
Negli anni Settanta l’Iran era la punta di diamante del Medio Oriente. Una monarchia autoritaria, certo, ma laica e modernizzatrice. Lo Scià Mohammad Reza Pahlavi, con la “Rivoluzione Bianca” avviata nei primi anni Sessanta, stava trasformando il paese: alfabetizzazione di massa, riforma agraria, emancipazione femminile, voto alle donne dal 1963, industria pesante, università di alto livello. Teheran era una metropoli viva, con cinema, concerti rock, moda europea e un’economia in piena espansione grazie al petrolio.
Poi arrivò l’alleanza più suicida della storia. La sinistra rivoluzionaria e il clero sciita marciarono insieme contro lo Scià. Il nemico comune era “l’imperialismo occidentale” e bastava questo per ignorare tutto il resto. Nei campus universitari europei e americani, studenti e attivisti distribuivano volantini con il volto di Khomeini, presentandolo come un santo “anti-imperialista”. In realtà, già dai suoi primi scritti proclamava la necessità di uno Stato islamico fondato sulla sharia, con la soppressione delle libertà individuali e la subordinazione totale delle donne.
Il 1979 fu la resa dei conti. Lo Scià fuggì, Khomeini atterrò a Teheran accolto come un salvatore e in meno di un anno eliminò fisicamente e politicamente tutti gli alleati laici. Il partito comunista Tudeh, che aveva spalancato le porte al clero, venne distrutto. Centinaia di intellettuali e studenti furono giustiziati. I tribunali rivoluzionari imposero il velo obbligatorio, la segregazione sessuale e la censura totale. L’Iran moderno fu ricacciato in un Medioevo teocratico.
Da lì a poco il nuovo regime cominciò a finanziare e armare Hezbollah in Libano e Hamas a Gaza. Non solo per colpire Israele come “nazione infedele” in quanto a maggioranza ebrea secondo la visione religiosa islamica, ma anche per perseguire l’obiettivo strategico di distruggere l’unico vero avamposto occidentale in Medio Oriente, cancellando così un modello politico, economico e culturale opposto alla teocrazia iraniana.
Se guardiamo all’Europa di oggi, le dinamiche si stanno ripetendo. Immigrazione di massa senza integrazione reale. Quartieri interi che vivono secondo regole proprie, spesso in contrasto con le leggi dello Stato. Deroghe giuridiche e culturali giustificate in nome della “tolleranza”. Pratiche illiberali come matrimoni forzati, imposizione del velo e tribunali religiosi informali tollerate per paura di offendere comunità minoritarie.
Anche qui una parte della sinistra non solo minimizza, ma diventa ambasciatrice di questo disegno, difendendo chiunque si opponga al “sistema occidentale” anche se porta con sé ideologie incompatibili con la libertà. Intellettuali e giornalisti si autocensurano, i politici evitano il tema per non perdere voti.
È lo stesso copione dell’Iran, solo più lento e subdolo. Ogni concessione non porta integrazione ma perdita di sovranità culturale. Quando ci si accorgerà che intere aree vivono già sotto principi che nulla hanno a che fare con democrazia e laicità, sarà troppo tardi.
La lezione è chiara. Quando si odia il proprio sistema più di quanto si ami la libertà, ci si consegna al peggior nemico possibile. L’Iran lo ha già dimostrato. L’Europa, grazie alle sinistre europee, ci sta arrivando a passi lunghi e ben distesi.
Piero Terracina

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