenze non prive di costi economici. Tuttavia la presenza di Daesh consente alla Turchia anche di occupare il rivale Iran e di indebolire Iraq e Siria, attori statali con cui ha difficili rapporti.

Califfato Daesh

Pubblicato in : Primo pianoTag: 2011, banche, barak obama, cina, conflitto, costi, costituzione, crisi, daesh, democrazia, francia, gheddafi, governo, iran, iraq, ISIS, libia, medio oriente, movimento, nato, natura, nazione, obama, siria, terrorismo

Info Danilo Turco

Danilo Turco, ha studiato presso l’Università degli studi Roma Tre, conseguendo la laurea triennale in Scienze politiche (Studi storico-politici) e in seguito a laurea magistrale in Relazioni internazionali (percorso: Pace, guerra e sicurezza). Ha terminato gli studi universitari con la Tesi di ricerca “Politiche di inclusione in Europa – Frontiere territoriali e confini culturali, presso la cattedra di Sociologia delle relazioni interculturali. Ha frequentato il corso Inclusivité (2014) a cura di Marina Zuccon, ingénieure d’études presso “L’École des hautes études en sciences sociales” (EHESS) di Parigi con borsa di studio del Dipartimento di Scienze politiche dell’Università Roma Tre. Nel 2010-2011 ha realizzato la Schuman Scholarship European Parliament.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Marzio Siracusa

    7 Gennaio 2016 alle 11:44

    ” Per l’Occidente sostenere il regime in Siria diviene pertanto impossibile, poiché anche il regime siriano rappresenta una minaccia per la libertà e la democrazia. “. Invece di queste banalità da oratorio perché non ci si chiede se per l’esistenza di Israele siano più pericolosi i sunniti o gli sciti, e da lì far risalire la ricostruzione degli avvenimenti siriani e irakeni, le guerre del Golfo, il terrorismo dello pseudo califfato, ecc.ecc. Invece di Israele, che è protagonista e convitato di pietra a se stesso, non si parla mai. Questa ricostruzione ricostruisce poco o nulla.

    Rispondi

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgia, credimi: pace impossibile con la jihad
  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata
  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti