Pur con qualche scricchiolio, comprensibile considerando la bagarre delle settimane precedenti l’inizio della stagione, ha preso il via con un nuovo allestimento di Tosca il 61° Festival Pucciniano, una delle più importanti kermesse estive italiane.
Come è stato detto nella conferenza stampa di presentazione della stagione dal nuovo assessore alla cultura del Comune di Viareggio, Rossella Martina, «…non è più tempo di conflitti o polemiche; da adesso è il momento di restituire al Festival, alla sua musica e ai suoi artisti il ruolo primario che gli compete per garantire al pubblico quel approccio “speciale” con la musica di Puccini nei luoghi da lui deputati come luoghi preferiti»
Sulla stessa linea il nuovo presidente, Alberto Veronesi, per moltissime stagioni direttore artistico e direttore musicale del Festival: «Ringraziando tutti coloro che si sono operati per il buon esito della manifestazione; credo che anche quest’anno sarà la musica a parlare, una musica immortale resa ancora più suggestiva dall’essere suonata e cantata proprio dove il Maestro Puccini ha vissuto e composto alcune di queste pagine. Una stagione – ha proseguito Veronesi – che presenta grandi opere per la quale ringrazio coloro che l’hanno progettata e realizzata a partire dal direttore artistico, Daniele De Plano. Ritroveremo la Turandot che lo scorso anno ha riscosso un grandissimo successo con scene costumi e regia di Angelo Bertini ed una inossidabile Giovanna Casolla che festeggerà il 20° anno della sua Turandot; Madama Butterfly con scene regia e costumi di Renzo Giacchieri, ed una Tosca “firmata” da uno dei più rappresentativi esponenti della Transavanguardia per le scene, Mimmo Paladini, e da una delle più prestigiose e storiche sartoria teatrale e casa d’arte come la Cerratelli che conserva gli abiti di scena appartenuti ai più grandi nomi del cinema e del teatro, per opere liriche e film realizzati da registi quali Renato Castellani, Georges Chazalet, Edoardo De Filippo, Mauro Bolognini, Silvano Bussotti, Ugo Gregoretti, J. Miller, Jean-Pierre Ponnelle, Luca Ronconi, Giorgio Strehler, Luchino Visconti, Franco Zeffirelli».
Ma esaminiamola questa nuova Tosca che, come dicevamo, presenta delle inedite scene di Mimmo Paladino. Conosciamolo meglio questo artista: “È tra i principali esponenti della Transavanguardia, movimento fondato da Achille Bonito Oliva nel 1980 che teorizzava un ritorno alla manualità, alla gioia ed ai colori della pittura dopo alcuni anni di dominazione dell’arte concettuale sviluppatasi negli anni Settanta. Le sue opere sono collocate in permanenza in alcuni dei principali musei internazionali tra cui il Metropolitan Museum of Art di New York”. A Torre del Lago, per questa Tosca ha portato scene essenziali e anticonformiste, disorientati, in prima battuta, per chi cerca facili riferimenti didascalici alla tradizionale lettura dell’opera. Eppure, dobbiamo dargli atto che è riuscito a creare una suggestione ed una emozione straordinaria all’interno della quale la vicenda non ha subito stravolgimenti o traumi. Certo, di Sant’Andrea della Valle, con la sua Madonna e la cappella dell’Attavanti resta poco, come pure assente è il simbolico Angelo dell’omonimo castello, sostituito da una “luna nera” capace di riflettere e rifrangere la più debole luce. Pur tuttavia le scenografie si sono rivelate un “contenitore” adatto per quest’opera che se n’è impossessata rendendole vive, coerenti e partecipi del dramma socio-politico che mette di fronte l’arroganza del potere e il diritto alla libertà e alla giustizia.
