Il Coordinamento dei Comitati per la Salute della Piana contesta con decisione che la costruzione di un Inceneritore nella Provincia di Prato sia una scelta etica, come più volte espresso dal sindaco Romagnoli e dall’assessore Curcio. E’ etico mettere a rischio la salute dei propri cittadini, senza valutare le alternative all’incenerimento? Se non è etico esportare i nostri rifiuti a giro per la Toscana, è invece etico importare i rifiuti da altre province, poiché Prato non ne produce in queste quantità, per alimentare un inceneritore da 180.000 T/anno? E’ etico non menzionare mai il fatto che sarà in ogni caso necessaria una discarica speciale per stoccare le ceneri tossiche e pericolose che ammontano in volume ad un terzo delle quantità bruciate? Questa discarica sarà a Prato o fuori Prato? E se prevarrà il secondo caso che senso ha parlare della chiusura del ciclo dei rifiuti all’interno della Provincia? E che fine faranno i filtri dell’inceneritore, che sono costosissimi, e devono essere cambiati regolarmente? Finiranno in Africa come in tanti altri casi?
Il Coordinamento contesta inoltre che la costruzione di un inceneritore porterà un beneficio economico.
L’incenerimento è il passato. Negli Stati Uniti non vengono costruiti inceneritori dal 1995 e vengono progressivamente spenti quelli esistenti. Si è capito che oltre che dannosi per la salute umana sono nel loro complesso antieconomici per la collettività. In Italia l’energia prodotta dai “termovalorizzatori” viene pagata tre volte il prezzo di mercato e caricata sulle nostre bollette elettriche, con una voce specifica, per il meccanismo “drogato” dei certificati verdi, che sponsorizzano questa forma di smaltimento e tolgono risorse importanti alle vere fonti energetiche rinnovabili. Senza questi incentivi non sarebbe conveniente costruirli.
La strada da percorrere è quella della selezione dei flussi dei rifiuti, dell’educazione dei cittadini e delle imprese, del riciclaggio dei materiali, della creazione di nuove filiere industriali, del nuovo design dei prodotti, e della creazione di nuovi posti di lavoro. Tutto il contrario di un inceneritore che ha bisogno di “mangiare” rifiuti per funzionare 24 ore al giorno per 365 giorni all’anno e disincentiverà tutto questo per i prossimi 25 anni, contribuendo ad alimentare la nostra decadenza culturale, economica e sociale. Non c’e’ bisogno di essere dei geni per capire che raccolta differenziata spinta, ovvero porta a porta, ed inceneritore non possono coesistere sullo stesso territorio. I nostri Comitati sono a conoscenza di tecnologie alternative per chiudere il ciclo dei rifiuti, ma la provincia ha imposto il dogma della termovalorizzione e ha rifiutato ogni confronto.
Il vero beneficiario della costruzione dell’Inceneritore sarà la società che farà l’impianto perché riscuoterà sia per lo smaltimento dei rifiuti, e sia per la vendita di energia. I cittadini e le imprese finanzieranno l’impianto di 180 milioni di euro con la Tia e a regime potranno sperare in qualche risparmio solo se non prevarranno i costi di apparato e gli appetiti sui dividendi. Questo a fronte dei danni certi all’ambiente, alla nostra salute e al valore degli immobili. Ne vale la pena?
Il vero risparmio per cittadini ed imprese commerciali potrà esserci solo con il passaggio al sistema porta a porta ed al controllo dei rifiuti prodotti da ciascuna utenza. In questo caso alcune categorie, oggi sotto pressione potrebbero risparmiare moltissimo se fossero messe nella condizione di differenziare e recuperare i loro rifiuti, ed avessero gli strumenti ed il supporto per poterlo fare. In questo scenario le associazioni di categoria possono fare la loro parte, ed invece sono tutte schierate per la costruzione dell’Inceneritore.
La Tia è oggi una tassa piuttosto che una tariffa.
Lo smaltimento dei rifiuti è comunque un servizio e come tale va pagato, qualsiasi strada si scelga.
Coodinamento dei Comitati per la Salute della Piana
Damiano Baroncelli
portavoce CCSP

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