Conclusioni sul Giubileo[1] “straordinario” di Francesco (8.12.2015 – 20.11.2016 )
Il Giubileo “della Misericordia” è stato aperto l’ 8 dicembre 2015 e virtualmente, come nella Camera di Mezzo mai chiuso. Indetto nel cinquantesimo della conclusione del Concilio Vaticano II, il quale sanciva un modo più comprensibile di parlare agli uomini del loro tempo: << Abbattute le muraglie che per troppo tempo avevano rinchiuso la Chiesa in una cittadella privilegiata , era giunto il tempo di annunciare il Vangelo in modo nuovo [2]. >> Un Giubileo quindi nel solco della tradizione innovativa della Chiesa cattolica. Infatti di straordinario ha che il Pontefice non ha atteso i consueti 25 anni prescritti per indirne uno nuovo (il precedente era quello del 2000 di Giovanni Paolo II, Tertio Millennio Adveniente ), ma anche questa straordinarietà rientra nel solco della tradizione, infatti già quello di Pio XI nel 1933 e di Giovanni Paolo II nel 1983 erano straordinari, cioè non rispettosi dei 5 lustri. Questa volta la straordinarietà non ha consentito grandi lavori per la città di Roma per la preparazione dell’evento come di solito accadeva, ma forse la crisi economica e la presenza di un sindaco non proprio in linea con i sentimenti cattolici (celebrazioni di matrimoni gay spettacolari del dr. Marino) sono state le cause della semplicità degli approntamenti. Alcuni osservatori hanno fatto notare che i ventuno milioni di pellegrini giunti a Roma sono stati inferiori ai ventiquattro attesi, con poco reddito per gli albergatori, ma comunque con grandi guadagni per quelle strutture ricettive ecclesiastiche esentate impropriamente dalla tassa dell’IMU. Limitarsi a fare un bilancio numerico e di soldi sulle questioni di fede è un modo errato di avvicinarsi al suo consuntivo. Più appropriato è indagare ciò che resta della tradizione e quali sono le novità annunciate, le quali saranno foriere di cambiamento per le società cattoliche e quindi dei popoli nel loro complesso, trattandosi di una religione universale che partecipa attivamente alla vita della gente e agisce nelle varie nazioni ove è presente .
Ogni Giubileo si caratterizza per un suo messaggio specifico al di là di risvegliare non solo nei fedeli il messaggio salvifico del Cattolicesimo. Per esempio il Giubileo di Paolo VI ( 1° gennaio 1966 – 29 maggio 1966) affidava anche allora ai confessori designati di assolvere i peccati e le colpe riservati normalmente alle alte autorità e venivano enumerati nella lettera apostolica di indizione in 3 punti: 1) colpe ereticali, scismatiche … 2) chi senza autorizzazione avesse letto o conservato presso di sé libri di apostati, di eretici …. 3) assolvere dalle censure e pene canoniche coloro che si siano iscritti a sette massoniche od a associazioni consimili, che combattono la Chiesa cattolica o le legittime autorità civili, purché si separino definitivamente dalle rispettive sette o associazioni e promettono di riparare, e di impedire …>> . Si noti che erano iniziati i colloqui (1965) al momento segreti fra don Rosario Esposito e il Gran Maestro Giordano Gamberini dei quali il Vertice Vaticano non poteva non essere informato e culminati nel 1969 con l’incontro pubblico dei due al cinema Astor di Savona per il centenario della Loggia Sabazia, nel quale incontro il Sacerdote annunziava la nullità della scomunica ed il prossimo riordino del Codice canonico nel quale la scomunica verso la massoneria non avversa alla Chiesa cattolica sarebbe stata cassata definitivamente.
