Qualche decennio fa in quel di Cecina ridente cittadina quasi sul mare sulla costa livornese, fu inventata una battuta. Il sindaco della città arringava la folla e iniziava un discorso rivolgendosi agli astanti col naso all’insu con un “Cittadini Cecinesi!” dando la stura a un fuggi fuggi generale. Questo sgusciante e silenzioso popolo biciclettaro in qualche modo infondeva già allora un certo timore. Perchè sono tanti, perchè sono taciti, perchè sono giallini, perchè non muoiono mai e risorgono sempre dalle loro ceneri come l’araba fenice. Si moltiplicano vieppiù e sbucano dal terreno umidiccio come funghi dopo una stagione di lenta pioggia. Per non dire della concorrenza sleale, nel commercio e nelle abitudini di vita con standard diversi dai nostri, da quelli che ci siamo guadagnati con lacrime e sangue dal dopoguerra in poi. Anche se i bassi napoletani ci si avvicinano parecchio.
“La marcia dei volontari”, inno ufficiale della Repubblica Popolare Cinese, è riecheggiata in quel dell’Osmannoro, terra di capannoni una volta gestiti dai nostri avi, in segno di protesta a seguito di un controllo igienico sanitario. Dapprima stupiti I cinesini occhimandorlati non l’hanno buttata giù, abituati come sono a far quel che gli pare a differenza degli imprenditori nostrani vessati da mane a sera da controlli incrociati a tutti i livelli. Gli scontri con le forze dell’ordine si sono susseguiti a più non posso e qualcuno ha anche urlato “vergogna, vergogna” verso le medesime, insieme a slogan contro la violenza con lancio di pietre e accompagnati da cartelloni scritti a pennarello ed esposti di fronte alle camionette di benemerita e polizia di stato.
Dopo ore di mediazione, inusitata inconsueta e senza esito fra i contendenti, chiamiamoli così per semplificare, si è aggiunto anche un funzionario del Consolato cinese in Italia. Al calar del sole, non levante ma ponente, la tensione accumulata durante la giornata è esplosa in scontri e inseguimenti fra i capannoni e l’Ikea. Pare che nessuno si sia fatto troppo male.
A Sesto Fiorentino, nella piazza dell’Osmannoro dopo il farwest nostrano spunta la bandiera rossa della Repubblica popolare. E tutta la comunità cinese la accoglie con un applauso fragoroso. Ma non beneaugurante. Per noi.
Questo si ottiene tentando di chiudere la stalla quando i buoi son scappati. E sì che di cinesi nel circondario fiorentino ce n’è a iosa da decenni ormai. Come tutti sanno.
Nel Macrolotto le poche aziende gestite da italiani si trovano completamente circondate da ditte cinesi. A parte la situazione igienica fuori da qualsiasi regola umana e comunque fuori dalle nostri leggi, si assiste a una frotta di schiavi a fronte di pochissimi padroni.
I Sindacati? In Italia esistono solo per distruggere tutto quello che toccano e per tutelare gli intutelabili.
Quello che è successo prima o poi doveva succedere. E succederà ancora.
Impunità garantita da sempre che ha portato queste persone a considerare diritto acquisito, per usucapione, fare quel che bellamente gli pare ignorando regole elementari sulla sicurezza sulla fiscalità sulla concorrenza sleale e via discorrendo, e sui diritti umani, se vogliamo arrivare ai massimi sistemi.
Ma il top della cialtroneria si è raggiunto con l’iracondia del governatore della Toscana: “Queste persone devono ficcarsi in testa che i controlli sono doverosi e tutti devono rispettare le regole. Basta con i sociologismi fuori luogo”. Senti chi parla.. quello che si fa fotografare a trentadue denti con i rom che da sempre vivono da parassiti della società.
Ma dove è vissuto fino a ora. Dopo decenni di signorato si sveglia da sogni dorati offuscati da beatitudine buonista e chiede a gran voce di rispettare le regole. Lui, proprio lui che avrebbe dovuto, insieme alle altre figure istituzionali provinciali e comunali, controllare fin dall’inizio questo scempio che ha mandato a gambe all’aria l’economia spicciola e di grosso taglio di alcuni settori eccellenze della nostra regione. Del tempo che fu.
Ma parecchi benpensanti radicalchic e autoreferenzialmente onesti intellettualmente, continuano a credere che la nostra civiltà e le nostre tradizioni sono salve a prescindere e non hanno nulla da temere. E che popoli che premono vanno bellamente accolti e lasciati cuocere nel loro brodo. Magari di cane e gatto.

Direi che non è più il caso di affrontare questi problemi con ironia, E nemmeno dobbiamo cascare nella trappola degli stupidi che bollano come razzista e xenofobo chiunque si opponga a questa caricatura libresca e mercantile della fratellanza universale. L’intero occidente allargato è in mano a élites servili e criminali, sia di governo che di opposizione. Allo stato attuale liberarcene mi sembra impossibile, ma nessuno può impedirci di sognare un’immensa e storica correzione, qualunque ne sia lo strumento.