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Da Treviso a Siracusa Renzi solletica la provincia

di Fabrizio Binacchi | 9 Marzo 2014

Matteo Renzi ha subito scelto il rapporto con la provincia e con il territorio per mandare segnali di cambiamento ma prima ancora per alimentarsi di carica popolare. Anche a rischio di contestazioni e critiche, di pulsioni singolari e interpretazioni malevole.

renzi_siracusaChe il paragone non risulti azzardato o poco consono, ma come dice un mio illustre collega e già caporedattore de Il Giorno ai tempi della finestra sul mondo al secolo Renzo Dall’Ara, esperto in riso e vini, conche e navigli, in fondo anche Gesù scelse la provincia per venire al mondo. Non Gerusalemme ma Betlemme, non un palazzo ma una stalla. E’ cresciuto a Nazareth, in un paese di provincia, e non nel capoluogo o nella capitale. Insomma il riscatto della provincia. E la provincia, per i leader e per i generali, per i condottieri e per i condotti, ha sempre fatto la differenza. Al netto dei confronti azzardati e più per citare che per celebrare veniamo all’oggi. Matteo Renzi, presidente del Consiglio dei ministri da due settimane o poco più, ha subito scelto il rapporto con la provincia e con il territorio per mandare segnali di cambiamento ma prima ancora per alimentarsi di carica popolare. Anche a rischio di contestazioni e critiche, di pulsioni singolari e interpretazioni malevole. Appena ottenuta la fiducia Renzi è andato a Treviso, marca trevigiana, veneto leghista, scuole e imprese per parlare chiaro ai due comparti più delicati della società: chi s’affaccia al mondo imparando ed apprendendo e chi quel mondo deve alimentare e conservare come il settore produttivo. Così ha fatto qualche giorno fa andando a Siracusa, dall’estremo nord del Paese al sud del sud, all’angolo più  meridionale della Sicilia che cerca equilibrio e riscatto. Al di là della strategia politica c’è tutto un fiorentino di Pontassieve come Matteo Renzi in questo ricercare il contatto e il dialogo con le popolazioni della provincia come ponte vero tra amministratori e amministrati, tra governo e governati. Anche col rischio di rasentare il culto della personalità. Non solo forma o strategia ma anche contenuto di cambiamento e di obiettivo. Dove impari meglio i problemi della gente? In un salotto romano tipo La Grande Bellezza, alla buvette della Camera o nel corridoio d una scuola materna, elementare media di Siracusa con tutto quel che ci sta dentro e attorno? E’ ovviamente una domanda retorica. Dove capisci meglio i problemi dei produttori di divani o di lavatrici, in una fabbrica del Veneto o del Friuli o attorno ad un tavolo, mediato e mediativo, nei cosiddetti palazzi romani? Le province verranno superate nella riforma dei poteri dello Stato come ente di governo e amministrazione, ma la provincia intesa come tessuto connettivo del territorio ha il ruolo centrale in ogni azione di governo centrale. Renzi ha fatto bene a cominciare da queste due tappe della provincia estrema. Renzi fa bene a trasformare le vecchie visite dei capi di governo o dei ministri che si ricordano per tagli di nastri e lunghe cerimonie protocollari in incontri operativi, dove le parole pronunciate hanno lo stesso peso delle parole ascoltate, dove non prevale il non detto o le mezze allusioni ma dove si da pane al pane e vino al vino. Il confronto anche crudo e anche duro, come può avvenire in una assemblea di condominio o in una riunione di fabbrica, in un dibattito persino in osteria. E questo viene meglio in provincia che nella Capitale. Verrebbe da dire che molta provincia italiana è già più europea di tanti capoluoghi e capitali. L’aria di Pontassieve può fare anche questo: stabilire che l’aria di provincia può aiutare la mitica Roma a stare con i piedi per terra.

Pubblicato in : CornerBlog

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. mario rossi

    10 Marzo 2014 alle 03:00

    Bisogna cambiare la sede della capitale , non più roma ,ma altrove.

    Rispondi

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