Sembra sia già programmato un dibattito su chi è proprietario delle nostre riserve auree e dove devono essere tenute. D’accordo, il ceto politico che ci sta sgovernando non è mai andato oltre le superiori, e, come dimostra Toninelli, le ha anche fatte male, e non riesce neanche a ragionare con un prof. come Tria. Però facciamo parte del G7 e i nostri governanti, prima di blaterare, potrebbero almeno dare un’occhiata ai biglietti di banca che stanno nel loro portafoglio. E verificare che sono firmati dalla BCE e non da Bankitalia, e quindi è logico che l’oro dello stato italiano sia posto a garanzia (oltre a tutto parziale) della circolazione monetaria in Italia, e quindi deve stare a Francoforte. Una parte sta anche a Londra e New York, che sono le piazze dove si fa il fixing quotidiano dell’oro, e bisogna averne su piazza per far immediatamente fronte a eventuali oscillazioni, mentre sarebbe difficile farlo a Fuorigrotta come vorrebbe il rag. (?) Di Maio. Mentre dopo la Brexit è possibile che si faccia appunto anche a Francoforte. Durante la guerra fredda, invece, il nostro oro stava prevalentemente a New York, cioè presso il più potente dei nostri alleati, per tenerlo lontano in caso di aggressione sovietica: chi ha letto un po’ di storia sa che Hitler ha finanziato la sua guerra mondiale anche svaligiando le riserve auree prima di Praga e Varsavia, poi quelle cospicuissime di Belgio Olanda e Francia e quelle piccole di Lussemburgo, Jugoslavia e Grecia, per finire con quelle italiane che nel si salvi chi può dell’8 settembre il regio governo si era dimenticato di blindare.
Claudio Bellavita

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