Corrado Formigli, condannato a pagare 7 milioni (giá 14 miliardi di lire!) per un servizio sulle performances della Mito ad Annozero, fa alcune considerazioni sulla libertá di critica e (in certi casi) sui rischi che si corrono.

Naturalmente sul mio servizio si può dissentire. Ma quale principio democratico afferma una sentenza che contesta non il fatto raccontato, bensì l’incompletezza dell’informazione in questione? In sostanza Fiat sostiene (e il giudice accoglie) che non puoi parlare della sportività di un’auto senza citare anche l’ampiezza del suo bagagliaio, la qualità delle sue finiture e la comodità del suo abitacolo. Insomma, se dici che un’auto è più lenta di un’altra (dato, insisto, mai contestato da Fiat), devi anche aggiungere che in compenso è bella spaziosa. Con tanti saluti al diritto di critica e di scelta del terreno del confronto.
Questa sentenza è un atto di intimidazione nei confronti di chi si azzarda a criticare un prodotto industriale. Nell’era della crisi globale, quando crescita e competitività diventano fattori cruciali per il futuro di un paese, una stampa orientata più ai consumatori che ai produttori è non solo necessaria, ma utile a stimolare le imprese. La domanda è: in Italia questo giornalismo libero di confrontare e criticare un prodotto ce lo possiamo ancora permettere? O questi sette milioni di euro stabiliscono il limite oltre il quale non ci si può spingere? In Italia, guardando la tv o leggendo le riviste specializzate, tutte le auto sono belle, comode e veloci. Ma è sufficiente guardare un programma della Bbc (per esempio il mitico Top Gear) per rendersi conto di quanto lontano si spinga nel mondo anglosassone la facoltà di critica.
In Italia può esercitare il ruolo di perito indipendente del tribunale chi riceve finanziamenti da una delle parti: nel mio caso è successo per ben due dei tre consulenti indipendenti, i quali hanno ammesso di fronte al giudice che i rispettivi istituti ricevono finanziamenti da Fiat. Eppure sono rimasti tranquillamente al loro posto. Difficile per un giornalista, solo di fronte a questa condanna immensa, immaginare di continuare a esercitare il proprio diritto di critica. Chi parla male di un’auto Fiat, in Italia paga. Questa è la morale, questo deve sapere chi si appresta a fare il nostro mestiere.
Corrado Formigli

Signor Formigli, lei ha tutta la mia solidarietà. Il paese è semi libero, lo sappiamo da molto tempo e non mi stupisco. Naturalmente si può non condividere la sua opinione, ma mai condannarla in questo modo. Fiat ricorda anche Juventus e tutti quei campionati dubbi che ha vinto per propaganda. Si ricordi, ad esempio la finale di Coppa Campioni contro l’Ajax dove i giocatori presumibilmente erano drogati fino ai capelli e il PM Guariniello, trovò davanti a se ostacoli insormontabili per giungere alla verità. Sì, non siamo anglosassoni, non è una colpa, ma dimostriamo i nostri grandi limiti nella libertà di stampa. Quindi della libertà dell’ individuo.
Gentile sig. Formigli,
se i fatti son quelli che Lei ha esposto nell’articolo non posso far altro che esprimerLe tutta la mia solidarietà, anche se non apprezzo certo modo di fare giornalismo.
Mi permetto di segnalare alla Sua cortese attenzione due autori che di GIUSTIZIA nella loro vita si sono occupati e ne hanno anche scritto pagine memorabili: Alessandro Manzoni (autore della “Storia della colonna infame”) e Leonardo Sciascia (fustigatore di certa magistratura esibizionista, molto chiacchierona e soprattutto inconcludente).
Ora che sa come ci si sente ad essere ingiustamente condannato, un pensierino lo rivolga a tutti quei poveri cristi che hanno avuto la sventura di finire nelle patrie galere senza aver commesso alcun reato e per somma sventura hanno perso anche la vita.
Buona lettura e soprattutto buon lavoro.