Fra gli argomenti all’attenzione del nuovo governo M5S – Lega, c’è la questione riguardante i contributi a fondo perduto (legge 62 del 2011), che tutti gli anni lo Stato versa ai giornali (solo ad alcuni). Riesce difficile comprendere la politica di questo governo, ma la decisione dell’esecutivo di ridurre e successivamente abolire questo tipo di “aiuti” è giusta. In linea di principio saremmo favorevoli, se la possibilità di percepire dei contributi di Stato fosse riservata a tutti i giornali (il nostro settore è il più colpito dalla decennale crisi economica e dalla concorrenza di Internet). Ma così com’è concepito l’attuale meccanismo, che riserva a pochi le cosiddette provvidenze per l’editoria, è giusto che gli stanziamenti vengano aboliti.
Sono 52,5 i milioni di euro versati dallo Stato, suddivisi fra 53 giornali, contro le migliaia di testate edite in Italia. Cosa succede attualmente? Gli editori dei 53 giornali, che ricevono i contributi, vivono una situazione di privilegio rispetto a tutte le case editrici che rimangono all’asciutto.
Così come stanno le cose, la competizione fra coloro che ricevono i contributi e chi ne viene escluso perché lo stanziamento è limitato e non viene concesso a tutti i giornali che ne fanno domanda, la competizione è impari. E allora fa bene il governo a perseguire l’obiettivo di ridurli in prima istanza e abolirli del tutto nel 2020. Noi attendiamo il momento in cui la competizione si potrà svolgere ad armi pari, con 0 aiuti a tutti. In una situazione di concorrenza ad armi pari, sarà la qualità dell’informazione a beneficiarne.
Roberto Fronzuti

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