
Papa Francesco è ricoverato e la prognosi è riservata.
Tutto il mondo è in ansia, scrivono i giornali. Vorremmo che non ci lasciasse, si ristabilisse presto, e tornasse al suo lavoro, prezioso per l’umanità.
Mi hanno colpito due decisioni che in materia di malattia e di vecchiaia Papa Francesco ci ha voluto trasmettere con il suo comportamento.
Ha stabilito che sul suo stato di salute non vi fossero misteri e ha chiesto ai medici di tenere correttamente informato il mondo. Un scelta di trasparenza che è una lezione coraggiosa di realismo sulla tragicità della condizione umana, in una società che vuole espungere dallo spazio pubblico il dolore e la malattia e non vuole confrontarsi con la morte, relegando questa parte imprescindibile della vita in una dimensione privata, da nascondere quasi fosse una colpa personale.
Altrettanto apprezzo l’ostinazione con cui ha rifiutato le interessate richieste di dimissioni e ha deciso di proseguire il suo servizio alla Chiesa finché -sono parole sue- la testa gli avesse funzionato bene.
Lo ha fatto -noi ci auguriamo che continui ancora- senza nessun timore a mostrare la sofferenza che questo impegno gli provoca e facendo vedere, senza remore, che per muoversi ha bisogno del sostegno degli altri e degli ausili.
Non c’era modo migliore per riscattare la disabilità che affligge e purtroppo emargina sulla Terra centinaia di milioni di persone di ogni età.
Vengono in mente le parole di Papa Francesco contro la cultura dello scarto che caratterizza la società in cui viviamo.
“Essa -ha detto il Pontefice- è uno dei fenomeni più drammatici del nostro tempo, per il quale la società umana tende a mettere da parte tutto quello che non risponde ai criteri di efficienza, produttività, reattività, ma anche di bellezza, giovinezza, forza e vivacità.”
La lotta di Papa Francesco contro la “cultura dello scarto” che riduce gli uomini a oggetti di consumo non è stata fatta solo a parole ma anche con il comportamento personale, portando avanti la sua missione papale, pur con i limiti imposti dalla condizione fisica.
Per i disabili e per tanti anziani si tratta di un esempio e di una denuncia forte della società che li emargina e mira esclusivamente al profitto; fino al punto di teorizzare e praticare una scandalosa “silver economy” che nella terza età vede solo un mercato su cui fare profitti.
A mio avviso, Papa Francesco ci mostra la strada per ribellarci a questa condizione disumana sia con l’impegno collettivo e la denuncia pubblica sia con le scelte individuali, affermando concretamente il diritto ad essere attivi e a non piegarci a chi ci vorrebbe emarginare e ridurre in un angolo, scartare, isolare dalla vita sociale.
Anche per questo dobbiamo ringraziarlo e dire ancora una volta: forza Francesco.
Enrico Rossi

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