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Come l’intelligenza artificiale cambia il lavoro

Molti lavori sono a rischio con l’AI, ma la ricerca della società statunitense ha anche spiegato il calo degli annunci delle offerte. Con l’avvento dell’AI una delle preoccupazioni sempre più forti è legata ai lavori a rischio per l’essere umano. Di recente, non è un caso che molti selezionatori di risorse umane abbiano notato un calo delle offerte, e la colpevolezza sembra essere proprio l’evoluzione dell’intelligenza artificiale.

di Salvatore Rondello | 10 Aprile 2026

Molti lavori sono a rischio con l’AI, ma la ricerca della società statunitense ha anche spiegato il calo degli annunci delle offerte.
Con l’avvento dell’AI una delle preoccupazioni sempre più forti è legata ai lavori a rischio per l’essere umano. Di recente, non è un caso che molti selezionatori di risorse umane abbiano notato un calo delle offerte, e la colpevolezza sembra essere proprio l’evoluzione dell’intelligenza artificiale.
Una risposta più concreta arriva dalla società statunitense Anthropic, che con il suo studio dal titolo scientifico Labor Market Impacts of AI: A New Measure and Early Evidence ha spiegato l’impatto dell’AI con il mercato del lavoro.
I lavori con l’AI cambiano e si evolvono. Il mercato è però diviso tra nuove opportunità e il rischio di non essere assunti. Secondo la ricerca di Anthropic infatti, al momento il problema più grande non sarebbe il taglio del personale ma una assunzione ridotta.
In breve le imprese piuttosto che assumere nuove risorse, pur dovendo sostituirne qualcuna, starebbero preferendo mantenere gli stessi dipendenti ma agevolando l’attività con alcune strumentazioni di intelligenza artificiale.
Ad approfondire l’analisi dell’azienda che ha realizzato Claude, è il fondatore di Marte, Federico Mattia Dolci, che ha messo in evidenza come l’AI richiederà nuove competenze, mentre in altre attività la mansione rischierebbe di diventare obsoleta.
Anche se potrebbe sembrare l’esatto opposto i rischi maggiori nella correlazione AI, lavoro sono assunti dai più giovani, quelli che devono iniziare la loro carriera. Infatti con il ridursi delle offerte e una richiesta sempre più “evolutiva” i problemi e le confusioni si fanno sempre più persistenti.
Un altro pensiero sbagliato è legato al fatto che il rischio maggiore è di chi ha meno competenze. Tutt’altro, dall’analisi di Anthropic i primi a poter assistere a meno lavoro sono proprio i lavoratori più qualificati, poiché l’intelligenza artificiale si addentra nei sistemi informatici più evoluti.
Tra i lavori più a rischio ci sarebbero quelli degli sviluppatori informatici, i data entry e chi si propone all’assistenza ai clienti.
Il dibattito sull’avvento dell’intelligenza artificiale è spesso dominato da un timore tanto diffuso quanto comprensibile: la sostituzione del lavoro umano. L’idea di macchine intelligenti in grado di svolgere compiti complessi evoca scenari di disoccupazione di massa e di intere categorie professionali rese obsolete. Tuttavia, analisi autorevoli come il “Future of Jobs Report” del World Economic Forum dipingono un quadro molto più sfumato e, per certi versi, ottimistico. La grande rivoluzione tecnologica, ambientale e demografica che stiamo vivendo non porterà a una semplice sottrazione di posti, ma a una profonda riconfigurazione del mercato. La domanda che sorge spontanea e che preoccupa molti non è più solo se, ma soprattutto, con l’Intelligenza Artificiale quali lavori nasceranno?
La percezione comune che l’avanzata tecnologica porti inevitabilmente a una contrazione dell’occupazione viene messa in discussione dai dati. Secondo il World Economic Forum, l’impatto combinato delle transizioni in atto dovrebbe generare un bilancio netto positivo. Le stime indicano che, a livello globale, entro il 2030 potrebbero essere creati circa 170 milioni di nuovi posti di lavoro a fronte di 92 milioni di ruoli destinati a scomparire. Il risultato sarebbe un incremento netto di 78 milioni di posti di lavoro.
Le professioni che registreranno la crescita più significativa nei prossimi cinque anni sono già ben definite e includono specialisti in big data, ingegneri con competenze in tecnologie finanziarie (fintech) e, naturalmente, esperti di intelligenza artificiale e machine learning. È importante sottolineare, però, che la rivoluzione non riguarderà solo la creazione di nuove figure. La stragrande maggioranza delle posizioni attuali, circa il 78% dell’occupazione globale, non sparirà, ma sarà destinata a trasformarsi, integrando nuove tecnologie e richiedendo nuove competenze.
Secondo l’esperto di innovazione Marco Bentivogli, l’intelligenza artificiale non si limiterà a un effetto binario di creazione o distruzione. Il suo intervento sarà più capillare e si articolerà così:
genererà professioni completamente nuove, che oggi non siamo ancora in grado di immaginare;
cancellerà alcuni ruoli, in particolare quelli caratterizzati da mansioni routinarie e ripetitive, che possono essere facilmente automatizzate;
integrerà potenziando e supportando la maggior parte delle professioni esistenti.
