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Coronavirus. Venirne fuori… è il momento della massima razionalità. Lo sprone e l’altruismo di un malato ‘di lungo corso’

di Mike Ballini | 15 Marzo 2021

Riportiamo il testo di un malato Covid “di lungo corso”. Oltre la testimonianza, che fa sempre bene soprattutto agli scettici, uno sprone ad alzare la guardia in questo possibile sprint finale.
Aduc ha avviato un forum (non medico, ma civico) sul web in cui i malati, grazie alla disponibilità del nostro malato di “lungo corso”, potranno dialogare tra loro e con lo stesso: “ti sei beccato il covid? Consigli di sopravvivenza quotidiana, da malato a malato. Scrivi e non ti isolare. Lotta con me”.

IL MIO COVID, un anno dopo
Esattamente un anno fa mi svegliai con un tremendo mal di testa, mal di gola, tosse e febbre.
Sapendo che c’era in giro questo “nuovo virus”, decisi di mettermi in isolamento, per sicurezza.
Non lo sapevo allora, ma così cominciò la mia Odissea con il Covid19, trafila che non si è ancora conclusa. Anzi…
Stetti con la febbre per tre giorni, poi cominciai a stare meglio.
Ma cominciai anche a non sentire i sapori, a sentirmi stanco e affaticato e ad avvertire l’affanno, anche semplicemente a parlare.
Il primo tampone, che immaginavo fosse una pura formalità dato che non avevo più febbre, tosse, né mal di gola, arrivò dopo un mese.
In quel tempo mi ero chiuso in casa, come aveva fatto tutto il Paese.
L’esito del tampone fu negativamente positivo: ospitavo ancora il virus.
Complessivamente, sono rimasto positivo per due mesi, senza altri effetti collaterali se non la stanchezza, l’affanno e la mancanza di gusto.
Appena tornato alla vita quotidiana, ho cominciato a sentire più forte il peso di un affaticamento precoce e di “qualcosa che non andava” nella respirazione: certo, durante il lockdown ero ingrassato, ma non tanto da giustificare il sentirmi morire dopo dieci passi o avere l’affanno anche a parlare un minuto.
Sono iniziati una serie di test, scansioni, tubi infilati (quasi) dappertutto ed il responso è di questa settimana: il covid ha lasciato tracce nel mio corpo (come ad esempio delle aderenze nei polmoni) che sono andate a peggiorare rapidamente una situazione preesistente di difficoltà respiratorie, che però non davano allora troppa preoccupazione.
In particolare, in tutto il quadro clinico, c’è stato un netto peggioramento delle apnee notturne.
Oltre a perdere peso (cosa che comunque non mi è facile proprio per un portato delle apnee, ma che ho cominciato da tempo) dovrò cominciare un percorso con una maschera per la respirazione meccanica chiamata cpap, da mettere la notte. In teoria per sempre, in pratica spero di potermela cavare con qualche anno di terapia, dato che il peggioramento, ancorché repentino, è recente perché dato dal virus.
Non sarà uno scherzo.
In più, per rendere migliore la respirazione almeno nella parte alta dell’apparato respiratorio e consentire all’aria pompata dalla maschera per la respirazione artificiale di non incontrare resistenza, dovrò sottopormi ad una serie di operazioni.
Il futuro è incerto, perché la medicina post-covid è ai suoi primi vagiti e non c’è modo di capire se e quali danni a lungo termine può portare.
Ho avuto la sfortuna di beccare il virus nella sua fase iniziale, quella più forte, dal ceppo del nord Italia, che ha mietuto vittime in gran numero e ho avuto questo ospite dentro di me per due mesi. Due mesi in cui, evidentemente, si trovava così bene che stava pensando di arredare il mio corpo come più gli piaceva.
Oggi il virus è mutato, sta mutando, sicuramente più “contagioso”. La guardia va mantenuta alta: io non ho avuto bisogno di andare all’ospedale, di essere intubato o di rischiare di morire, per portarmi dietro ricordi che mi perseguiteranno per anni: è il momento di lasciare da parte i deliri da novax e nomask, per quanto affascinati possano essere ed anzi proprio per il potere che hanno di farci sentire parte di una cerchia ristretta, di una élite di liberi pensatori contro il branco, il gregge, il popolo bue.
Lasciare perdere queste fesserie senza alcuna conferma scientifica (d’altra parte, se invece che cercare conferme a questo bias si facessero ricerche anche solo in Rete, si arriverebbe facilmente a smontare queste ed altre teorie). Poi, che virologi e scienziati in questi mesi siano riusciti in troppi casi a dare il peggio di loro stessi, mi trova d’accordo: ma il metodo scientifico rimane ancora l’unico che ci ha fatto progredire e salvato, in passato, come specie umana. Un metodo che non teme il confronto con nessun video esclusivo e segretissimo di goccediluna79.
È il momento di continuare a pensare alla salute di noi e degli altri: distanziamento, mascherine, igienizzazione e, appena possibile – se non ci sono precondizioni avverse- vaccinarsi.
Insomma, chi è adulto, si comporti come tale. Perché questo virus è proprio stronzo, ecco.

Mike Ballini, libero professionista a Firenze

Pubblicato in : Tutela e diritti - A cura di ADUCTag: aduc, anni, danni, effetti collaterali, firenze, futuro, italia, nord italia

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