Come preannunciato, Pensalibero insiste nella denuncia della nostra opprimente e costosa burocrazia: una battaglia di democrazia e, al tempo stesso, per lo sviluppo economico.
Troppi, troppi, troppi, arroganti, strapagati e assolutamente poco professionali e fuori dal tempo e dalla modernizzazione informatica globale. Stiamo ancora parlando dei dipendenti pubblici, dopo che l’articolo della settimana scorsa sembra aver fatto breccia sui lettori mettendo a nudo uno dei più grossi problemi che affligge la pubblica amministrazione italiana per troppo tempo tenuto sotto silenzio, ma che in tempi di grossa e dura crisi economica che attanaglia il Belpaese non può più essere nascosta sotto il tappeto come avviene in una casa sporca e disordinata mentre si cerca fare un minimo di pulizia con il tempo che stringe e gli ospiti sono ormai alla porta. Solo che nel nostro caso all’uscio non abbiamo degli ospiti benevoli e gioiosi, ma al contrario gli “ufficiali giudiziari” della commissione europea e i primi segnali di tensione sociale che presto potrebbero esplodere come nella vicina Grecia e nei paesi che con la crisi economica planetaria ha colpito vaste aree del vecchio continente che forse hanno vissuto in questi ultimi decenni al di sopra delle proprie reali possibilità. Certo non si può fare di tutt’un’erba un fascio, nei comuni, nei consorzi, nelle aziende speciali, nelle amministrazioni provinciali, regionali e nei ministeri lavora anche tanta brava gente, diligenti impiegati, funzionari e dirigenti che si fanno carico delle gravi responsabilità e carenze della politica e dei pessimi colleghi che timbrano il cartellino tutte le mattine e aspettano solo il 27 del mese per portare a casa lo stipendio pagato con le pesanti tasse a carico di tutti i contribuenti italiani. Come abbiamo detto la settimana scorsa la grossa ed evidente responsabilità di tutto questo è a carico della politica che per primo ha riempito tutti gli enti pubblici di personale con eccedenze che risultano il triplo delle reali necessità e dei carichi di lavoro a cui sono sottoposti per il solo motivo che distribuendo posti di lavoro sicuro, nessuno dei partiti facente parte l’arco costituzionale della prima e della seconda Repubblica avrebbe mai perso consensi elettorali e la gestione diretta del sottogoverno ovvero la distribuzione di appalti, consulenze e favori che i fedeli e grati dipendenti “protetti” non avrebbero mai potuto negare come contropartita all’assunzione a tempo indeterminato. La seconda colpa della politica è quella avvenuta in piena emergenza durante le cosidette “Tangentopoli” e “Mani pulite”. La classe politica in quel drammatico quinquennio dei primi anni Novanta, sotto assedio dalle Procure di tutta Italia, dai mass media e dall’inferocita opinione pubblica, come primo tentativo di soppravvivenza varò in tutta fretta leggi e decreti attuativi che hanno spostato la gestione diretta delle pubbliche amministrazioni nelle mani dell’apparato burocratico, dirigenti e funzionari dell’amministrazione molti dei quali funzionali e organici ai partiti della prima Repubblica. Con il risultato pessimo che ha reso pressochè ingovernabili sia i comuni sia le Regioni e i ministeri. E al saldo finale di queste sciagurate decisioni? La spesa corrente è assolutamente fuori controllo, la gestione diretta dei servizi è in mano ai cosidetti tecnici arroccati sui bizantinismi e nella pedissequa osservanza delle assurde migliaia di regole del “giusto procedimento amministrativo” assolutamente refrattari e recalcitranti contro gli obiettivi di riduzione delle spese e di miglioramento dei servizi nella loro enonomicità ed efficienza che le nuove classi politiche democraticamente elette tentano timidamente realizzare investite dal mandato popolare. Ma oggi come oggi quello che preoccupa di più verso una moralizzazione ed una necessaria politica di contenimento della spesa pubblica che deve per forza passare verso lo snellimento delle procedure burocratiche e la riduzione degli organici della pubblica amministrazione sono proprio le organizzazioni sindacali nazionali. In questi anni infatti dalla Cgil, dalla Cisl e dalla Uil abbiamo sentito solo richieste e rivendicazioni di aumenti salariali per i dipendenti pubblici e mai una seria analisi ed autocritica verso storture quali le baby-pensioni garantite nel passato ai quarantenni che oggi pesano maledettamente sul bilancio dell’Inps. Ma come già detto sette giorni fa anche i sindacati hanno istallato nel pubblico impiego i loro grandi serbatoi di iscritti e di consenso. Anzi in molti casi i dipendenti pubblici non hanno mai fatto mistero di aver in tasca la tessera di partito e quella di sindacato quale migliore garanzia e tutela del proprio posto di lavoro. A Roma dopo 10 anni le tre organizzazioni sindacali sembrano aver ritrovato l’unità perduta…chissà riescano anche a trovare il buon senso quando il governo dovrà fare necessariamente i conti con i giganteschi numeri e la doverosa cura dimagrante che dovrà per forza fare il personale della pubblica amministrazione.

