Allora, diciamocelo. Ci sono code e code. Quelle tollerabili e quelle insopportabili. Quelle che in fondo in dieci (venti) minuti di pazienza tocca a noi salire sul taxi o parlare con l’addetta o l’addetto allo sportello della Posta, e poi ci sono le codelunghe-lunghe, quelle da blocco del traffico in autostrada, che viviamo come ingiusta punizione, come condanna antropologica, come sanzione per una violazione che non abbiamo commesso. Come una pena solo per il fatto che ci siamo messi in macchina. La pena della domenica, la pena del fine settimana, una pena del turismo mordi e fuggi o di quello a lungo periodo.
Le prime code citate sono quasi pedagogiche: se la prendi con filosofia una quarto d’ora alla Posta è più istruttivo di un master in psicologia sociale e delle relazioni.
Se la prendi con umana pazienza, che può essere scontata in purgatorio, anche una bella coda ai taxi della Stazione Centrale di Milano, a patto che non piova a dirotto e non ci sia una somma tra bora e tempesta, si può trasformare in una passeggiata mentale tra quelli davanti che parlano di calcio e di Inter e Atalanta e quelle dietro che , giornate della Moda Milano Donna, discutono di gonne e mantelli, di scarpe e contratti. Impari a conoscere e a capire come va il mondo e a sopportare un po’, che non fa mai male come esercizio.
In fondo queste code sono tempo guadagnato alla vita. Pensiamo sia tempo perso con la nostra fretta, spesso ingiustificata, e invece è tempo ricavato al tran tran che forse nulla ci dice più davvero. E poi siamo a cavallo tra fine estate e inizio autunno, non è più tempo di sognare per noi di queste latitudini spiagge e barche, sole e brezze, è bene che ci mettiamo l’anima in pace e ci mitighiamo verso la stagione del lavoro pieno.
Quelle invece che non ci vanno giù, ci rimangono sullo stomaco, come un fritto misto non digerito, sono le code da traffico del fine settimana, o della domenica pomeriggio. Campionesse delle code quasi infinite ultimamente sono le autostrade della Liguria. L’altra domenica le coda raggiungeva i 22 chilometri (22 chilometri non sono bazzecole) da Pietra Ligure a Genova. Ma ultimamente anche l’intreccio Firenze Siena Pisa Livorno non scherza con rallentamenti e code. Qui non c’è filosofia che tenga, qui l’umana pazienza cede presto il posto alle imprecazioni via social più curiose e radicali.
Traffico e code da congestione. Insomma, niente incidenti, ma troppe auto nello stesso spazio. Sono code nevrotiche e nevrotizzanti e sicuramente non terapeutiche. Una volta le congestioni autostradali erano tipiche dei periodo di esodo e contro-esodo, di viaggi e spostamenti rituali estivi o invernali, adesso basta una fiera degli infissi (con tutto il rispetto) o una esposizione di lavandini e tutta una zona o una traiettoria diventa blocco. Siamo fatti così.
Ci piace stare insieme anche quando non lo sappiamo fare. Ci vorrà qualche idea, con l’aiuto di qualche tecnologia innovativa, per imparare a viaggiare senza l’incubo delle ore fermi in autostrada ad aspettare che si sciolga il groviglio di lamiere. E spesso le strade alternative consigliate sono più bloccate di quelle abbandonate. C’è da lavorare sulla logistica e sui tempi liberati. Per ora tanta letteratura e poche applicazioni.
Fabrizio Binacchi

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