Il Professor Veronesi, mancato da qualche anno, sosteneva che la fine dell’umanità sarebbe avvenuta in seguito alla diffusione di un virus sostanzialmente incurabile e replicante.
La previsione non è ancora completamente attiva visto che il Coronavirus, che sta scombinando gran parte del mondo, ha una mortalità calcolata, per ora, del 3 % ancorché si siano dati, in Giappone e in Francia, dei casi di ripresa sullo stesso paziente.
Gli scienziati pensano però di poter sconfiggere, seppur con tempi non brevi, questo virus restando però in attesa di altri sempre più maligni e difficili da curare.
La mia impressione è che la volontà radicata dell’umanità di sopravvivere e la fede nel progresso di una parte consistente di essa la salveranno dalla scomparsa anche se ragioniamo in termini di milioni, se non miliardi, di anni e quindi, come diceva Keynes, saremo tutti morti e nessuno vedrà la conclusione di questi nostri ingenui ragionamenti.
Sta di fatto che epidemie del tipo di quella che stiamo attraversando sconvolgono il delicato mondo dell’economia globale fondato sulle scoperte scientifiche e sulla capacità del mondo finanziario di sorreggerle. Già quest’epidemia del Coronavirus comporterà gravi danni al commercio internazionale e al flusso dei capitali anche se, negli ultimi anni, il mercato globale delle merci e dei servizi non più strettamente regolato dagli Stati, rischiava esso stesso di provocare danni alle ordinarie condizioni di vita dell’umanità: è in corso per fortuna, se non ancora una reazione vera e propria, una presa di coscienza di questi danni provocati dall’uomo al sistema naturale e che sostanzialmente modificano quasi sempre in peggio l’ambiente nel quale viviamo.
Curiosamente a questo primo scompaginamento mondiale ha corrisposto con una classe politica tra le peggiori che la storia moderna ci abbia fornito: infatti, il mondo politico, privo di una ideologia, giusta o sbagliata che fosse, come avevano i loro predecessori, si muovono in modo irrazionale e contraddittorio a metà ripiegati sulle idee del secolo scorso e a metà abbacinati dalla luce violenta del nuovo mondo.
Tutto questo ha generato una situazione di insicurezza generale in tutti i continenti col risultato di enormi migrazioni, mezze guerre, sfruttamento irrazionale delle risorse e via via discorrendo.
Naturalmente l’Italia, tra i più fragili soggetti di questa improvvisa “dance macabre” patirà gravemente, se è per questo, ha già cominciato. L’unica speranza, non mi riferisco al ministro alla sanità, è quella di stare sempre più attaccati al sistema dell’Europa occidentale, Francia, Germania e paesi scandinavi sempre che ci accettino e che con la Brexit non sia svanita anche l’idea di un’Europa unita e solidale.
Tutto ciò non è allegro ma non siamo sempre obbligati all’allegria.
Giacomo Properzj

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