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Cosa accadrá fra sei mesi in Ucraina

Dopo Kellogg a Kiev: mission impossible o nuove soluzioni
per costruire la pace.

di Leonardo Dini | 24 Febbraio 2025

In questi giorni in concreto oltre le dichiarazioni di intenti
formali emerse a Ryad, Putin ha detto, in una intervista a
San Pietroburgo: a Interfax e alla tv russa che servono
almeno sei mesi per allestire una tregua. Trump ora parla di
tregua in sei mesi o al minimo in 180 giorni, quelli indicati
dal suo inviato a Kiev Keith Kellogg che quantomeno, con
apprezzata sincerità, da militare di carriera, considera
coraggiosi i militari ucraini e Zelensky.
Trump è passato dalla demagogia della pace in 48 ore alle
polemiche con Zelensky, che vuole sostituire a breve,
magari con elezioni farsa e un successore neutrale o
malleabile.
Di fatto però, maliziosamente, si potrebbe ricordare che la
tregua, al netto di un possibile cessate il fuoco per la
Pasqua ortodossa, il 20 aprile, andrebbe a coincidere, tra
sei mesi, con le manovre di massa russe bielorusse di
luglio-settembre, in Bielorussia chiamate tecnicamente
West: Ovest 2025: hasard ou coïncidence: manovre che
possono portare a una replica della invasione del 24
febbraio 2022, ma indirizzata all’Europa.
Come evidenziato dallo stesso Zelensky la Russia dispone
ora di 220 brigate, l’Ucraina di 110 e l’Europa di 80, un terzo

di quelle russe, inoltre la Russia si prepara con 150.000
soldati in più in addestramento e con 100.000 nord coreani
in arrivo, a scavalcare la soglia critica necessaria: 320
brigate, sia per vincere e occupare l’Ucraina, in un rapporto
di forze di 3 a 1, sia per invadere l’Europa orientale e
avanzare molto più rapidamente che in Ucraina.
L’Europa non ha un esercito europeo vero ma poco più che
formale: ha 27 eserciti e altrettanti sistemi militari industriali.
La Nato non è un esercito ma una alleanza cui ogni paese
fornisce parte del suo esercito e senza l’America sarebbe
ben poca cosa nel difendere l’Europa.
Francia e Inghilterra sono potenze nucleari e del Consiglio
di Sicurezza Onu ma sono minime a fronte di giganti quali
Cina e Russia.
Dunque l’Europa a tutto vantaggio di americani e cinesi, che
sono lontani e al sicuro, può essere invasa o distrutta o
perlomeno ricattata da Russia e alleati in qualsiasi
momento, senza contare i ricatti americani trumpiani.
Si crea dunque una strana alleanza tra russi e americani
che forse è funzionale alla narrativa di Trump di separare
russi e cinesi ma che non può raggiungere tale scopo, vista
la amicizia speciale russo cinese e la loro alleanza militare:
Vance non è Kissinger.
Europa Inghilterra e America giá sono fragili, uniti, di fronte
a Russia Cina iran e Corea, nuovo patto di acciaio o Asse
del XXI secolo, (senza contare India e Turchia e Brasile
potenze pronte a salire sul carro del vincitore o a aggregarsi

ai russi se a loro conviene) figuriamoci se europei e
americani e inglesi vanno al confronto militare in ordine
sparso: sarebbero sconfitti in partenza.
Gli americani hanno già dato: hanno salvato l’Europa due
volte, nel 1914 e nel 1940, ora se vogliono evitare di subire
dai Cinesi una nuova Pearl Harbour o di essere umiliati su
Taiwan devono giocoforza dedicarsi all’Indo Pacifico e ai
giochi di potere globali in Asia.
Dall’altra parte i russi, oltre a sviluppare la rinascita della
Russia Imperiale e dell’URSS ( anche nei giorni scorsi a
Kupiansk reparti russi hanno sfoggiato il vessillo sovietico),
sono intenti a costruire l’EurAsia, come ipercontinente a
guida russo arabo cinese, con la Via della Seta come via
centrale interna dei commerci (è in costruzione la
autostrada Pechino Rostov Donetsk non a caso e i cinesi
stanno giá ricostruendo il Donbass con le loro aziende). Una
Eurasia che si costruisce pacificamente con la Unione
Eurasiatica economica e militarmente con l’espansionismo
russo (Georgia e Ucraina) Azero (Nagorno Armenia) e
geopoliticamente con la strana integrazione dell’Afghanistan
talebano nel sistema regionale geopolitico cinese che giá
controlla Mongolia e Tibet e aspira a recuperare almeno in
parte la Siberia. Con i paesi caucasici Kazhakistan,
Kirghizistan, Uzbekistan, Turkmenistan e Azerbaijan che
giocano su due scacchiere: russa e cinese, ma che essendo
anche di cultura turca stanno realizzando, con i turchi, una
rete stradale e ferroviaria esterna alla Russia, una variante
della Silk and Belt Road o una sua alternativa endocinese,

