Manca meno di un mese alle primarie del Partito democratico. E già da alcune settimane è in atto una campagna di stampa per accreditare un’immagine, moderna ed efficiente, del nuovo soggetto. Non passa giorno senza che le dichiarazioni rilasciate da Veltroni, in giro per l’Italia, non abbiano grande spazio su giornali e tv. Naturalmente a guidare la danza c’è il Corriere della Sera. Il Corrierone però sta superando se stesso. Dopo aver parlato addirittura negli editoriali del libro di Alesina e Gavazzi “Il liberismo è di sinistra” ora ha dedicato addirittura una pagina ad un libello di Michele Salvati, distribuito in edicola insieme al Riformista. Titolo emblematico, anche in questo caso “Il partito democratico per la rivoluzione liberale”. La vera sorpresa però viene leggendo il testo. Salvati, che già nel 2003 pubblicò un volume che allora suscitò una marea di polemiche ma che si rivelò profetico, titolo “il partito democratico”, scrive che il nuovo soggetto deve puntare su tre questioni: 1) lotta alla microcriminalità 2) riduzione della pressione fiscale 3) mercato del lavoro flessibile. Non importa essere dei politologi per sapere che le tre proposte sono, o dovrebbero essere, il cardine della politica del centro destra. Resta da vedere se quello di Salvati è solo un auspicio o trova un qualche riscontro nella realtà. C’è insomma una qualche possibilità che il partito democratico si sposti progressivamente sempre più al centro arrivando addirittura a fare propri i capisaldi del centrodestra? Alcuni segnali lasciano intendere che, sebbene una simile prospettiva sia ancora di stretta minoranza, la stessa, con il passare del tempo, potrebbe prendere sempre più campo. Prima di tutto la sponsorizzazione che sta facendo il Corriere e i gruppi economici di cui il giornale è espressione. Non è un mistero che da tempo i poteri forti stanno cercando di avere un interlocutore politico che possa sostenerli nella loro azione. Il primo tentativo fu fatto con Tangentopoli. L’allora Pds aveva bisogno di una legittimazione democratica nel suo abbandono del comunismo e i poteri forti, che avevano responsabilità non secondarie nell’esplosione del fenomeno, fecero da spalla alla sua ascesa. In cambio riuscirono a governare per interposta persona il processo di privatizzazione dei pezzi pregiati dell’economia italiana, ancora in mano pubblica. L’apparire sulla scesa di Berlusconi scompaginò le carte. Ora assistiamo al secondo tempo della partita. I giochi si stanno ripetendo con il Partito Democratico. Il Corriere è il capofila di quanti si stanno dannando l’anima per dimostrare che in Italia solo il PD può essere l’interprete della modernità. E il continuo martellamento della grande stampa può effettivamente aiutare il progetto. C’è poi un aspetto politico. Il PD, per giocare e vincere la partita, deve riuscire a sfondare al centro. Se si limita a riprendere i voti che già sono della Margherita e dei Ds non va da nessuna parte perché sarebbe ancora sotto ricatto da parte dell’ala più radicale della sua coalizione. Ecco allora l’ultimo anello. Il passaggio dalle parole ai fatti. La legittimazione sul piano teorico non può ottenere risultati se dalle affermazioni di principio non si passa all’attuazione pratica. Ed anche qui qualcosa si sta muovendo. Il segnale questa volta viene da Firenze dove il sindaco Domenici, dalemiano, già parlamentare ds, presidente dell’ANCI, ad un anno e mezzo dalla scadenza del suo secondo mandato, ha messo a rumore l’Italia con un’ ordinanza che vieta ai lavavetri di infastidire ai semafori gli automobilisti. Domenici ha a capito la posta in gioco e si appresta a farsi portavoce all’interno del PD quanti vogliono cavalcare l’onda. C’è da scommettere che nei prossimi mesi, dal sindaco di Firenze verranno altre sorprese.
Con l’aiuto dei poteri forti il PD forse ce la fa!
Non è ancora nato, ma già sta occupando il centro politico con l’aiuto della grande stampa. E delle iniziative del sindaco di Firenze. . Non è un mistero che da tempo i poteri forti stanno cercando di avere un interlocutore politico che possa sostenerli nella loro azione.

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