
Il Centrodestra tiene e punge a Venezia e a Reggio Calabria. Il Centrosinistra si rafforza soprattutto nelle roccaforti toscane ed emiliane.
A prima vista, sembra questo il quadro che emerge dai risultati elettorali.
Non c’è stato il segnale forte nazionale che auspicavano per il centrosinistra, ma nemmeno un’ondata travolgente della destra. Anche se in questa situazione Meloni può permettersi di tirare un respiro.
Verrebbe da dire: la partita è aperta.
Ma con qualche precisazione
É evidente che non ha funzionato a queste elezioni la spinta del referendum sulla giustizia che aggregò non solo l’elettorato di centrosinistra, ma anche una vasta fetta di cittadini delusi dalle politiche economiche, dalle posizioni internazionali e desiderosi di dare un “segnale” di stop al governo Meloni. Questa volta a mancare pare che sia stato soprattutto il voto dei giovani.
Alle comunali l’elettore é spinto a scegliere per qualcuno, un sindaco, un programma, mentre la dimensione politica ed ideologica è meno importante.
Eppure di un pensiero di sinistra e di una visione delle cose da fare ce ne sarebbe stato e ce ne é estremo bisogno per amministrare le città.
A me pare che su questo punto potevamo fare di più e che molto ancora resti da fare: quale urbanistica, quali politiche sociali e ambientali, quale sicurezza?
Posso sbagliarmi ma su questi temi non si è vista e ancora non si vede una proposta sufficientemente chiara e alternativa alla destra.
I dati di queste elezioni confermano anche un trend cronico: il M5S fa un’enorme fatica a strutturarsi a livello locale. Se nei sondaggi nazionali per le politiche viaggia attorno al 13-14%, nelle urne dei comuni si spegne (intorno al 5%). Questo significa che il M5S porta pochissimi voti reali alle coalizioni dei sindaci del centrosinistra.
É invece da registrare positivamente il risultato di AVS che ormai si conferma come una forza strutturata che supera il 6 per cento alla sinistra del PD, dimostrandosi un alleato indispensabile.
Infine, soprattutto, pesano negativamente sul risultato del centrosinistra i ritardi nella costruzione di una coalizione, cioè nella individuazione di un programma e di un leader.
Autorevoli commentatori e politici propongono di non andare in questa direzione e di stare ognuno a casa propria a presidiare il proprio elettorato per poi fare un accordo di desistenza, cioè un accordo tecnico per i seggi che si assegnano con il maggioritario.
Non è mai accaduto che un esercito unito sia stato battuto da uno frammentato e disorganizzato.
Basti pensare agli esiti della battaglia di Agincourt (1415), dove un esercito inglese inferiore numericamente ma unito e disciplinato (circa 6.000 uomini, in gran parte arcieri) sbaragliò la cavalleria francese (tra i 15.000 e i 25.000 uomini) che, mossa da rivalità interne e in mancanza di coordinazione, si accalcò nel fango in modo disorganizzato, finendo per farsi annientare pezzo dopo pezzo.
Se non c’è un’unione visibile, un afflato comune e una proposta di governo credibile, gli elettori percepiscono l’accordo come un mero “poltronificio” cinico. Ma in questo modo l’elettorato si deprime e si rifugia nell’astensionismo, lasciando la strada spianata a una destra che, pur con le sue feroci liti interne (si veda lo scontro tra Lega e FdI sul terzo mandato), alle urne si presenta sempre unita e disciplinata in un’unica coalizione; a cui si aggiungerà -vedrete- al momento giusto anche il generale Vannacci.
I francesi ad Agincourt erano convinti che per vincere bastasse ammassare cavalieri e furono sbaragliati. Certi strateghi del centrosinistra oggi pensano e si comportano come loro.
La verità è che questo è già successo alle politiche del 2022 con le scelte sciagurate fatte da Letta di andare da soli, anche nel maggioritario.
Ora certi strateghi ripropongono una versione corretta ma non meno pericolosa della linea lettiana.
Invece io sono convinto che occorra costruire insieme un programma e portarlo in discussione tra gli elettori del centrosinistra. E poi chiamarli a scegliere il leader della coalizione attraverso regolari primarie.
Attenzione: il tempo sta per scadere.
Enrico Rossi

Lascia un commento