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Criminalità e narcotraffico. Leggi e non solo repressione. Organizzarsi per la riduzione del danno

di Vincenzo Donvito | 16 Luglio 2018

La lotta alla droga non è da tempo una lotta contro i consumatori o le sostanze in sé. Se escludiamo alcuni fanatici (molto politici) che credono che i consumi (e i risvolti sanitari) di droga si combattono vietando queste sostanze, situazioni ed esperimenti in corso in varie parti del mondo (Usa e Canada in prima fila) ci indicano un metodo diverso: la legalizzazione di quelle sostanze oggi vietate. E che, proprio perché vietate, sono oggi delle bombe sanitarie (procacciamento da parte di consumatori di ogni tipo, dipendenti inclusi), sociali (grossi e irrisolvibili problemi di emarginazione negli specifici contesti di consumo e spaccio), politici (governi locali e non solo, in varie parti del mondo, si reggono con il denaro dei trafficanti), economici (l’economia sommersa della grande criminalità organizzata che gestisce i traffici transnazionali, internazionali e nazionali, domina ovunque, e il nostro Paese è uno dei principali hub per l’Europa).
Non stiamo scrivendo niente di particolare ricordando questi aspetti. Ma c’e’ un fatto di cronaca di oggi che – per chi ancora ne avesse bisogno – può servire a far riflettere. Nella Locride (Calabria, terra di dominio della ‘ndrangheta) è stata fatta una scoperta “nuova”: un bunker, di quelli che abitualmente vengono creati ed utilizzati per nascondere i latitanti delle organizzazioni criminali, è stato scoperto e dentro c’era una coltivazione indoor di cannabis (1) che sicuramente non serviva per il consumo personale del proprietario dei locali. Un novo tassello da aggiungere alla diffusa fantasia che la criminalità utilizza per procacciarsi, gestire e smerciare la propria materia prima, la droga illegale. Quindi non più l’armadio nella camera (magari a casa dei genitori presunti ignari) del piccolo consumatore, presunto piccolo spacciatore. No. Ma un sistematico uso razionale delle proprie infrastrutture, in periodo – probabilmente – di mancanza di
affiliati della loro banda da custodire lontani dagli occhi delle autorità. Uso razionale, in modo che nulla vada lasciato in attesa, e usato alla bisogna in modo troppo costoso. Business is business. Strano che non ci avevano pensato fino ad oggi, ma l’evoluzione dei mercati, dei controlli, della domanda e dell’offerta delle loro merci, porta allo sviluppo di creatività, fantasia, calcolo, razionalità.
Una vicenda che fa entrare ancora di più le azioni della malavita nella nostra quotidianità: quel che ci accade e che facciamo tutti i giorni ha sempre un possibile uso e e risvolto a fini criminali, e cosa di meglio che non utilizzarlo nell’ambito del mercato più fiorente e redditizio che in questo momento quasi tutto il mondo mette a disposizione della piccola e della grande criminalità? ‘ndrangheta nel nostro caso, che è tutt’altro che piccola? Perché la limitata produzione di questa specifica coltivazione (il bunker scoperto è di 25 mq), comunque un mercato ce l’ha, foss’anche solo quello della piazzetta del vicino paesello. Cose che capitano quando la domanda è molto alta e gli offerenti – giocandoci con metodi anche di raffinato business – sono in grado non solo di soddisfare, ma anche di crearla ed alimentarla ad arte lì dove magari è ancora un po’ limitata.
Tutto questo non accadrebbe che se la cannabis fosse legalizzata. Niente di stratosferico nello specifico. Ma, visto che, in spazi così limitati (25 mq), ancora non hanno valutato la creazione di laboratori per le droghe di sintesi (MDMA) (e potrebbero farlo…), e che è impossibile coltivarci papaveri da oppio, cosa di meglio di una coltivazione indoor di cannabis: aspetti tecnici facili, semplici ed economici, sicurezza altrettanto semplice (il bunker dei latitanti….), zone impervie (è noto che la Calabria è terra di controllo al metro quadro del territorio da parte della ‘ndrangheta).
E cosa succede, come reazione e azione da parte dell’autorità, legislativa/esecutiva e di polizia? Per quest’ultima, non può fare altro che ciò che le compete: qualche giretto in più in zona e un tassello in più nelle loro statistiche periodiche. Per la prima (l’autorità legislativa ed esecutiva), probabilmente si tratterà di routine, da aggiungere ai numeri che sciorineranno nei prossimi interventi in Parlamento per dimostrare la loro efficienza e per continuare a tuonare che, visti i mirabolanti risultati di sequestri in crescita, bisognerà intensificare il cammino intrapreso (2). E le varie bande criminali (transnazionali, internazionali, locali e che gestiscono storie come quella del nostro bunker della Locride) continueranno a ringraziare per la continua e costante occasione loro fornita nel lucroso business.
Visto che è umanamente, socialmente e scientificamente impossibile agire sulla domanda (i consumatori -3) , perché non si agisce sull’offerta? Perché non si leva alla malavita la gestione di un prodotto che – vista la loro natura, struttura, propensione e avidità di facili e immediati guadagni – non può che essere un prodotto illegale? E’ probabile che col tempo, quando e se gli avremo levato la gestione di cannabis, prodotti di sintesi chimica, derivati dall’oppio (4), la malavita si organizzerà per altri e nuovi prodotti che diventeranno merce del loro business (5). Ma intanto – noi del “mondo legale” – godremo di un periodo in cui, grazie al colpo inferto con la legalizzazione, la malavita sarà un po’ sbandata e in fase di riorganizzazione; periodo in cui, anche grazie all’esperienza acquisita sul campo, noi del “mondo legale” saremo più bravi ed esperti nell’affrontare nuove sfide e nuove emergenze.
Perché – se ancora qualcuno non lo avesse compreso – la lotta alla droga e ai vari “mali” della nostra società, è senza sosta. In merito, consigliamo vivamente di diffidare di tutti coloro che – come già avviene oggi nella lotta alla droga – fanno di quest’ultima una sorta di crociata epocale con l’intento di debellamento totale del problema, per la creazione di una “società in cui non ci sia la necessità della droga”…. Per carità, ognuno è libero di credere nel proprio dio, foss’anche nel modello di questo dio in terra, ma …. nel frattempo… dobbiamo continuare a vivere. E le politiche di riduzione del danno – come quella che abbiamo accennato – servono non solo a farci temporaneamente meno male (umanamente, socialmente, sanitariamente, economicamente e politicamente), ma anche a meglio attrezzarci, comprendere ed affrontare le inevitabili novità che ci aspettano. Sì che nessuno possa dire: “ma proprio non me l’aspettavo”, e quindi
buttarsi nell’imprecisione e nella disperazione di nuove emergenze.

