Voler ridurre papa Bergoglio ad un incolto teologo è quanto di più sbagliato, eppure la parte più conservatrice della Chiesa, minoritaria, e aggressiva nei media, questo va scrivendo. La parte più progressista lamenta invece, a cinque anni dal suo magistero, il fallimento delle riforme del Papa. In pratica ognuno di queste due componenti aveva evidentemente aspettative che sono andate deluse.
I conservatori lamentano anche le uscite estemporanee del pontefice caricandole di elementi teologali che in effetti non hanno; né nelle intenzioni di Bergoglio, il quale si esprime semplicemente per farsi capire dal suo popolo, non v’è la benché minima idea di confondere interviste o dichiarazioni “a braccio” per bolle pontifice, né tali dichiarazioni all’impronta possono essere prese per intenti riformatrici della Chiesa cattolica. In effetti l’unico tentativo di riforma teologale, la comunione ai divorziati e similari è per ora sulla carta, come del resto anche la nullità dei matrimoni per dichiarazione vescovile. Ricordiamo che ci vollero diverse prese di posizione di papa Francesco, due sinodi vescovili e la proposta passò a maggioranza risicata. Per il resto si è limitato al lavoro più corposo a cui era chiamato per il disastro in cui era ridotta la curia vaticana.
Ecco allora l’istituzione del Consiglio dei nove cardinali chiamati ad aiutare il Papa, in luogo di un Segretario di Stato omnifacente del passato (card. Bertone). Tale consesso chiamato C9, per brevità, ha già effettuato quasi duecento riunioni ed ha un grosso carteggio ancora da attuare. Intanto però sono già 25 i provvedimenti che papa Francesco ha ratificato: l’istituzione del Cior (Pontificia commissione referente l’istituto per le opere di religione); il motu proprio sulla giurisdizione degli organi giudiziari dello Stato della Città del Vaticano (camere penali); l’istituzione della Cosea (Pontificia commissione referente di studio e di indirizzo sulla organizzazione della struttura economica-amministrativa); l’istituzione del Comitato di sicurezza finanziaria della Santa Sede. Nel 2014 con motu proprio del 24 febbraio ha istituito la Segreteria per l’Economia e il Consiglio per l’Economia. In seguito la Pontificia commissione per la tutela dei minori; la Segreteria per l’amministrazione del patrimonio della sede Apostolioca; la Segreteria per la Comunicazione; ha dato origine alla nascita del Dicastero dei laici, la famiglia e la vita; la Commissione per la negligenza dei vescovi relativamete ai casi di abusi sessuali compiuti su minori ed adulti vulnerabili; l’istituzione della terza sezione della Segreteria di Stato per il personale di ruolo diplomatico e così via…con accorpamenti di alcuni Dicasteri.
Non dimentichiamo le due Commissioni referenti per lo IOR ed il cambio ai vertici dello stesso.
In questo turbinio di trasferimenti e riforme è del tutto naturale che vi siano state delle dure opposizioni sfociate per esempio nella pubblicazione di documenti riservati che riguardavano appunto la Cosea (la Commissione referente sugli organisni economico amministrativi sfociata nella Vatileaks 2) con la defenstrazione del prelato spagnolo Lucio Balda. Ricordiamo anche il siluramento dell’ australiano George Pell, uno dei nove cardinali posto al vertice della Segreteria per l’Economia che era riuscito a scontrarsi con ogni altro Dicastero su questioni economiche, soprattutto sulla gestione e controllo dei beni immobili del Vaticano. Pur bravo, Bergoglio ha dovuto farne a meno. D’altronde non è facile per un Papa che viene “dall’altro mondo” scegliere a chi affidare incarichi di responsabilità. E poi si sa un capo deve sempre fare con quello che si trova d’intorno. Anche Cristo mica li scelse tutti a puntino.
Guglielmo Adilardi

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