Quest’ultimo effetto sarà, con ogni probabilità, il più rilevante e diffuso. L’IA diventerà uno strumento a supporto del lavoratore, valorizzando le attività a maggiore ingaggio cognitivo e liberando tempo prezioso dalle incombenze più meccaniche. Questo schema non è nuovo: già la robotica avanzata ha dimostrato che i Paesi con la più alta densità di robot per lavoratore sono anche quelli con i tassi di disoccupazione più bassi, indicando un saldo positivo tra posti persi e posti creati.
L’impatto dell’intelligenza artificiale non è una prospettiva futura, ma una realtà già operante in numerosi ambiti professionali, dove agisce come un potente strumento di supporto. Nella bozza delle linee guida ministeriali, vengono delineati esempi concreti. In ambito sanitario, gli algoritmi di machine learning possono assistere i medici nella diagnosi precoce delle malattie e nello sviluppo di medicine personalizzate. Nel settore della finanza, l’IA è già impiegata per la gestione del rischio e l’individuazione di frodi.
Nel marketing, aiuta a personalizzare le campagne pubblicitarie analizzando i comportamenti dei consumatori. L’intelligenza artificiale generativa sta rivoluzionando il campo dell’educazione, permettendo ai formatori di creare materiali didattici interattivi e su misura. La visione artificiale, invece, trova applicazione nella sicurezza, attraverso il riconoscimento biometrico, e nell’automotive, dove è fondamentale per lo sviluppo di veicoli a guida autonoma e sistemi di assistenza al conducente.
Affinché la transizione verso un’economia integrata con l’intelligenza artificiale sia un’opportunità per tutti, è necessario affrontare alcune sfide fondamentali. La prima è garantire l’accessibilità a queste tecnologie anche per le piccole e medie imprese, magari attraverso la creazione di Centri di Competenza diffusi sul territorio. La seconda, forse la più importante, è la formazione dei lavoratori. Bisogna evitare che si crei un divario di competenze tra chi è in grado di aggiornarsi e chi, invece, rischia di rimanere escluso dal mercato.
Un’altra sfida cruciale è quella educativa, che si sviluppa su tre livelli:
educare all’intelligenza artificiale, per diffondere consapevolezza sui suoi potenziali e sui suoi limiti;
educare con l’intelligenza artificiale, sfruttandola per personalizzare i percorsi di apprendimento;
educare l’intelligenza artificiale, addestrando gli algoritmi per garantire che il loro sviluppo rimanga sempre centrato sull’essere umano (prospettiva umanocentrica).
Infine, è necessario promuovere un uso responsabile e inclusivo dell’IA, che rispetti i diritti e le tutele dei lavoratori, senza dare per scontato che la sostituzione del lavoro umano, ad esempio nell’assistenza clienti, sia sempre sinonimo di maggiore efficienza e produttività.
Un aspetto centrale della digitalizzazione del lavoro è rappresentato dalle piattaforme digitali, che agiscono come intermediari tra domanda e offerta di servizi. Questo modello è ormai diffuso in settori come il delivery (Deliveroo, Glovo, Just Eat), i trasporti (Uber) e i servizi offerti da freelance (Fiverr, Freelance.com). La crescita di questo fenomeno è esponenziale: i lavoratori delle piattaforme nella UE, che erano 28 milioni nel 2022, avrebbero raggiunto i 43 milioni entro la fine del 2025.
Per regolamentare questo settore, l’Unione Europea ha varato la direttiva 2024/2831, che gli Stati membri dovranno recepire entro la fine del 2026. L’obiettivo è migliorare le condizioni di lavoro, garantire una corretta qualificazione del rapporto (lavoro autonomo o subordinato) e, soprattutto, evitare che decisioni cruciali per la vita dei lavoratori, come la determinazione dei compensi, le selezioni o la cessazione del rapporto, siano affidate a decisioni completamente automatizzate prese da un algoritmo.
La tutela dei lavoratori che operano tramite piattaforme digitali rappresenta un terreno complesso. In Italia, il mercato del lavoro è tradizionalmente diviso tra lavoro dipendente e autonomo. Sebbene sentenze e direttive europee spingano per qualificare il lavoro su piattaforma come dipendente, come ha fatto Just Eat, assumendo i suoi rider con un contratto di lavoro subordinato, la realtà operativa spesso assomiglia più a un’attività autonoma. Per questo, emerge la necessità di superare questa rigida bipartizione, costruendo un nuovo sistema di diritti sociali universali che siano esigibili da tutti, a prescindere dalla forma contrattuale.
Nel frattempo, l’intelligenza artificiale sta iniziando a integrarsi anche all’interno di queste piattaforme. Aziende come Fiverr non si limitano più a usare l’IA, ma assumono “nativi dell’IA”, persone capaci di costruire interi flussi di lavoro attorno a essa. Altre, come la piattaforma di formazione  Coursera, vedono l’IA principalmente come una funzione di supporto, richiedendo una formazione di base sul tema ma senza imporla come strumento quotidiano per tutti. Questa evoluzione richiederà un adeguamento costante delle tutele per affrontare le nuove dinamiche del lavoro digitale.
Dunque, anche i sindacati dovranno preoccuparsi di tutelare i lavoratori dell’IA e quelli che nel loro lavoro utilizzeranno l’IA.