Esaminiamo ora le novità del Giubileo di papa Francesco. I Confessori della Misericordia avevano il precipuo scopo di perdonare i coniugi pentiti dal peccato di aborto, riservato sino ad allora al Vescovo diocesano. Alla chiusura del Giubileo il Papa ha consentito nella lettera apostolica (Misericordia e Misera) che la Chiesa continuasse nel perdono attraverso i semplici sacerdoti (quindi un Giubileo mai chiuso e sempre aperto alla Misericordia, altro elemento di straordinarietà e novità) togliendo la podestà remissoria al Vescovo, al quale però gli era stata affidata da poco tempo, altro ammodernamento degno di rilievo, la nuova incombenza di istituire Tribunali monocratici o collegiali, sotto la sua giurisdizione per decidere sulle nullità matrimoniali (Nuove norme per la dichiarazione di nullità del matrimonio, Libreria Editrice Vaticana, 2016)[3]. Due provvedimenti che insieme alla ristrutturazione della governance vaticana, ancora in atto, attuano quell’avvicinamento della Chiesa istituzione al suo popolo. Poiché la Sacra Rota, la quale continua a fornire consulenza e operosità nei casi processualmente più complessi, attraverso questo decentramento amministrativo verrà in pratica utilizzata per una massa maggiore di fruitori. Infatti se vi è accordo fra i coniugi il Vescovo stesso o un suo delegato dichiara in tempi rapidissimi, e a costi quasi di un obolo volontario, la nullità. In tal modo, ove sussistano i presupposti, che restano quelli sanciti dal Codice Canonico ( la tradizione pertanto è conservata ) i coniugi potranno continuare ad avvicinarsi alla Comunione, e questa è una novità che purtuttavia non desacralizza il Sacramento matrimoniale.
Per quanto riguarda il Giubileo di Francesco, ed il perdono abortile in esso espressamente contenuto, vi è da fare una cronistoria fra il prima ed il dopo per comprendere anche qui come la Chiesa si avvicini sempre più al peccatore innovando, ma lasciando immutata la Legge ed i relativi peccati, nel tentativo di recuperare i peccatori non disperdendoli negli abissi del male (gnosi spuria o società moderna).
Quando due coniugi cattolici si recavano dal confessore per sgravarsi la coscienza di un aborto, il confessore arrestava la confessione e invitava i due ad un incontro con il Vescovo fissandogli anche l’appuntamento, poiché solo Costui poteva assolvergli dalla grave colpa, previo normalmente un percorso penitenziale che poteva andare da uno o più ritiri spirituali con relative penitenze corporali e spirituali. Il più delle volte i peccatori, benché pentiti e colpevolizzati, non gradivano tali percorsi ed era l’inizio dell’allontanamento dalla Chiesa. Non si fa fatica a comprendere che tale impostazione moderna, nella quale il semplice sacerdote imporrà la pena ed assolverà, riuscirà meno pesante per i ravveduti. D’altronde il Vescovo ancora oggi è riguardato come una figura carismatica per la comunità e alquanto distante per i fedeli; quasi un “principe” di antico tempo i cui sacerdoti della Diocesi rappresentano ancora, nel sub-cosciente collettivo, i vassalli e valvassori. Lo stesso dicasi per la Sacra Rota chiusa per secoli nel suo Palazzo romano e accessibile soltanto agli abbienti. Quindi si è compiuto da parte dell’Istituzione chiesa un notevole sforzo di dinamismo amministrativo congiunto ad una semplificazione e avvicinamento alla gente comune. Nella consapevolezza di papa Francesco che attualmente ogni rigidità ecclesiale comporta in Europa un abbandono della fede per il popolo dei mala-credenti.
Ma un altro fatto ha colpito chi ha seguito l’ incipit del Giubileo: Bagui, ove si è aperta la prima Porta Santa (29 novembre 2015), è diventata per breve tempo: << …la capitale spirituale del mondo >>. Con queste parole il Papa ha proceduto all’apertura della Porta Santa, la prima del Giubileo della Misericordia della Chiesa universale, in anticipo sulla data ufficiale dell’8 dicembre, che ha dato avvio all’anno giubilare nel mondo intero. Parole – pronunciate a braccio e quindi non previste dal programma – davanti ad una folla assiepata nella cattedrale della capitale della Repubblica Centrafricana, una chiesa povera costruita alla fine degli anni Trenta : << In questa terra di sofferenze ci sono tutti i paesi del mondo, Bangui è la capitale della preghiera e della Misericordia. Tutti noi chiediamo pace e riconciliazione >>. In un paese martoriato da una infinita guerra civile, il Papa ha chiesto una vera pacificazione e la la fine degli scontri. Nell’omelia Francesco ha aggiunto:
<< Per Bangui e per tutta la Repubblica Centrafricana, per tutto il mondo che soffre per le guerre, chiediamo la pace. Anche quando le forze del male si scatenano, i cristiani devono rispondere all’appello, a testa alta, pronti a resistere in questa battaglia in cui Dio avrà l’ultima parola. E questa parola sarà d’amore! A tutti quelli che usano ingiustamente le armi di questo mondo, io lancio un appello: deponete questi strumenti di morte; armatevi piuttosto della giustizia, dell’amore, della misericordia, autentiche garanzie di pace. …Tutti siamo Fratelli, e per questo vogliamo la pace… >>.
