Le Città metropolitane si trovano, da un lato, a dover esercitare funzioni innovative, soprattutto di tipo strategico dall’altro lato, vedono progressivamente calare le risorse finanziare disponibili.

Anche la politica da molti decenni ha pensato di realizzare istituzioni che tenessero conto di questo fenomeno, ora è stata redatta la legge sulle aree metropolitane che sono istituzioni costituzionalmente riconosciute.
La legge assegna a queste istituzioni delle finalità specifiche; la prima funzione della Città metropolitana è di fornire una guida, un indirizzo per gli enti locali e anche per i privati che vi operano, è importante prendere consapevolezza delle risorse del territorio, della loro distribuzione, dei problemi economici e dei vuoti istituzionali che il nuovo ente e il suo territorio possiedono.
La riforma delle autonomie locali
La legge 56/2014 ha superato gli ostacoli sulla definizione di area metropolitana, che hanno fatto fallire vent’anni di tentativi, stabilendo che l’ambito spaziale del nuovo ente Città metropolitana coincida con quello della Provincia.
Il nuovo ordinamento delle autonomie locali come sancito dalla legge è un sistema duale, ma incentrato sull’associazionismo intercomunale: sia per le Città metropolitane, che sono governate da un consesso di sindaci e consiglieri comunali, sia per le Province, che oltre ad
avere questa medesima governance vedono affermarsi sotto di loro le Unioni di Comuni, che, prima o poi, nelle intenzioni del legislatore dovrebbero sostituirle.
Le Città metropolitane si trovano, da un lato, a dover esercitare funzioni innovative, soprattutto di tipo strategico dall’altro lato, vedono progressivamente calare le risorse finanziare disponibili, a causa dei tagli ai trasferimenti statali e regionali nonché della debolezza delle politiche urbane messe in campo a livello nazionale.
Per dare piena attuazione alla riforma istituzionale delle Città metropolitane, occorre dotarle di una fiscalità propria di impronta federalista, dare corpo alle loro nuove funzioni.
La governance
Per governare territori variegati con problematiche in parte comuni e in parte divergenti, situazioni frequenti nelle Città metropolitane sarà necessario costruire rapporti con la Regione, con le Unioni di Comuni. Uno strumento adottato ad es. dalla Città metropolitana di Torino è il Piano strategico che si propone di puntare a uno sviluppo e a una governance integrata. L’idea di fare della Città metropolitane un ente che vende il brand territoriale al fine di sviluppare il territorio per far crescere il Paese è credibile, però c’è il rischio che a formulare progetti per catturare investimenti stranieri e smerciare in nuovi mercati siano attori poco trasparenti.
Il pericolo è rappresentato dal fatto che uno strumento importante come lo statuto prevede che ciascuna Città Metropolitana faccia un po’ quel che vuole, l’unico vincolo è lo sviluppo socioeconomico del territorio che vuol dire tutto e niente, perciò il vero pericolo è che a definire obiettivi e strategie, non sia la politica ma i cosiddetti stockholder o lobby d’interesse, in questo modo si genererebbe una inversione tra i fini, definiti dalla politica e i mezzi messi in atto dall’economia, versione normale delle relazioni tra valori e mercato in una nuova dove lì economia detta i fini e la politica trova i mezzi.
Per approfondire: http://www.rapporto-rota.it/

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