
Fiorani, il banchiere che aveva osato finanziare e appoggiare operazioni sgradite al “salotto buono” riunito permanentemente nel patto di controllo del primo giornale d’Italia, non solo è stato messo fuori gioco, ma anche in galera. Chi ci volesse riprovare, sa cosa l’aspetta.
Consorte, il manager di Unipol, che pure qualche copertura nel mondo della sinistra ce l’ha, è in grave difficoltà; tanto che nessuno ormai scommette più un centesimo sul successo del suo tentativo di scalare BNL.
Alla luce di ciò, la lettura di tutto quello che è accaduto in Italia da quindici anni a questa parte, è più agevole anche per le anime belle.
I poteri cosiddetti forti, cioè i padroni della finanza e dei giornali italiani, dopo aver eliminato con Mani pulite una intera classe politica, hanno accresciuto il loro immenso potere ottenendo tutto quello che c’era da ottenere da una classe politica imbelle. Ora, in aggiunta, hanno ritenuto di sgominare qualsiasi insidia venga portata loro anche dal fronte della concorrenza privata.
L’Italia, ormai è tutto un immenso trust: il controllo dei giornali consente di mandare a gambe all’aria chiunque osi contrapporsi.
Il reato di aggiotaggio fatto valere nei confronti della banda dei furbetti del quartierino fa ridere se si considera che in cinquanta anni mai è stato contestato per esempio ai proprietari del Corriere, di Repubblica, della Stampa, del Messaggero , etc. Come a dire che mai questi giornali- secondo l’attenta magistratura italiana- con le loro campagne e con le loro omissioni, hanno favorito l’interesse dei proprietari.
Si rifletta infine su alcune coincidenze.
Paolo Mieli, direttore del Corriere della Sera, lo era anche quando il suo giornale, assieme a Stampa, Unità, Repubblica era il perno del micidiale circuito mediatico-giudiziario che strangolava i partiti della prima repubblica tramite tangentopoli; un noto giornalista, tempo fa, ha ammesso che all’epoca, i direttori di questi giornali si tenevano in contatto per concordare, giorno per giorno chi mettere nel tritacarne; le inchieste, oggi come ieri, vengono affidate chissà perché sempre agli stessi magistrati.
Dopo aver riflettuto su queste coincidenze, forse sarà più facile concordare con l’esigenza di una commissione di indagine su Tangentopoli, sui rapporti tra economia e politica e su quelli tra stampa e potentati economici.
Corriere della Sera: Missione compiuta
Il reato di aggiotaggio fatto valere nei confronti dei furbetti del quartierino mai è stato contestato per esempio ai proprietari del Corriere, di Repubblica, della Stampa, del Messaggero , etc. Come a dire che mai questi giornali- secondo l’attenta magistratura italiana- con le loro campagne e con le loro omissioni, hanno favorito l’interesse dei proprietari.

Effettivamente è vero. Non vanno salvaguardati questi mariuoli ma.. anche in passato… ci sarebbe bisogno davvero una commissione di inchiesta.
C’è veramente da turarsi il naso per la puzza che nuovamente si sta spargendo in tutto il paese. I furbetti del quartierino sconfitti dai furboni dei quartieri bene…