Questo fatto che potrebbe sembrare un’originalità, aprire le Porte Sante al di fuori di Roma, risponde invece ad un percorso preciso della Chiesa cattolica che ha spostato dall’Europa scristianizzata o malamente cristianizzata (gnosi spuria) l’attenzione e la ripartenza nei paesi “terzi” ove la fede è viva e ove il sangue dei martiri cristiani più volte ha irrorato la terra. La Chiesa sa per esperienza diretta, vissuta, che ove vi sono martiri della fede là il cristianesimo sorgerà più forte. Là la Chiesa punta alla nuova evangelizzazione diffusa poiché il terreno è più fertile della consunta Europa. In linea con questa direttiva le nomine cardinalizie vedono l’elemento italiano ed europeo assottigliarsi sempre più a vantaggio delle popolazioni extraeuropee. Una Chiesa quindi che si pone sul solco della semplicità e vicinanza al suo gregge pur nel rispetto della Tradizione secolare. Ma non pochi esponenti dell’ortodossia cattolica (Cardinali, Vescovi e alcune minorità di sacerdoti) stanno remando contro poiché anche questa sburocratizzazione istituzionale nel rispetto dei canoni sacramentali risulta per loro rivoluzionaria. Riuscirà lo sfiancato Pontefice, per il tempo che gli resta a resistere a tali numerose pressioni e riportare la Chiesa cattolica più vicina al suo popolo? E presto per affermarlo, ma dal Concilio Vaticano II la Chiesa è in marcia verso il rinnovamento pur restando ancorata fermamente nella sua Tradizione millenaria.
Guglielmo Adilardi
[1] IL GIUBILEO NELLA STORIA E NELLA BIBBIA.
La Chiesa cattolica fonda la sua autorità per indire l’Anno Santo su due momenti distinti: la tradizione storica e la legge mosaica. Il primo momento è un richiamo esplicito e specifico a Bonifacio VIII (1294-1303).
La Chiesa Cattolica sostiene in effetti che il Giubileo venne stabilito “ad imitationem iubilaei Veteris Testamenti…” con la Bolla Antiquorum habet del 22 febbraio 1300 di Bonifacio VIII (Thomas A. Iorio, Theologia Moralis, Imprimatur Augusti 1946). Ma Giubileo è un termine inesistente nel testo originale ebraico. Riporto due autorevoli citazioni:
“Questa parola deriva dal latino Jubilus (allegria), che i copisti hanno erroneamente sostituito alla traslitterazione di Gerolamo dell’ebraico yobel. I moderni filologi lo ricollegano con una parola fenicia equivalente ad ‘ariete’ o ‘montone’, nel senso del suono del corno di un montone, con il quale è proclamato l’anno del yobel (Levitico 25:9) perché lo si annunciava a suon di tromba – jobel” (ENCICLOPEDIA DELLA BIBBIA, VOL. III, ELLE DI CI, TORINO, LEUMANN). Il yobel ebraico era parte della legislazione teocratica di quel popolo, il suo scopo precipuo era sociale, concernente le relazioni tra gli uomini di quel popolo, nonché il riposo della terra, degli animali; dunque, non imitatio ma contrasto stridente tra yobel e “giubileo” odierno. Bonifacio VIII (card. Benedetto Caetani) era stato il successore di Celestino V (Pietro Angeleri, eremita del Morrone). Quest’ultimo, povero, umilissimo, imbevuto di spiritualità e umanità, e perciò estraneo all’esercizio del potere, fu eletto papa il 29 agosto del 1294 e abdicò il 13 dicembre con una bolla e una formula preparate dal suo consigliere: Benedetto Caetani (Rendina, 412). Quest’uomo umile si avvide “che era impossibile esercitare il potere senza venire meno ai più semplici dettami della morale cristiana” (Rendina, 413). Quando Bonifacio VIII tenta di far catturare CelestinoV, tornato al suo eremo, questi fugge. Verrà tuttavia catturato il 16 maggio 1295 a Vieste e condotto in prigione presso Ferentino dove morirà il 19 maggio 1296. Ma torniamo alle motivazioni di quel primo “giubileo” per fermare un attimo fondamentale della non bella vicenda che vede contrapposti Bonifacio e Celestino, e i timori che il primo aveva riguardo un possibile ripensamento dell’altro. Particolare attenzione Bonifacio mostra verso il pellegrinaggio istituito da Celestino presso la Chiesa di Collemaggio (località vicino l’Aquila). Tra i modi che Bonifacio adottò per distrarre la semplice popolarità del pellegrinaggio dalla chiesa dell’Aquila (e dalla persona di Celestino) a Roma, vi fu anche l’idea di stabilire il primo “giubileo” della storia. Ma si può dire che l’idea di un perdono totale (la “perdonanza”) fu invenzione di Celestino.
