Cerco di rendere semplice un ragionamento complesso.
Le PMI, le piccole media industrie, quelle che fatturano meno di 50 milioni di euro, impiegano in Italia oltre il 70% dei lavoratori, sono oltre il 90% delle imprese attive, sono presenti in tutti i settori, nelle regioni meridionali rappresentano oltre l’80% della produzione, al nord oltre il 50%.
Nel 2007 parte maggioritaria di queste imprese, soprattutto quelle non internazionalizzate, ha subito un tracollo dei fatturati, dimezzati nel settore edilizio che comprende una filiera lunghissima di attività, ma sensibilmente ridotto in ogni campo, ove si escludano le attività legate al lusso, alla grande distribuzione soprattutto alimentare e qualche settore iper-specialistico di nicchia.
Molti imprenditori hanno messo “il proprio sangue” per risollevare le sorti delle loro aziende, molto spesso affiancati da dipendenti fedeli che hanno a loro volta accettato sacrifici pur di conservare il loro posto di lavoro, molti, imprenditori e dipendenti, si sono ritrovati in una strada senza futuro.
Nel momento in cui il superamento di questa crisi si stava consolidando, le imprese avevano pagato alle banche i debiti contratti per mantenersi in vita, alcuni settori iniziavano ad avere incrementi di fatturato a doppia cifra, redditività, investito nuovamente sul loro futuro, cala il nero sipario del Covid, inimmaginabile, tutto si ferma all’improvviso, ma i pagamenti corrono, il governo in qualche modo aiuta, dilaziona, ma il danno è pesante.
Finisce l’emergenza e dal giorno successivo scattano cartelle esattoriali e controlli, nonostante ciò tutti si tirano su le maniche riprendono a lavorare con ottimismo.
C’è una ripresa immediata dei consumi, aumenta la domanda, ma dietro l’angolo si nasconde “l’uomo nero”, lo speculatore, più che uomo, anche se dietro c’è sempre un uomo normalmente ricchissimo, una multinazionale.
A fronte di un ritorno alla normalità della domanda vengono centellinate le materie prime immesse sul mercato ed i prezzi delle stesse salgono in modo verticale, l’acciaio supera il raddoppio senza che vi sia alcuna ragione fisica per tale esplosione, esclusivamente sordida speculazione finanziaria.
Siamo a cavallo tra la fine del 2021, anno con bilanci positivi per la maggior parte delle PMI e inizi 2022.
Parte l’anno corrente, le imprese fanno fronte agli impegni contrattuali, ma il maggior costo delle materie prime non viene totalmente riconosciuto dai clienti, meno che mai se si tratta di enti pubblici, salgono i fatturati, cala la redditività e siamo a febbraio, mese in cui il troglodita russo attacca a sangue freddo l’Ucraina.
Il terrore di rimanere senza gas scompagina le fila, in Europa ogni fa per se, corse in mezzo mondo a trovare alternative, ma il mercato energetico è legato alla borsa di Amsterdam, sale vertiginosamente la domanda e con essa i prezzi.
Ingiustificatamente anche in questo caso, perché il gas dalla Russia continua ad arrivare e i nostri governanti, soprattutto l’Europa non hanno attivato in tempo alcun controllo.
Multinazionali anche para-pubbliche, nostre per capirci, hanno fatto soldi a palate, altre che ricavano il 100% dell’energia che vendevano da fonti rinnovabili e quindi senza alcuna neppur puerile giustificazione hanno guadagnato cifre folli.
I Governi, l’Europa? Fermi come blocchi di marmo. La finanziaria in uscita? Sembra voglia tassare questi extra profitti del 30%!
E’ grasso che cola per queste mega imprese, guadagnato senza meriti e sulle spalle della povera gente e delle PMI.
Ho visto con i miei occhi bollette quintuplicate. Hai voglia a rateizzarle in 5 o 6 anni, per le imprese sono un debito che finisce in bilancio…e qui nasce la farsa, se non fosse che peserà a breve termine su tutti noi, soprattutto sui ceti più deboli.
Christine Lagarde, con mossa scolastica, ha pensato bene, ma molto male di alzare i tassi per frenare l’inflazione, senza andare a fondo sulle cause della stessa. Nella storia dell’ultimo secolo l’inflazione si è sempre cercato di frenarla con questa misura, ma era sempre un’inflazione da crescita, questa è causata da speculazione, sommatoria dei maggiori costi di materie prime ed energia, non da crescita.
Con queste bollette e con i prezzi al consumo la domanda era in pesante discesa.
Alzare i tassi e tagliare l’accesso al credito delle PMI porterà recessione, disoccupazione, grigiore in una situazione già grigia.
Dove sono i nostri politici di fronte ad una situazione così chiara, con decisioni da prendere opposte a quelle operate dalla BCE e con decisioni d’imperio da prendere per controllare un mercato in preda ad un liberismo becero? Un’intera classe assente ingiustificata.
Fiorenzo Da Ros

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