
Quinto e conclusivo titolo di una complessivamente positiva Stagione Lirica del Teatro di Pisa, Juditha Triumphans devicta Holofernis barbarie (RV 644), oratorio militare in due atti composto da Antonio Lucio Vivaldi (Venezia 1678-1741) su libretto in versi tardo latini di Giacomo Cassetti, ispirato alla storia biblica dell’omonimo libro del Vecchio Testamento, è il solo sopravvissuto dei quattro che risultano essere stati composti dal musicista veneziano.
Per la prima volta sul palcoscenico del Teatro Verdi di Pisa, venerdì 17 marzo alle 20.30 e in replica domenica 19 alle 15.30, La Juditha è propria produzione in un nuovo allestimento firmato da Deda Cristina Colonna (regia), Manuela Gasperoni (scene e costumi) e Michele Della Mea (disegno luci).
Juditha triumphans, composto e rappresentato nel novembre 1716 a Venezia all’Ospedale della Pietà, dove Vivaldi lavorava come insegnante di violino e di viola all’inglese dal 1703, riscosse un grande successo.

Il lavoro fu commissionato per celebrare la vittoria della Repubblica di Venezia sui Turchi e la difesa vittoriosa dell’isola di Corfù. Nel luglio del 1716, i Turchi sbarcarono a Corfù e misero sotto assedio l’isola. La popolazione resistette all’occupazione e in agosto Venezia firmò un’alleanza con il Sacro Romano Impero Germanico. Il 18 agosto, sotto il comando del conte Johann Matthias von der Schulenburg, la battaglia decisiva fu vinta e i turchi abbandonarono l’isola.
La storia di Juditha e la sua vittoria contro l’invasore Holofernes che seduce e decapita, fu un’allegoria per Venezia vittoriosa sui Turchi. Alla rappresentazione partecipò anche il generale von der Schulenburg.

Questo oratorio contiene pagine di straordinaria bellezza, come quella in cui Vagaus, servo di Oloferne, scopre la morte del suo padrone; per Michael Talbot, illustre studioso di Vivaldi, questa è “la scena più bella di tutta la musica di Vivaldi”.
L’intensa atmosfera di guerra è trasmessa attraverso una scrittura corale dinamica; la fede e l’integrità di Judith attraverso una scrittura lirica e tenera. Di grande interesse è l’uso di molti strumenti diversi e relativamente rari, come la viola d’amore, il chalumeaux e la tiorba, usati da Vivaldi per mettere in evidenza i momenti più significativi.
L’opera è anche una coproduzione con il Teatro Amilcare Ponchielli di Cremona. Sul podio dell’orchestra Auser Musici il Maestro Carlo Ipata, dirige il coro Arché il Maestro Marco Bargagna.
Della Juditha sono cinque i ruoli principali, tutti scritti da Antonio Vivaldi per timbri femminili, in ragione delle circostanze della sua messa in scena destinata alle orfanelle dell’Ospedale della Pietà di Venezia.
Due voci esperte del repertorio barocco e vivaldiano, entrambe contralti, interpretano i ruoli del titolo: Sonia Prina è Juditha, mentre Francesca Ascioti è Holofernes. Negli altri ruoli: Miriam Carsana è Abra, Shakèd Bar è Vagaus, lo scudiero di Holofernes, Federica Moi è il sommo sacerdote Ozias. Anche il Coro dei soldati e il Coro delle Vergini sono composti da voci femminili.

Raccogliamo le testimonianze di coloro che hanno dato vita a questo evento:
Cristian Carrara, direttore artistico Fondazione Teatro di Pisa – “Juditha Triumphans devicta Holofernis barbarie ha in sé moltissimi elementi di interesse e curiosità: è un oratorio sacro militare, non un’opera lirica. Non è nato per essere messo in scena, ma la storia che racconta ha una tale potenza narrativa che abbiamo voluto trattare questo lavoro come se fosse una vera e propria sacra rappresentazione. Come per quasi tutte le composizioni vocali di carattere sacro, la lingua utilizzata in questo lavoro è il latino. Per questa e per molte altre ragioni vale la pena lasciarsi sedurre e accompagnare dalla musica delicata, magnifica e potente di uno dei più grandi geni del periodo barocco”.