con una alleanza strategica di fatto fra turchi, caucasici e
cinesi.
Tornando alla evoluzione della crisi triennale ucraina, il
presidente ucraino Zelenski in sequenza, prima ha
affermato il 7 febbraio che i russi stanno preparando
100.000 militari per il fronte, poi il 12 a The Economist e
anche nella conferenza al termine del vertice di Monaco ha
ribadito che una forza di 15 divisioni russe ulteriori, pari a
150.000 effettivi, è in preparazione e sarà schierata in
Bielorussia, al confine da un lato con l’Ucraina, dall’altro lato
con l’Europa: Polonia e Stati Baltici, attraverso il Corridoio di
Suwalki. È altamente probabile che questo contingente sia
schierato durante le esercitazioni West 2025 o Zahed a
Smolensk, Brest e Gomel in Bielorussia che prevedono, al
momento ufficialmente, per il Ministero della Difesa
Bielorusso, lo spiegarsi di 13.000 militari russi in Bielorussia
congiuntamente ai Bielorussi. (Nella stessa zona ove si
trovano a Brest e Gomel da un anno da luglio 2024 almeno
73 testate nucleari tattiche russe, su mezzi mobili da lancio,
con portata fino a Varsavia, e gittata fino a 480 km.)
Queste esercitazioni congiunte, in precedenza, giá nel 2022
con la manovra detta Allied Resolve, sono state il prodromo
per la invasione in Ucraina, il 24 febbraio, quindi
costituiscono un pretesto per provocare ma anche per
attaccare.
Pochi ricordano che l’esercito cinese, nella esercitazione dal
significativo nome Eagle Attack a luglio 2024 era presente
con un ampio coinvolgimento in Bielorussia, con l’esercito

bielorusso. A tutto ciò si aggiunge l’annunciato, dai servizi
sudcoreani, arrivo in estate di una forza nord coreana di
100.000 soldati a fianco dei russi.
Superfluo dire che la alleanza Russia,Cina, Iran, Corea del
Nord e dei paesi collegati, non è solo una amicizia speciale
economico finanziaria ma è un patto militare che risale alla
Conferenza di Shangai del 1998 e che precostituisce una
forte coalizione militare orientale.
Inoltre gli eserciti russo e bielorusso ormai si considerano
un unico esercito, Lukashenko è perfino Colonnello
dell’esercito russo e la Bielorussia è l’hub logistico delle
maggiori operazioni offensive russe, essendo confinante
con l’Europa.
Qualcosa di simile esiste solo a nord della Russia, ove Mar
Baltico e Mare del Nord sono oggetto di una costante
minaccia e espansione, da parte della flotta russa e dove
Finlandia, Isole Svalbard norvegesi e paesi baltici, sono
altrettanto a rischio invasione quanto la Polonia, che
oltretutto ha molti precedenti conflitti persi con i russi,
l’ultimo dovuto al patto Molotov-Ribbentrop, nella prima fase
della Seconda Guerra Mondiale.
A tutto questo si aggiunge la progressiva destabilizzazione
politica dell’est Europa (governo Orban, in Ungheria, Fico in
Slovacchia, elezioni presidenziali in Romania, Serbia,
Croazia,proteste pro russi e governo e presidente filo russo
in Bulgaria etc..): l’est Europa grazie a un patto di
desistenza USA Russia potrebbe tornare all’improvviso e
clamorosamente, zona di controllo russa: è quanto chiesto

da Putin, col ritorno ai confini Nato prima del 1997, Kossovo
incluso!
Al tempo stesso ora è l’Europa a essere circondata dai
russi: Libia,Siria,mar Baltico, Mare del Nord, Mediterraneo,
est Europa, sono zone di espansione geopolitica e militare
navale e terrestre russa in tante forme senza contare la
guerra ibrida con i sabotaggi nel Mar Baltico e gli hackers
verso le istituzioni politiche e economiche e i trasporti
europei.
Giustamente ora Zelensky mette in allerta l’Europa: se la
Russia fa una tregua in Ucraina e si lancia ad invadere i
paesi baltici, facile preda e contando su una inadeguata e
debole reazione Nato e europea (senza ricorso a art.5 dei
Trattati Nato), se si dedica, con la complicità bielorussa, a
attaccare la Polonia che ancora ha ricevuto pochi dei 230
nuovi carri armati in arrivo dall’America, Polonia che ha i
sistemi antiaerei Patriot ma sul confine con Ucraina e a
difesa dell’aeroporto strategico di Rzeszów e delle basi
angloamericane, Polonia che non ha una grande aviazione
ha ancora troppi vecchi Mig sovietici, Polonia che ha quasi
raddoppiato le sue forze e spese militari in pochi mesi.
L’Europa per di più, senza il sostegno della America First,
isolazionista, di Trump rischia molto, rischia troppo.
L’Europa rischia di fare la fine di Atene e Roma antica: di
diventare una zona archeologica del passato per tuturisti
cinesi e americani.

