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Corea del Nord, America, Giappone

La “questione orientale”, perché di questo si tratta, non può tuttavia essere compresa solo entro il dualismo dittatura comunista/mondo libero, dimenticheremmo un terzo soggetto chiave, il Giappone.

di Luciano Priori Friggi | 20 Settembre 2017

All’assemblea dell’Onu Donald Trump ha condannato gli “Stati canaglia”, una minaccia «ad altre nazioni e ai loro popoli». Pyongyang e Teheran sono le “due bestie nere” degli Stati Uniti. E non da ora. Obama pensava di aver risolto la questione iraniana con l’accordo sul nucleare, Trump invece lo rimette in discussione, ritenendolo insufficiente, e quindi gli “Stati canaglia”, con la Russia per ora sotto stretta osservazione, tornano ad essere due.
«È giunto il momento per tutte le nazioni del mondo di lavorare insieme per isolare il regime di Kim», ha affermato Trump. E Russia e Cina votano le sanzioni (a loro volta già sanzionate per i traffici commerciali con Pyongyang).
Trump ha anche fatto dello spirito chiamando Kim “rocket man”, l’uomo dei razzi, il nostro Razzi ha risposto, facendo a sua volta dello spirito, di cui peraltro nessuno sentiva l’urgenza, «Presidente, non si confonda. Io sono il Rocket Man». Invece è bene in sede di analisi cercare di approfondire la questione. Ridurla a un Trump mattoide come tendono a fare certi “liberal”, con una sorta di “reductio ad unum” post-moderna, oltreché sbagliato di per sé, non aiuta l’America, né la pace nel mondo, al massimo forse le fortune del partito democratico, il quale sembra però più che altro non aver imparato granché dalla sconfitta.
Per la “questione coreana” bisogna partire dalla fine della seconda guerra mondiale. La resistenza all’invasione giapponese aveva visto tra i maggiori protagonisti il comunista Kim Il-sung. Alla fine della guerra, con l’appoggio dei sovietici, che avevano occupato il nord del paese, questi dà vita ad uno stato comunista, mentre la popolazione di tutto il paese avrebbe voluto libere elezioni, che si tengono invece solo al Sud. Il 25 giugno 1950 la Corea del Nord invade la Corea del Sud, con l’appoggio di Mao Tse-tung (che schierò le sue ruppe al confine tra le due Coree) e dei russi. Alla difesa della Corea del Sud, dietro mandato Onu (nel Consiglio di sicurezza non c’erano più i sovietici, usciti per l’appoggio Usa a Taiwan, allora unico rappresentante della Cina), si impegnarono le truppe americane. La guerra causò circa 4 milioni di morti fra civili e soldati. Alla fine la Corea del Sud riuscì a sopravvivere e il paese risultò diviso in due. I padrini della Corea del Nord sono dunque innanzitutto la Russia e la Cina. È bene non dimenticarlo, neppure oggi.
La “questione orientale”, perché di questo si tratta, non può tuttavia essere compresa solo entro il dualismo dittatura comunista/mondo libero, dimenticheremmo un terzo soggetto chiave, il Giappone. Alla fine della seconda guerra mondiale, sotto occupazione americana, il paese votò una Costituzione in cui si vietava esplicitamente il riarmo e il diritto alla guerra. È evidente che la difesa del paese a quel punto diventava un problema soprattutto americano.
Il Giappone ha vissuto da allora in pace, e l’opinione della maggioranza della popolazione è largamente schierata su questo fronte. Cosa potrebbe determinare un cambiamento di questa opinione? Solo un’onda emotiva tesa al recupero del passato, con la trasformazione dell’attuale tendenza pacifista in bellicista.
Il dittatore coreano lo sa bene. Lui punta sul Giappone, lo provoca, e quando i missili lo sorvolano i giapponesi fanno le esercitazioni come in tempo di guerra. E già si sentono ― vedi il vice-primo ministro Taro Aso ― dichiarazioni del tipo «in fondo Hitler era animato da buone intenzioni», condite di ammirazione per la Germania nazionalsocialista. Naturalmente poi sono arrivate le scuse agli ebrei, “non volevo dire …”, ecc., ma l’innesco nazionalista, che non può che passare appunto che per il recupero del passato, c’è stato e dovremo farci i conti in futuro. Anche l’America lo sa bene, come Trump. Solo un sempliciotto, che si butta a discutere di relazioni internazionali senza un minimo di preparazione al riguardo, può pensare davvero che alla casa Bianca abiti un pazzo, e che sia solo lui a guidare la politica americana. Il potere negli Usa è distribuito, deve fare i conti ogni giorno con l’opinione pubblica, e ogni azione ―al di là delle forme, anche espressive, di cui si serve la comunicazione presidenziale, che deve considerare molti fattori, a cominciare dagli umori dei propri elettori― segue un canovaccio che è quello della sua politica estera consolidata in cui possono cambiare alcune priorità per adeguamento, non i principi generali ispiratori.
Il dittatore coreano vorrebbe che il Giappone si riarmasse, che diventasse bellicista, per garantirsi così la sopravvivenza. E punta a tirare la corda oltre il consentito. Consentito dai suoi padrini storici (mentre tra i recenti va considerato l’Iran), che ovviamente non devono gioire per uno scenario in cui il Giappone riprende in qualche modo la strada interrotta con la sconfitta del ’45. Per questo ora votano le sanzioni Onu e Trump può dire: «Da Kim Jong-un missione suicida. Se ci attacca, distruggeremo la Corea del Nord». Ma più che l’attacco, l’incidente potrebbe coinvolgere più che gli Usa il Giappone, e il Giappone rivendicare a quel punto con forza i suoi diritti alla difesa anche attiva (forti incrementi di spese militari sono stati votati per le difese antimissile).

Luciano Priori Friggi

Pubblicato in : Primo pianoTag: casa bianca, cina, conti, Corea del Nord, Corea del Sud, costituzione, dittatore, Donald Trump, elezioni, futuro, germania, giappone, guerra mondiale, Hitler, iran, Kim Il-sung, Kim Jong-un, la germania, Mao Tse-tung, mondo, nazionalsocialismo, obama, Russia, Taiwan, Taro Aso

Info Luciano Priori Friggi

Laureato in Scienze Politiche, ha insegnato a lungo in Master post-laurea e tenuto corsi presso l’università di Perugia. Giornalista economico e politico. Ha pubblicato “Ricominciare da Bastiat”, “Briganti contro l’Italia”, curato “Machiavelli teorico delle crisi” (con Introduzione e Intervista a S.Bertelli), “Dante” di M. Monnier (Traduzione e Postfazione).

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Luciano Priori Friggi

    22 Settembre 2017 alle 17:33

    Kim minaccia di affondare il Giappone, cvd

    http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/asia/2017/09/14/corea-nord-affonderemo-il-giappone-con-il-nucleare_6f17bfad-dca4-41b0-8d8f-00211f8893a9.html

    Rispondi

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