Quando pensammo che sul ddl Cirinnà occorreva una mediazione, evidentemente non ci sbagliavamo, considerata la brutta piega che la faccenda ha preso la settimana scorsa in Senato e che si può riassumere con una sola parola mutuata del gergo militare: ritirata.
Qui, però, non vorrei dilungarmi a spiegare che cos’ è il trucco del cosiddetto Canguro e perché non ha funzionato: diciamo solo che non ha prodotto il risultato sperato, cioè che si “saltassero” senza discuterli tutti gli emendamenti, grazie ad un emendamento iniziale presentato dal senatore Marcucci per blindare la legge e poi andare alla conta, e verificare nel segreto delle urne se per i temi caldi (innanzitutto la stpechild adoption, l’ italica adozione del figliastro per le coppie omosessuali) esistesse un maggioranza oppure no. Ed il motivo per cui il Canguro non ha saltato (o meglio, è proprio saltato) è noto a tutti: i senatori del M5stelle, pur dichiarandosi pronti a votare la legge, stepchild adoption inclusa, hanno rifiutato il metodo del marsupiale perché lo considerano profondamente antidemocratico; e come dargli torto?
I senatori del Pd, di conseguenza, hanno suonato la ritirata, parallelamente la relatrice Cirinnà ha minacciato il suo ritiro dalla politica come forma di estrema protesta, il Canguro è stato ricacciato a forza in qualche gabbia parlamentare, e tutti hanno deciso di fare una pausa infrasettimanale, a cui si è aggiunto il fine settimana, per poi ritornare alla carica nei prossimi giorni con una nuova strategia. Ma quale?
Mentre loro hanno sicuramente approfittato del long weekend per approfondire, discutere e meditare, anche a noi viene da fare qualche piccola riflessione.
La prima è di carattere politico: qui si è vista la prima vera battuta d’arresto del nostro premier Renzi che, dalla legge di riforma del mercato del lavoro (job act) alle riforme istituzionali, finora era sempre andato spedito come un treno. E se questo è un segnale di cedimento che prelude ad una crisi più ampia oppure no, lo vedremo presto grazie ai risultati delle amministrative nelle più importanti città d’Italia.
La seconda riflessione tocca una questione di metodo ma anche di intelligenza: una legge porta il nome del suo relatore, non a caso delle leggi importanti non ci ricordiamo il numero ma il nome di chi le ha firmate (basterebbe prendere l’ esempio della Fortuna-Baslini, la legge che introdusse il divorzio nel nostro Paese); per questo un relatore che si rispetti deve avere grandi capacità di smussare gli angoli, trovare un equilibrio, capire il giusto limite ovvero, per dirla tutta, deve saper mediare. E vi sembra che la senatrice Cirinnà, per non parlare di quell’ ultras del movimento Lgbt che siede in Parlamento, l’on. Scalfarotto, abbia fatto finora un buon lavoro di mediazione o, invece, abbia prodotto il classico muro contro muro, sul quale si è andato a schiantare persino il loro atletico Canguro?
Una legge seria sulle unioni civili la vogliono tutti e la voterebbero tutti, se la Cirinnà non continuasse a sventolare la bandiera ideologica della stepchild adoption, che è chiaramente un viatico per la maternità surrogata e l’equiparazione con l’istituto del matrimonio. Ormai nessuno più ( a parte i seguaci alla lettera del Corano) contesta agli omosessuali il diritto di poter vivere serenamente la loro vita affettiva. Ma i figli nascono dall’unione di un uomo e di una donna, all’interno di una relazione eterosessuale che attiene all’ordine della natura, come i nostri genitori e nonni ci hanno insegnato e, se non bastasse, come il grande antropologo francese Levi Strauss ci ha spiegato nella sua opera “Le strutture elementari della parentela”; legalizzare l’adozione del figliastro, quindi, vorrebbe dire procedere verso un pericoloso scollamento tra natura e cultura grazie all’uso sfrenato della biotecnologia.
Sicuramente, se il il premier Renzi avesse scelto un altro relatore, magari un laureato in antropologia culturale o quantomeno un navigato mediatore, la legge sulle unioni civili sarebbe già stata votata.

questo dimostra il distacco tra la realtà della gente e la politica. Dimostra anche l’ipocrisia cattolica di brandire i bimbi, che già esistono in coppie omosessuali, e farne cittadini di serie B o C, confermando che ai cattolici serve piu l’apparenza che la sostanza. Non si capisce perché un bambino che si trovi a vivere in una coppia omosessuale non possa essere adottato da uno dei partner, in caso di decesso, il bambino verrebbe tolto all’altro? Questo è il rispetto dei cattolici verso i bimbi? Dovrebbero solo vergognarsi.
Perché non si indignano delle violenze perpetrate quotidianamente in seno alle famiglie “naturali”?
Ipocriti e in malafede.