I dati della ripresa economica in Italia, tra il 2014 e il 2015, hanno lasciato sul tappeto più di 140.000 imprese, secondo la ricerca effettuata da REF, Rete Imprese Italia. Ma, fra le imprese che hanno dovuto chiudere i battenti e quelle che hanno resistito, la differenza principale è nel tipo di gestione. Infatti sono le imprese con meno di dieci impiegati che hanno dimostrato di essere il settore imprenditoriale più elastico e quindi più resistente agli assalti.
Export e piccole imprese
Le micro-imprese sono una realtà ben consolidata in Italia. Nascono quasi sempre come imprese individuali artigiane, o aziende familiari che trasformano in prodotto il grande spirito imprenditoriale italiano. A volte nate anche dalla voglia di reinventarsi da parte di chi ha perso il lavoro, hanno dimostrato, soprattutto le più recenti, molta predisposizione verso il mercato estero. Infatti le imprese che sono cresciute puntando sull’export sono più di 180.000.
Questo è un dato importante che deve ridare speranza e fiducia alle altre aziende, stimolandole ad innovare e a puntare sui mercati esteri, magari rifinanziandosi con gli strumenti adeguati. La legge italiana infatti cerca di tutelare, per quanto è possibile, le aziende in crisi. A tal fine mette a disposizione degli strumenti finanziari che mirano a fare rientrare l’azienda in una zona di produttività sostenibile.
Strumenti operativi per rifinanziare un’impresa
Questi strumenti creati apposta per finanziare un’impresa in crisi o in difficoltà sono principalmente tre. Il primo si chiama finanza ponte, e cerca di preservare la solvibilità dell’azienda con delle aperture di finanziamento o con un piano di ristrutturazione del debito. Questo consente alle imprese di mantenersi solvibile tamponando le azioni dei creditori nei suoi confronti. Altro strumento è la finanza strumentale che, a fronte della dichiarazione di un tecnico, possibilmente un dottore commercialista, concede dei finanziamenti finalizzati alla ripresa dell’azienda per coprire in tutto o in parte la situazione debitoria. Ancora si può fare ricorso alla nuova finanza, che mira in maniera più specifica a coprire le pretese dei creditori, caso per caso. Tra l’altro la possibilità di quest’ultima di essere pre-deducibile ne aumenta la convenienza.
Decidere quando risanare
In ogni caso, quando si affrontano situazioni così delicate, è bene fare delle considerazioni in itinere per capire lo stato in cui versa la propria impresa. Un’analisi accurata dei punti deboli è certamente il primo passo per capire se ci sono i margini per un risanamento. Immediatamente dopo occorre definire quali sono i maggiori punti di forza, sia dell’azienda sia del suo prodotto, per capire come ricostruire o rilanciare l’azienda. I risultati delle analisi rilevate dai crisis management indicheranno i passi da seguire. Se esistono i margini per risollevarsi sarà legittimo giocarsi tutte le carte a disposizione per uscire da una situazione di stallo.

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