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Colpa dell’etica

di G. M. | 15 Ottobre 2012

Come una valanga, l’autodefenestrazione ha sotterrato definitivamente prima l’immagine del Pdl laziale, poi di tutta la destra regionale, infine di tutto il Pdl nazionale.

In sintesi, stringatissima, all’inizio baruffe e scontri interni al Pdl laziale gli impedirono di presentarsi al voto sulla piazza più importante della regione, quella di Roma. Dopo due anni e mezzo, la fine del governo regionale del centrodx si è consumata su scontri , accuse e superficialità interne ad un Pdl territoriale già reso ombra di se stesso. Su questo cerchio, di rimpianto e di ridicolo, è calata anche la ciliegina del segretario Pdl Alfano. La sua condanna a incandidabile per l’intera compagine regionale eletta o nominata Pdl, è stata superficiale e frettolosa, dettata dalla stessa indignazione generale che a preteso la galera per l’ex presidente del gruppo regionale Fiorito. Il segretario per voler essere mondo tra i mondi si è comportato secondo i crismi del ricordato Maltese che pretendono qualificare come subumani culturali, sociali e delinquenziali tutti gli antagonistii della sinistra italiana. Come una valanga, l’autodefenestrazione, le reciproche accuse e prese di distanza all’interno della compagine destra regionale , ha sotterrato definitivamente prima l’immagine del Pdl laziale, poi di tutta la destra regionale, infine di tutto il Pdl nazionale. Contemporaneamente da lì si è diffusa la vergogna sul consiglio regionale del Lazio, poi sui consigli delle regioni governate dal centrodx, infine su tutti i consigli e quindi sulle regioni tout court. La vergogna attiene al lauto finanziamento autonomo erogatosi dai gruppi regionali partitici. Oltre ed a parte gli arricchimenti personali, si tratta di un doppione del già ricco finanziamento partitico nazionale. Politicamente, questo finanziamento spiega la realtà di un mondo di componenti politiche frammentate, anche quando raccolte dal contenitore bandiera. La loro divisione e sfiducia reciproca fa sì che ciascun pezzo cerchi sostentamento e fondi in modo autonomo, ai diversi livelli istituzionali. Ai pezzi partitici si uniscono poi le molteplici fondazioni personali e non, più o meno legate ad altre fondazioni universitarie e bancarie. In un momento di crisi e di massima tassazione, risulta odioso l’uso dei miliardi per il finanziamento pubblico dei partiti nazionali sommato ai milioni di quello dei gruppi locali ed all’ulteriore flusso milionario indiretto delle fondazioni. C’è bisogno dell’abbuffata disdicevole, del quadro urtante, per far scattare la rabbia dei più. Se no, si resta rassegmati di fronte a svariati livelli di finanziamento partitico, corporativo e di meri gruppi di pressione. Paradossalmente tutto è colpa dell’etica. La lunga epoca di moralizzazione vissuta per 30 anni ha voluto eliminare la forma partito tradizionale, gli iscritti , le sezioni, le selezioni, le cooptazioni interne ed i congressi con relative ideologizzazini della soluzione dei problemi concreti. L’etica ha identificato in questa forma partito, la corruzione, l’alterazione del mercato ed un parlamentarismo volutamente indeciso ed imbelle. In realtà senza il tessuto connettivo di enti politici privati che controllino l’operato di eletti e propagandisti, i legami interni tra centro e periferia e la suddivisione delle relative risorse, si ottengono solo miriadi di piccoli e grandi piranha che, tra un voto e l’altro, cercano di riprodursi mangiando il più possibile, ingoiando qualunque cosa gli si pari dinanzi, anche fosse un soggetto della stessa specie. Mentre cala la vergogna sul Lazio, pari sprechi si segnalano in Lombardia, Piemonte, Calabria ed Emilia. Della Sicilia inutile dire, dato che il clima elettorale induce a peggiorare l’impeggiorabile. Uguali segnali vengono dalla Puglia, e dalle gestioni passate e presenti campane. La vicenda del discredito regionale viene e verrà utilizzata per affossare del tutto il lento cammino federalista, ampiamente stoppato dal governo Monti al suo apparire. Per conseguenza si riaccendono gli animi separatisti e antistatali in Lombardia e soprattutto in Veneto. Altra conseguenza è lo scontro al calor bianco tra i fautori dei referendum e delle decisioni d’autogoverno delle piccole comunità e tra i parlamentaristi che vorrebbero tornare, in nome della responsabilità europea e della guida soffiocante di Monti, a decisioni di palazzo sulle massime nomine governative e presidenziali sfuggendo ai vincoli del bipolarismo. Il costo della politica tocca complessivamente una decina di miliardi. Passata la buriana ed i fiorito non calerà, malgrado i provvedimenti annunciati dal governo, che comunque restano nella piena disponibiltità decisionale e normativa delle regioni. Questo spreco si interrompe ridando contenuti a forme partito e chiudendo le forme spurie partitiche, da signori della guerra, delle fondazioni e dei gruppi persionali, territoriali e familistici. Buttando nel cestino tutto l’impeto delle cose buone, etiche, e degli antichi costumi, della moralità. Il bipolarismo italiano non si giustifica nella divisione tra destra e sinistra; ma tra chi vuole poter decidere razionalmente e chi vuole l’indecisione permanente contraddittoria. Dalla parte della seconda sta larga parte delle strutture giuridiche, culturali e mediatiche, che sono un vulnus marscescente senza speranza di rimedio. Si pensi alla Lombardia, migliore best practise istituzionale, attaccata, a prescindere dai fatti soprattutto da parte delle cosiddette migliori anime laiche. Si pensi all’occasione storica di concretizzare Roma Capitale approfittando della in labilità dell’istituto regionale. Il sindaco Alemanno, attaccato da destra e sinistra, è riuscito a proteggere partito e Campidoglio subissati di inchieste giudiziarie. Ora potrebbe fondere Campidoglio e Pisana, rialzando la Polverini in una comune opera effettiva di semplificazione gestionale e di creazione della prima Grand Ville italiana, secondo le norme del ’90. Questa è la politica che serve, la Roma Capitale attesa, risposta all’aggressione al federalismo ed allo sfaldamento della politica territoriale. Molto meglio di mille gruppetti riuniti sotto un grande ombrellone in nome di tutto e del suo contrario.

Pubblicato in : Primo piano

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