1 – https://www.aduc.it/notizia/bunker+della+ndrangheta+coltivare+cannabis_134999.php
2 – potremmo mettere link a iosa per significare questo tipo di comportamento e di politica, ma, rispettosi della temporalità, ne indichiamo solo uno per significare la stupidità tipica in materia: https://droghe.aduc.it/comunicato/legalizzazione+cannabis+meno+male+che+mondo+ci+sta_28202.php
3 – -chi dice il contrario, visto lo sfascio mondiale in merito, non è più un illuso, ma solo un disonesto, magari solo culturalmente, comunque disonesto.
4 – indipendentemente dai notevoli vantaggi sanitari che la legalizzazione avrebbe per i consumatori, che saprebbero con certezza cosa si apprestano ad ingerire.
5 – già sono ben radicati nella tratta degli esseri umani, ma oggi – almeno fino ad oggi – i due business è raro che si intersechino.

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

Pubblicato in : Tutela e diritti - A cura di ADUCTag: aduc, calabria, consumatori, disposizione, fini, genitori, mercati, mercato, merito, mondo, natura, notizia, organizzazioni, parlamento, polizia, sviluppo, usa

Info Vincenzo Donvito

Vincenzo Donvito, giornalista classe 1953, è fondatore ed animatore di Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), della quale è Presidente.

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