Non giovane del mestiere, so che a proposito della Convention dei laici, liberali e riformisti che si è tenuta a Roma sabato 28 maggio, è opportuno dare subito risposta a una domanda. Poi, sbrigata la pratica, sarà possibile intrecciare meglio il filo dei ragionamenti, fermo restando che ognuno potrà farsi la propria idea, direttamente, ascoltando la registrazione da Radio Radicale tramite il nostro link .
Dunque, quanta gente c’era? Mettiamola così: una sala di seicento posti piena per due terzi e vuota per un terzo. Se il n numero sia soddisfacente, ognuno lo giudichi da solo. Si percepivano molte inflessioni dialettali: lombarde, piemontesi, venete, emiliane, toscane, napoletane, siciliane, pugliesi e, naturalmente, anche laziali. Significa niente “truppe cammellate”, piuttosto il frutto di un passaparola, nemmeno gridato, partito da uomini il cui nome richiama da solo la cultura liberale, laica e riformista, da un gruppo di giovani ed anche da Pensalibero. Platea mista anche di età (i giovani e le donne c’erano anche se, va ammesso, in minoranza).
In quattro ore di discussione, 26 interventi: appena poco più di nove minuti a testa. Senza distinzioni tra “big” e “peones”. Già questa è una novità.
Ma, a dire il vero, qualcosa di più importante si è percepito dagli interventi: la sincerità e l’assenza dei toni da comizio.
Evidente nell’apertura affidata a due storici: Guido Compagna e Marco Gervasoni, che dal Risorgimento ci hanno portato ai giorni nostri ricordando l’intreccio ed il progressivo avvicinamento tra liberali e socialisti, fino alla teorizzazione del socialismo liberale e, più recentemente, alle comuni battaglie per il divorzio e la legalizzazione dell’aborto, introdotti in Italia grazie all’azione concorde di laici, liberali e socialisti. I quali, molto sono riusciti a fare per l’Italia quando hanno agito assieme, e moltissime occasioni hanno perso perché divisi.
Oggi la cultura laica, liberale e socialista è priva di rappresentanza politica e questa assenza – hanno rilevato tutti gli intervenuti – coincide con l’assenza stessa della politica e con una crisi del sistema che appare senza sbocco.
Non poteva non essere messa in rilievo la genesi della crisi, e cioè il drammatico golpe mediatico giudiziario del ’92: gli enormi interessi e sconvolgimenti internazionali, dopo la caduta del muro di Berlino, che ne furono la causa a monte; gli attori ed i beneficiari in Italia; i carnefici e le vittime. Ma attenzione: nessun tono vittimistico o rancoroso; semplice analisi storica, senza la quale non si comprende il presente.
La risposta alla domanda sottintesa dalla Convention, cioè se laici, liberali e socialisti possano oggi, assieme, rappresentare un elemento importante per superare lo stallo determinato dalla crisi simmetrica del berlusconismo e dell’antiberlusconismo, è stata, a parere di chi scrive, positiva.
Per i concetti convergenti espressi da chi ha parlato ma anche per i dubbi e gli ammonimenti a non ripetere gli errori che hanno caratterizzato precedenti esperienze.
Dubbi e ammonimenti che, a parere mio, significano quella giusta dose di realismo e distacco che devono accompagnare l’avvio di ogni avventura politica. L’understatement che ha caratterizzato l’annuncio di questa Convention è stato giusto se si considera che già alla conclusione del dibattito la temperatura era notevolmente salita.
Per il livello di molti interventi, certo. Ma anche per lo spirito e la voglia di mettersi in gioco presenti in sala. Forse, chissà, anche per qualche sferzata data dai giovani. Gli interventi dei quali, appropriati e appassionati, sono venuti nella parte finale. Probabilmente a causa della fretta con cui tutto è stato organizzato. Ciò non ha loro impedito di reclamare, in questa avventura, lo spazio che è loro dovuto. Lo hanno fatto con gentilezza. Per ora!
Nicola Cariglia

Caro Trevigiano,
se proprio devi contare i morti, mettiti a guardare i risultati elettorali. E lascia stare l’epopea risorgimentale sulla quale, qui a Pensalibero, la maggior parte non sono disposti a scherzare.
Affidati piuttosto ai film horror: mai sentito parlare di zombi?
C’è ne è tanti, equamente spalmati nei “grandi” partiti.
Caro Trevigiano,
se proprio devi contare i morti, mettiti a guardare i risultati elettorali. E lascia stare l’epopea risorgimentale sulla quale, qui a Pensalibero, la maggior parte non sono disposti a scherzare.
Affidati piuttosto ai film horror: mai sentito parlare di zombi?
C’è ne è tanti, equamente spalmati nei “grandi” partiti.
Caro Nicola,
Eran trecento, erano giovani e forti e sono morti…
Figuriamoci poi se non erano neppure tanto giovani, per conquistare mezza Italia ne occorrono Mille, da cui si ricava che per conquistarla tutta, ne occorrono duemila.
Propendo per Firenze, rottamiamo il Governo, non le singole persone, proprio il Governo come istituzione seguendo il Belgio che da un anno senza Governo, va meglio che mai.
Sostituiamo Governo e Presidente con due Consoli, che tanto basta solo applicare le direttive dell’UE, ti ricorda niente?
Così, gli diamo due paghe da Prefetto e risparmiamo ogni anno quei quarantasei miliardi di Euro necessari per il risanamento, senza pesi per le famiglie e i rottamati a scrivere libri su internet, tanto c’è posto!