Egregio Mannucci questo che hai sottolineato è IL PROBLEMA della riorganizzazione della pubblica amministrazione. Tutte le manovre fatte e quelle che non prescinderanno dalla preventiva razionalizzazione della spesa sono destinate al fallimento. il debito in rapporto al PIL non evidenzia il problema ovvero lo evidenzia solo in parte, il vero segno di svolta avverrà solamente quando il debito pubblico avra smesso di crescere in valore assoluto, e questa può avvenire solo con un analittico controllo di tutte le voci di spesa fino al risparmio dei consumi di energia eletrrica spegnendo le luci. Una fatica immane per chi è abituato a fare le previsioni sulla base dei consuntivi dell’anno precedente. Questo è un lavoro che impiecherà una intera generazione posto che non ci sia prima il default. ALLEGRIA
Cesare, mi permetta di correggerla sul democraticamente elette con nominate dalle segreterie dei partiti. Almeno una volta, dove abito io in Umbria, anche se raccomandati dai partiti, veniva assunto personale competente. Come si fà a chiedere etica e morale a chi accetta qualsiasi compromesso pur di occupare posti dati dal partito in funzione dei voti controllati. Mi auguro che si torni a scegliere alla vecchia maniera, altrimenti si và in discesa senza freni.
Correzione accettata di buon grado caro Nicola, anche se il fatto che le segreterie politiche (quelle serie del primo dopoguerra sino agli anni Sessanta) selezionino candidati (nomina) da sottoporre poi al vaglio degli elettori (elezioni democratiche con preferenza) non ci trovo nulla di male. La “regola” umbra devo dire che vale ed è sempre valsa in molte regioni italiane e lungi da me ogni possibile vicinanza al pensiero Bossiano-leghista ma devo dire che in altre aree del paese questo metodo non è stato per nulla applicato (basti pensare alla pletora di dipendenti della Regione Sicilia, e l’esercito di Guardie forestali della Calabria), ma purtroppo quello che fa rabbia è che l’eccessivo spostamento della gestione della cosa pubblica in mano ai dirigenti e ai funzionari ha fatto si che l’attività amministrativa sia andata verso la paralisi totale con una produzione di materiale cartaceo che giustica solo l’estremo tecnicismo che nulla serve ai cittadini e alle imprese. La macchina si alimenta da sola autogiustificando tutti gli inutili enormi passagi amministrativi che nel 90% portano utenti e imprenditori verso il nulla e la non risuluzione dei problemi e delle legittime richieste che vengono presentati agli uffici pubblici. Segnalo, infine, l’interessante lettura dell’editoriale di Chiara Boriosi che nei capoversi finali dice la sua sulla selezione del personale politico e amministrativo. Un punto di vista da tenere davvero in considerazione anche se un po’ diverso dalla mia opinione e credo anche quella del direttore Cariglia.
L’articolo tocca una problematica da affrontare. Non so se i termini siano propriamente quelli indicati nel pezzo, ma ho la netta sensazione che l’auspicata razionalizzazione (meglio parlare di ottimizzazione) sia ancora molto lontana.
per adesso Alberto abbiamo gettato il sasso nello stagno! Speriamo di smuovere qualche coscienza….politica-parlamentare, affinchè il ministero della Funzione pubblica e della Semplificazione non si limiti ai soli annunci pieni di buone intenzioni ma si passi davvero ad una fase più concreta….