Il potere sta a Bruxelles, e per smuoverlo basta una parte della combattiva determinazione che è stata dimostrata negli anni dagli agricoltori europei.

Prima che si innesti qualche forma di maltusianesimo del tipo “abbiamo troppi pensionati, togliamogli le cure sanitarie così muoiono prima” “utilizziamo gli immigrati finchè sono giovani e sani, ma neghiamogli i diritti di cittadinanza così se ne tornano la loro paese quando sono vecchi e malati”, sarebbe bene progettare qualche azione non parcellizzata sulle singole rivendicazioni locali.
Il problema è generale, e deve avere una risposta generale. Che sta persino scritta nelle regole della UE non abbastanza studiate dalle sinistre e dai sindacati europei, chiusi nelle loro logiche nazionali.
Le norme sulla tutela della concorrenza sono state introdotte dalle lobby industriali per combattere gli aiuti di stato nelle economie deboli e avere piena libertà di azione alle loro iniziative, ma in nome di un principio generale che può essere rivendicato dal sindacato e dalla sinistra per dichiarare illecita la concorrenza dei sistemi industriali con bassa o nulla protezione sociale. Le regole della concorrenza non valgono solo per il capitale, ma anche per il lavoro, che ha lo stesso diritto alla tutela europea.
Si tratta di impostare azioni collettive per rivendicarle, sul piano giuridico (c’è un commissario alla concorrenza, ci sono anche apposite istituzioni con poteri sanzionatori), e sul piano politico. Basta coi fiacchi cortei romani delle categorie e delle confederazioni, per lo più divise tra di loro: a Roma non possono fare nulla, e certo non possono dare contributi per mantenere posti di lavoro antieconomici. Il potere sta a Bruxelles, e per smuoverlo basta una parte della combattiva determinazione che è stata dimostrata negli anni dagli agricoltori europei, le cui produzioni, a rigore, sono più costose di quelle d’importazione, ma che hanno saputo farsi valere. Finchè non vedremo grandiosi e colorati cortei invadere Bruxelles e Strasburgo, con alla testa i parlamentari europei che finalmente possono dimostrare di servire a qualcosa, possiamo solo rinchiuderci nell’impotenza delle lamentazioni senza seguito dei nostri convegni in cui si gioca a chi le spara più grosse.

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