Cinque giorni all’alba, al massimo sei. Poi il voto finale sulla Finanziaria deciderà le sorti del governo. Berlusconi continua ad ostentare fiducia. Per il Cavaliere Prodi è destinato a cadere. Molti nel centrodestra sono scettici. I numeri sembrano dar loro ragione. Fino ad oggi, nelle votazioni a raffica che si sono tenute su vari articoli della manovra economica, a perdere qualche voto è stato il centrodestra, che raramente ha superato quota 152 a fronte dei 156 voti di cui dispone. Tutto però è possibile, il Cav. ci ha abituati a ben altri colpi di coda, basti ricordare i 25.000 voti di distacco delle ultime elezioni. Anche per questo An, Lega ed Udc aspettano il voto finale. Non si sa mai. Dopo il 15 comunque SI cambia. Sia che il governo cada sia che superi l’ostacolo. Nella prima ipotesi la partita si giocherà tutta sul come e soprattutto se andare alle elezioni. In quella fase, eventuale, maggioranza e opposizione saranno compatte. La prima per evitare le urne, la seconda per andare al voto. Poi se si terranno le elezioni, si tratterà di vedere se ci sarà un governo istituzionale o un rinvio di Prodi alle Camere. Le due ipotesi non sono uguali ma nella sostanza poco cambia. E’ facile che prevalga la tesi del governo istituzionale che potrebbe giocare anche la carta di cambiare la legge elettorale. Difficile ma possibile. Se invece Prodi regge, allora si apre la fase del confronto. Due temi su tutti: ancora la legge elettorale e le riforme istituzionali. Lega, Udc e An si sono già posizionate aprendo più di un canale di comunicazione con il governo e soprattutto con il nuovo leader del PD. Difficile però che Berlusconi, che non ha nessuna intenzione di mettersi da parte, lasci il gioco in mano agli alleati. Con una giravolta improvvisa il Cavaliere prenderà in mano la partita e farà un’apertura, molto parziale, al dialogo. Anche perché, dopo la Finanziaria, il cammino del governo non sarà per niente facile. A gennaio ci sono infatti due appuntamenti molto delicati. Il primo è il quasi ineludibile, per Prodi, rimpasto di governo. A quel punto un aggiustamento sarà necessario, basti pensare alle attese di un Dini che vorrà certamente rifarsi dopo aver ingollato, tanto per cambiare, il rospo della finanziaria. In questo caso il pericolo è evidente perché andare a toccare gli equilibri esistenti nasconde il rischio di mandare in frantumi una coalizione che sta insieme con lo sputo. La seconda spada di Damocle è il pronunciamento della Consulta sull’ammissibilità o meno del referendum sulla legge elettorale. Se passa il sì, come è probabile, entreranno subito in fibrillazione i cespugli del centrosinistra che vedono il referendum come il fumo negli occhi. Del resto Mastella è stato esplicito, in tempi non sospetti. “Quando mi accorgo che la possibilità di tenere il referendum è reale, il governo cade”. La ragione è semplice. Andando al voto la consultazione referendaria slitta di un anno e in anno possono succedere tante cose. Sono queste le ragioni che non renderanno agevole il cammino di Prodi. Dopo un ostacolo, la finanziaria, un altro, il rimpasto, e un altro ancora, il referendum. E tutto nel giro dei prossimi due mesi. Se il Cavaliere perderà il primo round, tenterà di rifarsi sul secondo e poi sul terzo. Per lui a primavera si deve votare. E così si andrà avanti ancora per qualche mese, con una maggioranza che non riesce a governare e un’ opposizione che non riesce a dare la tanto agognata spallata. Nel mezzo il Paese, con i problemi di sempre: conti pubblici alle stelle, totale sfiducia dei cittadini, drammatica perdita di competitività con il resto del mondo.

Lascia un commento