Deda Cristina Colonna, regia. “Bernardina del Violin, Candida e Caterina della Viola, Lucrezia e Mariarosa del Violon, sono alcuni dei nomi delle figlie di choro per le quali Antonio Vivaldi compose la musica che esse eseguivano, nascoste da grate alla vista del pubblico che accorreva ad ascoltarle da tutta Europa, impegnandosi tra l’altro a non intraprendere mai una carriera nei teatri d’opera, anche quando fossero uscite dall’Ospedale della Pietà. Le orfanelle vestivano un’uniforme simile a un abito da religiosa; la divisa della Pietà era rossa. Nel nostro spettacolo, momenti di azione scenica si alternano a tableaux in cui la musica dell’oratorio è lasciata alla fruizione prevista dal compositore, basata sul sentire dell’orecchio e del cuore. L’uso della gestualità retorica settecentesca contribuisce a una resa teatrale del testo latino, in un agile dispositivo scenico in cui abbiamo immaginato che, per una volta, le figlie di choro potessero portare in scena il capolavoro vivaldiano mostrandosi al pubblico. In un tempo come il nostro, ancora piagato da guerre tra popoli, ci piace concentrarci sulle dinamiche della solidarietà tra i personaggi femminili, più che sulle ragioni della loro violenza sanguinaria”.

Carlo Ipata, maestro concertatore e direttore – “L’oratorio Juditha Triumphans devicta Holofernis barbarie (RV 644) si presenta come una composizione di grandi proporzioni ed è uno dei punti più alti della produzione scaturita dalla incommensurabile vivacità musicale del Prete Rosso.. Le figlie di coro della Pietà erano giovani donne la cui abilità nel canto e nell’uso di strumenti permise a Vivaldi di scatenare la propria fantasia nelle pagine della Juditha il cui strumentario, quanto mai ricco, impreziosisce questa collana di 28 perle (Arie) di cui è formato l’Oratorio. Un esempio è l’Aria Veni, sequere fide dove Juditha canta la fedeltà della Tortora rappresentata dallo Chalumeau (uno strumento che si svilupperà nel clarinetto) accompagnato dai violini. E poi la Viola d’amore o le tiorbe, il mandolino, flauti dolci, oboi, e il Consort di Viole all’inglese, e un ensemble di Viole da gamba. Va ricordato l’uso del coro, tutto al femminile anche nelle tessiture gravi (utilizzato in questa produzione). La mancanza di un Testo (narratore) e il profilo drammaturgico dei personaggi aprono alla possibilità di un allestimento scenico che metta in risalto la forza espressiva e la teatralità di questa partitura. É con questi presupposti che presentiamo il nuovo allestimento della Juditha al pubblico del Teatro Verdi”.
Manuela Gasperoni, scene e costumi – “La condivisione con la regista dell’idea dello spettacolo ha fatto emergere fin da subito l’esigenza di evocare sul palco spazi e ambienti diversi nei quali si svolge la storia. Si dovevano immaginare e trasmettere situazioni in interno, con zone di intimità, e luoghi esterni per azioni corali, che potessero convivere anche allo stesso tempo. Da queste suggestioni ho sviluppato un impianto progettando elementi che potessero dividere senza isolare, separare senza coprire; un gioco di tende e veli che permette l’utilizzo di uno spazio dinamico nel quale gli elementi di arredo si inseriscono e si compongono dando forma alle scene. L’ambiente è privo di connotazione storica e in questo contesto spaziale si muovono i personaggi con costumi che invece alludono o appartengono a uno stile e a un’epoca. Le interpreti, tutte donne, mantengono il loro genere anche nell’abito, e i ruoli sono caratterizzati dai colori e dalle fogge degli accessori”.
Stefano Mecenate

Lascia un commento