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Cosa ha fatto Hollande

di Lorenzo Borla | 11 Novembre 2012

Gira da un po’ di tempo in rete un elenco dei successi di Francois Hollande: naturalmente dal punto di vista della sinistra, di cui Hollande è oggi portabandiera in Europa. Non mi sento di assicurare che tutte le affermazioni siano esatte e corrispondenti al vero, ma sono verosimili, e questa volta ce le manda il professor Franco Pastrone dell’Associazione Subalpina Mathesis.

Ecco il perché, in Italia, non si parla più della Francia! Vogliamo evidenziare cosa ha fatto Hollande (non parole, fatti) in poco più di tre mesi di governo: ha abolito il 100% delle auto blu e le ha messe all’asta; il ricavato va al fondo welfare da distribuire alle regioni con il più alto numero di centri urbani con periferie dissestate. Ha inviato un documento (dodici righe) a tutti gli enti statali dipendenti dall’amministrazione centrale in cui comunicava l’abolizione delle “vetture aziendali” sfidando gli alti funzionari, con frasi del tipo <un dirigente che guadagna 600.000 euro all’anno, se non può permettersi il lusso di acquistare una bella vettura con il proprio meritato guadagno, vuol dire che è troppo avaro, o è stupido, o è disonesto. La nazione non ha bisogno di nessuna di queste tre figure>. I milioni di euro risparmiati in questo modo sono 345, subito utilizzati per creare (dal 15 agosto 2012) 175 istituti di ricerca scientifica avanzata ad alta tecnologia assumendo 2.560 giovani scienziati disoccupati “per aumentare la competitività e la produttività della nazione”. Ha abolito il concetto di scudo fiscale (definito “socialmente immorale”) e ha emanato un urgente decreto presidenziale stabilendo un’aliquota del 75% sui guadagni eccedenti un milione di euro l’anno. Con quei soldi (rispettando quindi il fiscal compact) senza intaccare il bilancio di un euro ha assunto 59.870 laureati disoccupati, di cui 6.900 dal 1 luglio del 2012, e poi altri 12.500 dal 1 settembre come insegnanti nella pubblica istruzione. Ha sottratto alla Chiesa sovvenzioni statali per il valore di 2,3 miliardi di euro utilizzati per finanziare licei privati esclusivi, ha varato (con quei soldi) un piano per la costruzione di 4.500 asili nido e 3.700 scuole elementari avviando un piano di rilancio degli investimenti nelle infrastrutture nazionali. Ha istituito il “bonus cultura” presidenziale, un dispositivo che consente di pagare tasse zero a chiunque si costituisca come cooperativa e apra una libreria indipendente assumendo almeno due laureati disoccupati iscritti alla lista dei disoccupati oppure cassintegrati, in modo tale da far risparmiare soldi della spesa pubblica, dare un minimo contributo all’occupazione e rilanciare dei nuovi status sociale. Ha abolito tutti i sussidi governativi a giornali, riviste, case editrici, sostituendole con comitati di “imprenditori statali” che finanziano aziende culturali sulla base di presentazione di piani business legati a strategie di mercato avanzate. Ha varato un provvedimento molto complesso nel quale si offre alle banche una scelta (non imposizione): chi offre crediti agevolati ad aziende che producono merci francesi riceve agevolazioni fiscali, chi offre strumenti finanziari paga una tassa supplementare: prendere o lasciare. Ha decurtato del 25% lo stipendio di tutti i funzionari governativi, del 32% di tutti i parlamentari, e del 40% di tutti gli alti dirigenti statali che guadagnano più di 800.000 euro all’anno. Con quella cifra (circa 4 miliardi di euro) ha istituito un fondo garanzia destinato a “mamme singole” in condizioni disagiate, per la durata di cinque anni, finché il bambino non va alle scuole elementari, e per tre anni se il bambino è più grande. Il tutto senza toccare il pareggio di bilancio. Risultato: lo spread con i bund tedeschi è 101 (da noi viaggia intorno a 3,50). L’inflazione non è salita.

Pubblicato in : Primo piano

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