
Un problema vero ma evitiamo di distogliere il parlamento dall’emergenza economica.
L’intervento del Presidente della Repubblica a favore della cittadinanza italiana ai figli nati sul nostro territorio anche da genitori immigrati, lo ius soli, si contrappone alla legge 91 del 1992 che indica come mezzo principale lo ius sanguinis che da la possibilità di diventare cittadini italiani anche chi in Italia non c’è mai stato, purché possa dimostrare che i propri antenati (anche dopo 5 generazioni) siano italiani. Due filosofie radicalmente contrapposte che mette a confronto il valore di nascere e vivere sul territorio di uno Stato contro il valore legato al sangue.
Una questione dibattuta e molto importante sia dal punto di vista etico, e qui il parlamento si divide tra chi è a favore senza condizioni alla proposta di Napolitano, chi si oppone radicalmente e chi pensa ad una soluzione mediata, sia dalla quantità considerevole di persone che vengono toccate direttamente. Si tratta di circa 650 mila stranieri nati in Italia che aumenteranno molto velocemente; la stima annuale delle nascite è di circa 90.000 bambini con almeno un genitore straniero che frequenteranno regolarmente le nostre scuole e vivranno come noi.
Attualmente in Italia lo ius soli è applicata in modo troppo severo poiché prevede la cittadinanza al compimento del 18esimo anno di età e quindi dovrà essere rivista come giustamente ha richiesto il presidente della Repubblica.
Quello che sorprende è la scelta del momento politico in cui il presidente ha avanzato questa esigenza, importante quanto si vuole, ma non quanto i problemi economici urgenti che attanagliano la nazione e l’Europa intera: a una settimana dalla composizione del governo Monti, alla vigilia del primo incontro europeo con Sarkozy e con la Merkel per pianificare una strategia economica comune, per uscire dalla morsa della speculazione e con una Europa divisa sul ruolo della Bce, sull’utilizzo degli eurobond, ecc. In un momento di grande incertezza e tensione da parte dell’Europa ci si aspetta dalle forze politiche e dalle istituzioni una indicazione forte e possibilmente unanime su che cosa Monti dovrà dire ai propri partner europei.
In questo momento il Parlamento italiano dovrà concentrarsi e trovare una comune strategia nel sostenere questo governo tecnico d’emergenza, ancora privo di viceministri, e in un momento di tregua, dopo anni di battaglia feroce tra i due schieramenti di centro destra e centro sinistra, si dovrà evitare ogni tipo di scontro che distolga dall’emergenza economica che ci vede costretti ad affrontare riforme strutturali dolorose in tempi brevissimi.
Condivido la richiesta del presidente della Repubblica e il suo giudizio quando dice che negare la cittadinanza a bambini nati in Italia è un autentica follia e assurdità, ma diamo a questi nuovi cittadini un’Italia sana economicamente, senza privilegi, soprusi e abusi e non un paese in bancarotta.

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