Mario Draghi come un Laocoonte dei nostri tempi ha
avvisato, nel suo intervento al Parlamento Europeo,
saggiamente, dei pericoli incombenti.
Il tentativo dei due vertici parigini di febbraio di Macron (con
gli europei e il Canada), pur se opposto a quello di Édouard
Daladier e di Neville Chamberlain, con i Patti di Monaco del
1938, rischia di ottenere lo stesso risultato.
La trappola di una finta tregua può portare il peacekeeping
europeo a trasformarsi in guerra europea, portando a
contatto forze inglesi, francesi,tedesche e italiane con russi,
coreani, bielorussi e forse anche cinesi.
Di fatto una delle prossime estati, se non già questa (e sono
i servizi segreti ucraini, danesi, inglesi, tedeschi, francesi a
dirlo) potrebbe trasformarsi in una replica del luglio 1914 a
Sarajevo e del settembre 1939 a Danzica.
L’Europa, esattamente come nel 1914 e nel 1939, si trova
impreparata, come lo è l’America oggi, come nel 1915 e nel
1940.
Chi invece si sta preparando, bene o male, sarà la Storia a
dirlo, fra un secolo, sono i cinesi, che (nonostante in una
recente intervista al Financial Times i capi dei servizi
americani e inglesi abbiano rassicurato che America e
Inghilterra hanno ancora un vantaggio tecnologico sulla
Cina che garantisce la pace globale) hanno appena testato,
con successo, due tipi di aerei cacci J-35 A e
dellaCheungdu Aircraft, supersonici, che superano in
velocità e capacità tecnologica quelli più avanzati americani,
i cinesi sono già arrivati, con la loro esplorazione spaziale,

dove non sono mai arrivati gli americani: sulla faccia
nascosta della Luna e su Marte (col Rover Zhurong) e
hanno giá una flotta in piena espansione e il dominio dei
mari est asiatici.
I russi hanno i missili nucleari Sarmat, i Poseidon
sottomarini gli Oreshnik in costruzione ormai massiva,
hanno i Khinzal e i Kalibr e gli Iskander, missili
convenzionali e possono contare su un esercito che giá nei
prossimi mesi arriva a un milione e 600.000 unitá integrato
da uno tsunami o orda di contractors e volontari dal mondo
multipolare filorusso, da numerose nazioni ( a proposito di
guerra mondiale) da Africa, Asia, Centro e SudAmerica.
Gli iraniani oltre a produrre droni e missili in massa e a
usare i loro proxy Huthi, Hezbollah in Medio Oriente, sono
ormai al punto di poter realizzare armi nucleari autonome e
hanno ampiamente aiutato la Russia, con i droni prima, con
missili poi.
La Corea del Nord ha già da molto le armi nucleari e fa un
uso tanto disinvolto quanto pericoloso dei suoi missili
balistici potenzialmente anche nucleari,nel Mar del
Giappone, e sta dando molti missili alla Russia, 150 nella
fornitura più recente e addestra 100.000 militari, da inviare,
in rotazione del primo invio, di 12.000, dei mesi scorsi.
Dispone inoltre di un enorme esercito con 5 milioni fra attivi
e riservisti. Il tutto senza contare il gigante cinese: ben più
pericoloso per America e Europa della Russia, con il suo
infinito potenziale di riserve umane e militari e con un

arsenale atomico che è il terzo dopo America e Russia, ed è
in costante espansione a differenza di loro.
A fronte di tutto questo le voci e i leader di pace esistono?
Dove sono? Il Papa purtroppo ha gravi problemi ma come
Benedetto XV e Pio XI ha più volte evidenziato le
conseguenze della situazione globale in corso.
Macron paradossalmente e forse il prossimo nuovo
cancelliere tedesco Merz come lo è stato bene Scholz, sono
le uniche voci ragionevoli e razionali in un panorama di odio
globalizzato, di tutti contro tutti, che può portare a
conseguenze apocalittiche, se non rimodulato in tempo,
verso la pace e la saggezza
In tutto questo dispiace notare da filosofo del diritto che
ancora nel 2025 la logica della guerra come unica via per
cambiare l’ordine internazionale prevale (mentre invecw la
Costituzione italiana è chiara sul punto: l’Italia è contraria
all’uso della guerra per la risoluzione delle controversie
internazionali). Tuttavia le controversie internazionali si
risolvono non con le guerre mondiali o regionali o locali ma
con il dialogo diplomatico e economico e con la pace.
La specie umana è nata come una specie pacifica che
invece ancora e forzatamente si applica alla guerra sino a
autodistruggersi.

Leonardo Dini

Pubblicato in : EditorialeTag: cina, crisi, demagogia, dini, draghi, elezioni, europa, financial times, finanziaria, francia, governo, guerra mondiale, india, integrazione, intervista, iran, libia, manovra, mare, mario draghi, massa, nato, parlamento, putin, rinascita

Info Leonardo Dini

Leonardo Dini, nato a Roma nel 1966, primogenito di una storica nobile famiglia di origini fiorentine e parigine, si è specializzato in Giurisprudenza con una tesi in Teoria della politica e Filosofia del diritto. Dal 1989 è filosofo del diritto ed epistemologo filosofo della scienza, socio SILFS e SFI. Attualmente è Presidente di Italia Insieme Italia Liberale e svolge professionalmente il ruolo di esperto di esteri. Dal 1984 è scrittore di saggi di filosofia, romanzi e poesie.

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