Chi invece ha mostrato più “debolezza”, forse per la mancanza di tempo essendo entrato “in corsa” sostituendo la precedente regista Vivien Hewitt, è stato il regista, Giorgio Ferrara, che pure vanta un curriculum di tutto rispetto. Oltre ad essere attualmente direttore artistico del Festival dei 2 mondi di Spoleto, è stato aiuto-regista di Luca Ronconi e di Luchino Visconti, con i quali ha intensamente collaborato. Per la RAI ha diretto il film L’uomo che ho ucciso dal romanzo 1912+1 di Leonardo Sciascia, sceneggiatura di Domenico Rafele, Pierre Dumayet e la serie Avvocati di Giancarlo de Cataldo. Per il cinema, tra gli altri, Un cuore semplice, sceneggiatura di Cesare Zavattini dal racconto di Gustave Flaubert, premiato con il David di Donatello. Per il teatro ha messo in scena spettacoli di autori classici e contemporanei come Pirandello, Strindberg, Goldoni, Carlo Bernari, Francesca Sanvitale, Enzo Siciliano, Franca Valeri, Cesare Musatti, Natalia Ginzburg e Corrado Augias. Per il Teatro dell’Opera di Roma ha messo in scena Madama Butterfly di Giacomo Puccini.
In questo debutto torrelaghese ha mostrato molte approssimazioni e inesattezze ma principalmente non ha saputo, a nostro avviso, dare una personalità propria ai personaggi che si sono mossi in autonomia, forti probabilmente delle pregresse esperienze.
Altro “neo” della serata, e ci domandiamo la ragione vista la stima che abbiamo ampiamente meritata da una lunga serie di entusiasmanti performance nazionali e internazionali, è la direzione di Valerio Galli. Lenta, esasperatamente lenta, ha tolto quella brillantezza e quella tensione che l’opera possiede anche in virtù della brevità del lasso di tempo all’interno del quale si svolge. Una lentezza che ha costretto i cantanti ad un notevole sforzo talvolta a parziale decremento della qualità della performance.
Ma veniamo alle voci cominciando da lei, la protagonista, Daniela Dessì, una Tosca accolta da una valanga di applausi all’ingresso in scena prima ancora di iniziare a cantare e “costretta” a bissare, tra gli inarrestabili applausi e incoraggiamenti, la celebre aria “Vissi d’Arte”.
Rispetto allo scorso anno, quando aveva interpretato il ruolo di Mimì nella Boheme con la regia di Ettore Scola, è apparsa decisamente più in voce anche se, specie all’inizio, ci è sembrato forzasse più del necessario. Ma da grande professionista qual’è, ha saputo trovare la via giusta per portare al successo la serata. Ed il successo è stato unanime e indiscusso. Applauditissima, ha raccolto consensi come artista e come personaggio, mostrando come ancora, nonostante il disincanto di questa società “usa e getta” e fin troppo “modaiola”, certi divi restano indimenticati ed il pubblico con piacere tributa loro giusti omaggi quando sanno regalare momenti di grande emozione.
Meno entusiasmante, ma ugualmente applauditissimo, il venezuelano Aquiles Machado che ha sostituito per la prima un indisposto Fabio Armiliato che attendiamo alla replica del 30 agosto. Altalenante nella resa vocale, un po’ impacciato scenicamente, non ci è sembrato il tenore che abbiamo avuto modo di apprezzare e applaudire in altri appuntamenti.
Ugualmente, a nostro modesto avviso, sottotono il baritono Alberto Mastromarino, uno Scarpia per antonomasia la cui straordinaria carriera lo ha portato ad esibirsi regolarmente sui palcoscenici più prestigiosi del mondo. Gran portamento, grande personalità ma questa volta vocalmente decisamente al di sotto delle sue possibilità, si è portato a casa il risultato in virtù del suo professionismo senza tuttavia conquistare il pubblico come in altre occasioni.
Senza infamia e senza gloria le performance degli altri protagonisti della serata, alcuni dei quali vere colonne della lirica italiana: Luigi Roni, Cesare Angelotti, Angelo Nardinocchi, il sacrestano, Ugo Tarquini, Spoletta, Velthur Tognoni, Marco Rimicci, il pastorello.
E stasera è già Turandot. Si annuncia una serata da tutto esaurito per la presenza della grande Giovanna Casolla, vent’anni di Turandot, nozze d’oro con la lirica. E, come diceva Fellini in un celebre film del 1983, “la nave va” sperando che porti tutti i passeggeri in un piacevole viaggio nel magico mondo della musica pucciniana.







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