“Basato su una storia vera” è contemporaneamente un avviso e un ammonimento a non sottovalutare quello che verrà mostrato: Tutti sappiamo ovviamente cosa successe in Cile quel maledetto 11 settembre 1973, quando i carri armati entrarono a Santiago e il generale Pinochet depose Salavador Allende il primo presidente di sinistra regolarmente eletto dal popolo, ma non sappiamo tutto.
Parlo oggi di questo film, uscito a maggio nelle nostre sale e reperibile nelle poche arene estive o in dvd perché , vista l’aria che tira. mi sembra utile e necessario rinfrescare la memoria dei fatti più o meno recenti, tenendo sempre presente che le dittature si affermano nel silenzio, nel silenzio degli altri che fingono di non vedere . Così iniziò il rastrellamento degli ebrei nel ghetto di Varsavia, con le conseguenze che conosciamo , nonostante gli sforzi dei negazionisti, così in Cile ieri, così in Turchia oggi.
Altri film hanno parlato del Cile sotto la dittatura , ne cito solo uno Missing Palma d’oro a Cannes nel 1982 e Oscar 1983, ma il regista Gallenberger, sullo sfondo della dittatura introduce due protagonisti (questi inventati) per portarci dentro la vera storia di Colonia Dignidad, orrore fra gli orrori della dittatura.
A metà tra thhriller e “messaggio” ( è successo anche con “Il caso Spotlight. Oscar 2016) il film unisce alla presa del potere di Pinochet la storia di due giovani tedeschi , favorevoli ad Allende e che si trovano in Cile proprio in quei giorni e la loro storia d’amore serve per farci conoscere Colonia Dignida che esiste già nel 1961 fondata a 300 km da Santiago da Paul Schafer , un predicatore laico tedesco, guarda caso ex SS e pedofilo. Doveva diventare una colonia modello per rifugiati tedeschi, diventerà una grande fattoria in cui gli adepti alla setta che vedevano in Paul Scthafer il loro dio, tenevano pressochè in schiavitù i rurali cileni.
Entrare era facile ma nessuno poteva allontanarsi e se qualcuno riusciva a fuggire veniva presto ripreso, anche grazie alla collaborazione con l’ambasciata tedesca, e sottoposto a pesanti punizioni e ad abusi anche sessuali. (insomma un qualcosa di simile a quello che in Toscana era diventato “Il Forteto”). Quale posto migliore per il dittatore Pinochet , amico di Schafer (fra mostri si conoscono e si apprezzano) per poter interrogare, torturare, far sparire gli oppositori al suo colpo di stato? Si tronca un sogno di democrazia facendo sparire chi in quella democrazia credeva (vi vine in mente per caso la Turchia oggi?). Una delle scene più allucinanti del film è la visita di Pinochet alla colonia accolto da canti, feste e bandierine sventolate con gioia.
Nella colonia il regista Gallemberger inserisce anche i due giovani fidanzati: Daniel prigioniero politico, Lena vi entra spontaneamente, fingendosi desiderosa di riscattarsi dai suoi peccati., ma il vero scopo è salvare Daniel e fuggire con lui. Le donne della comunità devono perdere il loro corpo, dedicarsi solo al duro lavoro dei campi, ascoltare le prediche, gli interrogatori, i rimproveri, le punizioni di Schafer che ha anche l’incarico di interrogare e punire i prigionieri e uno dei suoi metodi di tortura consisteva nello spezzare la volontà dei “nemici” . Ovviamente non si è potuto girare a Colonia Dignidad, ma una volta frequentato il luogo, interrogato lo stesso Schafer tutto è stato ricostruito in maniera identica in Lussemburgo .
Per le scene in Cile relative al golpe, l’operatore ha usato lenti degli anni ’70 che hanno reso le immagini un po’ sfocate, mentre per le scene della colonia, le immagini erano più luminose e la macchina sempre molto vicina ai volti dei protagonisti per rivelare le loro angosce, dava anche il senso di opprimente claustrofobia.
Schafer accusato di pedofilia fugge in Argentina, catturato nel 2004, muore in prigione nel 2010.

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