Salvatore Rondello

(da AvantiOnline.it)

Pubblicato in : Editoriale

Info Salvatore Rondello

Salvatore Rondello è nato a Trapani il 11 luglio 1954. Dal 1982 vive e lavora a Roma.
Dopo aver conseguito la maturità con il massimo dei voti, ha proseguito gli studi in economia e commercio presso l’Università degli Studi di Venezia “Ca’ Foscari”.
Studioso di problematiche sociali, economiche e politiche con particolare attenzione alle tematiche del credito, del welfare e del mercato del lavoro, ha organizzato diversi convegni ai quali sono intervenuti importanti personalità del mondo accademico, politico e sindacale.
Opinionista, consulente artistico e poeta, ha coordinato diversi dibattiti culturali tra i quali sono annoverati diverse presentazioni di nuove pubblicazioni librarie.
Alcuni suoi scritti sono stati pubblicati in diverse riviste e quotidiani. Da settembre 2016 collabora con la Redazione del quotidiano “Avanti on line”.
Nel febbraio 2015 pubblica per Aletti Editore la raccolta di poesie “Vagazioni” classificata finalista nella II edizione del Premio Internazionale “Salvatore Quasimodo”.
Si è sempre battuto socialmente per la tutela del patrimonio artistico e naturale, per la diffusione della cultura, per la difesa Resistenza dei diritti umani e dei valori della Costituzione della Repubblica Italiana nata dalla Resistenza.

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