
Beh, cominciare la giornata con una buona notizia è un bel segnale.
Cominciare la giornata con una buona notizia che arriva dagli USA vale doppio.
Se poi questa notizia arriva da New York, riguarda la elezione di un ragazzo figlio di immigrati sia pure privilegiati a sindaco della grande Mela, é addirittura entusiasmante.
Se infine la vittoria del nuovo sindaco dal nome semplice e pulito, Mamdani, é arrivata a dispetto degli anatemi del presidente eletto degli Stati Uniti che sta facendo strame del mondo e degli stessi USA c’è da celebrare il fatto come rivoluzionario.
Da celebrare tuttavia solo quanto basta e mettersi al lavoro.
New York è notoriamente l’eccezione nel corpo sociale statunitense.
Aperta, anticonformista, saldamente installata sul crinale che anticipa e inventa il futuro del mondo, crogiuolo di razze e popoli, custode degli anticorpi della libertà, della giustizia e della democrazia, del sogno americano quando tutto questo altrove sembra morire.
É la coscienza dell’America, quella che alla fine ti riconcilia con essa nonostante le derive liberticide, le manie imperialiste, la tracotanza dei magnati e plutocrati che, guarda un po’ sono tutti radicati proprio nel suo tessuto, nei suoi grattacieli, nei suoi alberghi e locali…
Per questo è un buon segnale l’elezione di un sindaco che dichiara di essere un democratico socialista e che chiama alla rivolta gli ultimi avvalendosi del sostegno dei primi, giovani, ragazze e ragazzi, intellettuali e ricchi borghesi che han vivo il senso della propria storia in uno con la storia del loro Paese.
New York è da sempre la coscienza critica dell’America più profonda.
Questa invadeva il Vietnam, Lei scendeva in piazza e intonava le canzoni di protesta dei suoi menestrelli e declamava i versi dei suoi poeti e guardava i film dei suoi registi e sventolava le inchieste dei suoi giornalisti.
Quella distruggeva la democrazia in Cile, pilotava la morte di Salvator Allende e Lei accoglieva l’urlo dei giovani e delle donne che erano costretti a fuggire.
Quella invadeva l’Afghanistan, si ergeva a gendarme feroce del mondo e Lei la sbeffeggiava e chiamava alla mobilitazione il mondo intero.
Quella lanciava anatemi contro i “diversi” gli “immigrati” gli “sconfitti” e Lei li portava nell’empireo delle arti e del governo.
Quella esecrava i Musulmani, Lei li accoglieva.
Quella esaltava le mire violente del governo di Israele, Lei le esecrava…
Anche oggi New York ha risposto come sa alle terribili derive che stanno trascinando gli Usa verso orizzonti di totalitarismo, di guerra totale, di militarizzazione della sua economia e del mondo intero.
É andata in rotta di collisione con il cerbero che ha azzannato il mondo con le sue fauci fameliche, consapevole della sua forza radicata in una civiltà che non può essere violata, negata, né barattata con le derive autoritarie che dominano il pianeta intero, pur se esse sembrano avere la meglio. Anzi proprio per questo.
New York ha dato il segnale, un formidabile segnale. Adesso sono le città del mondo a doversi svegliare e mettere alle corde i propri governi autoritari, rifiutate la militarizzazione della società, negare ogni pur muto consenso alla distruzione dei diritti degli uomini, ovunque essi si trovino, riaffermare il primato delle istituzioni internazionali, ribellarsi all’economia di guerra, creare un contropotere che abbatta il monopolio di magnati, oligarchi e ipercapitalisti che stanno strozzando il mondo.
Insomma il sindaco Mamdani ha issato lo stendardo della rivolta, New York lo ha fatto suo, adesso inizia il duro lavoro quotidiano per affermare la realtà negata, rimettere in piedi l’umanità violata, impedire alla marea autoritaria di soffocarla.
Spetta agli altri, a tutti gli altri, a ciascuno di noi il compito di ribellarsi, rifiutando prima di tutto l’illusione di coltivare la propria tranquillità, di blindare il proprio residuo benessere o tornaconto e rifiutando la tentazione di restare neutrali seduti sulla riva del fiume ad aspettare gli eventi che per forza di cose finiranno per travolgerci.
Quello giunto da New York rimane un segnale.
L’enorme ventre molle del corpaccione americano non è detto che avverta la scossa ed anzi essa può suonare come avvertimento di pericolo per il potere che ha già dimostrato di sentirsi al di sopra di ogni limite. Limite della legge, limite del Congresso, limite del buon senso addirittura, limite della democrazia e dei suoi istituti prima di ogni cosa. E la reazione potrebbe essere esattamente di segno opposto a quello arrivato da New York.
Il potere tecnologico, economico e finanziario, che sta dietro l’attuale inquilino della casa bianca non mollerà la presa.
Quel che sta succedendo a Gaza ed in Cisgiordania, in Ucraina e, in forma ancora latente, nel Mar Baltico, nell’ Africa sub sahariana, nell’Oceano indiano e nel Mar Cinese Meridionale, all’orizzonte di Taiwan ed in America Latina, in Europa ed ai confini della Russia, risponde ad una visione del mondo omologata da quel potere che intende disporre del pianeta e governare il mondo dopo essersene impadronito.
Le tre teste del Cerbero, tutte conquistate al mito del potere senza limiti e scadenze e che travalica gli stessi capi al vertice degli imperi si muovono all’unisono e non si faranno male.
Non vi sarà nessuna terza guerra mondiale. La minaccia nucleare, la ripresa dei test nucleari rispondono al nuovo ordine globale, quello imposto dal cerbero e dalle sue tre teste che azzannano popoli e governi laddove non si pieghino ai loro diktat.
Non è la terza guerra mondiale nel futuro dell’Umanità ma la militarizzazione del mondo e la proliferazione dell’economia di guerra chiamata a sostituire il vecchio consumismo ormai con il fiato grosso.
Ecco perché il segnale di New York è solo un segnale, sia pure fondamentale, che stigmatizza ed esalta la terribile portata delle derive che ci stanno travolgendo.
La speranza che da New York arriva riguarda gli anticorpi contro tali derive.
Inesistenti o distrutti e schiacciati negli altri imperi, in Occidente essi sono ancora ben saldi.
E dunque si può pensare che il disegno suprematista e autoritario perseguito dai poteri economici, finanziari, tecnologici possa crollare proprio in Occidente.
Sempre che la gente comune, il popolo, si renda conto che il proprio futuro non è nei bonus e nell’assistenzialismo condito di lotterie e tanto meno nelle frustrazioni cariche di odio ma nella responsabilità delle proprie scelte.
Mamdani, il nuovo sindaco di New York, arrivato dall’Asia, lo ha detto bene.
Adesso tocca a noi.
Antonio Corvino

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