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Crisi finanziaria e politica: Italia apatica e incapace

Col debito pubblico in crescita fino a 3200 miliardi e il suo pessimo rapporto col Pil, sintomo di economia che cresce poco e produttività debole, si capisce bene perché i risparmiatori italiani preferiscano (oltre mille miliardi) mettere i propri soldi nelle gestioni patrimoniali.

di Vincenzo Donvito | 20 Agosto 2026

Col debito pubblico in crescita fino a 3200 miliardi e il suo pessimo rapporto col Pil, sintomo di economia che cresce poco e produttività debole, si capisce bene perché i risparmiatori italiani preferiscano (oltre mille miliardi) mettere i propri soldi nelle gestioni patrimoniali. E perché le emissioni di Btp siano prese d’assalto, con lo Stato che li stimola, come nel caso del Btp Sì che è stato basato sulla combinazione di un tasso fisso minimo garantito che può solo essere rivisto al rialzo, 

Del resto – inflazione persistente e crescente fabbisogno di capitali per lo sviluppo dell’Ai – i rendimenti dei titoli di Stato sono in crescita in tutto il mondo.

A cui ben si è allineata l’Italia vista la sua necessità sfrenata di capitali per finanziare le politiche più o meno elettorali (bonus di ogni tipo) e di consolidamento e reintroduzioni dei monopoli (dove l’Opas di Poste su Tim è solo la più evidente/eclatante).

Insomma, lo Stato favorisce la sua crescita/controllo facendosi prestare i soldi dai risparmiatori, piuttosto che creare condizioni perché questi ultimi investano nei settori privati. Come sarebbe se le riduzioni del peso fiscale di consumatori (per far consumare di più) e imprese (per far migliorare le esistenti e crearne delle nuove), non fosse solo uno slogan delle feste di partito che in questi giorni si moltiplicano nella Penisola. 

Non è un caso, infatti, che, mentre i consumatori hanno sempre meno potere d’acquisto e le retribuzioni ferme, le imprese di ogni tipo, quando non chiudono, languono col cappello in mano verso lo Stato.

Vivere alla giornata, senza un piano industriale e politico. E’ questa la fotografia del nostro potere esecutivo. Con l’aggravante che la quasi totalità delle opposizioni replica con altrettanti slogan in cui l’economia è altrettanta, pur se apparentemente diversa, sudditanza al potere politico di turno.

Vincenzo Donvito

Pubblicato in : Editoriale

Info Vincenzo Donvito

Vincenzo Donvito, giornalista classe 1953, è fondatore ed animatore di Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), della quale è Presidente.

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