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Columbus Day

I tentativi di cancellare la storia, soprattutto attraverso l’eliminazione dei suoi simboli visibili, può aver successo in un determinato momento ma sul lungo periodo è destinato a fallire.

di Valentino Baldacci | 18 Ottobre 2021

Come accade ormai da alcuni anni il 12 ottobre si è ripetuto il tentativo da parte di gruppi radicali americani di abolire il Columbus Day come festività federale e di sostituirlo con una festa dedicata ai nativi.
È un’altra manifestazione della cancel culture, del tentativo non solo di processare la storia ma di cancellarla come se tutto ciò che è avvenuto – non solo in America – dovesse essere non tanto oggetto di riflessione ma semplicemente cancellato, come se non fosse mai esistito.
Ha un senso questo tentativo? I fautori di questa opera di cancellazione dovrebbero ricordarsi del motto americano ”E pluribus unum”, che non è soltanto un richiamo al carattere federale della Costituzione americana ma ci ricorda anche che gli Stati Uniti, come oggi li conosciamo, sono il frutto della confluenza di molti popoli: sono il prodotto non solo della colonizzazione anglosassone ma anche dell’apporto di grandi flussi migratori: italiani, tedeschi, ebrei, greci, russi ma anche cinesi e giapponesi e tanti altri popoli hanno contribuito a fare degli Stati Uniti ciò che adesso sono, un Paese multiculturale che ha elaborato una sua propria cultura senza però dimenticare quelle di origine.
È doveroso riconoscere ai nativi la loro specificità e ricordare, anche con una particolare festa, la loro identità e far conoscere la loro storia, prima e dopo l’arrivo degli europei. Ma perché ci sia questo doveroso riconoscimento è necessario cancellare il ruolo svolto nella costruzione degli Stati Uniti da parte di altri popoli?
I tentativi di cancellare la storia, soprattutto attraverso l’eliminazione dei suoi simboli visibili, può aver successo in un determinato momento ma sul lungo periodo è destinato a fallire. Si ricordi ciò che è avvenuto nell’Unione Sovietica che in età staliniana e poststaliniana cambiò radicalmente tutta la toponomastica delle città sovrapponendo le figure del comunismo sovietico e internazionale alle denominazioni tradizionali. Al crollo dell’Unione Sovietica quasi tutte quelle denominazioni sono scomparse e città e strade hanno ripreso quelle tradizionali.
Appare perciò opportuna la decisione del Presidente Biden di non cancellare il Columbus Day – come hanno fatto ben 45 Stati dell’Unione – ma di affiancargli nello stesso giorno la celebrazione della festa dei nativi.

Valentino Baldacci

Columbus Day – Moked
https://moked.it/blog/2021/10/14/columbus-day/

Pubblicato in : Primo pianoTag: anni, comunismo, costituzione, manifestazione, radicali, stati uniti

Info Valentino Baldacci

Valentino Baldacci ha insegnato nella Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” dell’Università di Firenze. È autore di numerose pubblicazioni, fra le quali: Liberalismo e liberismo, liberalismo e borghesia nel pensiero di Piero Gobetti (1963); Estremismo e catastrofismo in Franco Rodano (1964); Il calcio come ideologia (1970, con Gerhard Vinnai); Pinocchio e la sua immagine (1981, con Andrea Rauch); L’”Encyclopédie” nella Toscana del ‘700: successi e fallimenti di progetti editoriali (1985); II 18 aprile 1948: la campagna di Toscana (1988); Filippo Stecchi. Un editore fiorentino del Settecento fra riformismo e rivoluzione (1989); II lampione e la lanterna: una chiacchiera sulla satira politica nella Toscana del Risorgimento (1993); La satira politica nella Toscana del Risorgimento – Periodici 1848/1860 (1993); Pietro Leopoldo, un grande riformatore (2000); Il sistema dei beni culturali in Italia – Valorizzazione, progettazione e comunicazione culturale (2004); Gli itinerari culturali – Progettazione e comunicazione (2006); Guadagnarsi il pane. Luoghi e tempi del lavoro in Toscana tra ‘800 e ‘900 (2008, con Zeffiro Ciuffoletti); La Toscana nell’età del Risorgimento (2010 – con Cosimo Ceccuti); Ernesto Nathan, Paolo Orano e l’antisemitismo in Italia (2012); Giovanni Spadolini: la questione ebraica e lo Stato d’Israele. Una lunga coerenza (2013); Tre diverse concezioni del patrimonio culturale (2014).

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