Bonifacio stornò l’attenzione dei fedeli da Collemaggio a San Pietro. I dati storici parlano di una “credenza popolare” che occasionò l’idea e la pratica di poter guadagnare grazie spirituali a Roma. Edith Pasztor scrive: “Bonifacio VIII, come è ben noto, appena divenuto papa, cassa la perdonanza: ora non solo i fedeli continuavano il loro pellegrinaggio a Collemaggio, prestando maggiore credibilità alla concessione di Celestino V che non ai divieti del successore, ma, anzi, costringono il papa Caetani ad estendere la possibilità di lucrare l’indulgenza plenaria a tutta la cristianità. Nasce così il giubileo del 1300, che ebbe origine non dalla volontà del papa, ma dal suo cedimento alle esigenze irrompenti, all’ansia di salvezza che partiva dal basso, dal popolo.”
Cosa fare allora? Seguiremo il suggerimento dell’umile Celestino (“la colomba” della Chiesa) recandoci a S. Maria di Collemaggio (L’Aquila) tra il 28 e il 29 agosto di ogni anno? (Perdonanza).
Oppure ubbidiremo al potente Bonifacio e andremo pellegrini a S. Pietro? Gesù non propone alcun luogo. Nel suo incontro con una donna Samaritana (Giovanni 4:19-26) afferma: “l’ora viene anzi è già venuta che né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre… i veri adoratori adoreranno Dio in spirito e verità”.
Non una località determinata… ma dovunque “in spirito e verità”. Paolo applica questo principio parlando ai Greci e suggerendo loro che la divinità non abita nei templi edificati dagli uomini: “Il Dio che ha fatto il mondo e tutte le cose che sono in esso, essendo Signore del cielo e della terra, non abita in templi costruiti da mani d’uomo… non dobbiamo credere che la divinità sia simile a oro, ad argento,o a pietra scolpita dall’arte e dall’immaginazione umana” (Atti,17:25).Il Signore dice “no” ai “santi luoghi” dove si attuerebbe il “giubileo”, ma invita ogni uomo nel luogo dello spirito e della verità in Cristo.
La Storia non parla di santità, ma di potere che abilmente incanala una credenza popolare. Questi sono gli elementi storici all’origine del “Giubileo”. Il Giubileo è una tradizione che nasce dagli uomini e non da Dio e perciò “annulla la parola del Signore”: “Invano mi rendono il loro culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini. Avendo tralasciato il comandamento di Dio vi attenete alla tradizione degli uomini. Diceva loro ancora: Come sapete bene annullare il comandamento di Dio per osservare la tradizione vostra! […] annullando così la parola di Dio con la tradizione che voi vi siete tramandata” (MARCO 7:7-13).
La grazia di Cristo e la salvezza dell’anima non si lucrano, non dipendono dai nostri averi materiali e dalle nostre disponibilità economiche, ma dalla volontà di ubbidire a Dio anziché agli uomini (estratto da internet alla voce).
[2]Papa Francesco, Misericordia Vultus . Bolla di indizione del Giubileo Straordinario della Misericordia ( pag. 9).
[3] Nella allocuzione alla Segnatura apostolica del 8 novembre 2013, il papa aveva posto l’accento sulla responsabilità episcopale nell’amministrazione della giustizia. Le istanze sinodali sono state recepite dal papa che il 27 agosto 2014 che ha istituito una commissione speciale allo scopo di elaborare una proposta di riforma del processo matrimoniale canonico. La commissione concluse i suoi lavori che sono confluiti nei due Motu proprio (decreto papale) che sono entrati in vigore 8 dicembre 2015 e hanno sostituito, sia nel codice per la Chiesa latina sia per quello delle Chiese orientali i canoni che regolano il processo matrimoniale: Mitis Iudex e Dominus Iesus e Mitis et misericors Iesus.

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