
Secondo uno studio del Center for Global Development pubblicato giovedì, la Cina ha portato i finanziamenti alle banche di sviluppo multilaterali a 3 miliardi di dollari nel 2024, decuplicandoli rispetto al 2010, con un aumento del 47% dei contributi agli organismi Onu legati allo sviluppo e una crescita del 92% nei programmi di prestito a tasso zero o agevolato negli ultimi cinque anni. I contributi per il clima hanno raggiunto 5,25 miliardi nel 2025. Tuttavia, solo l’11% dei contributi cinesi all’Onu è volontario, contro oltre il 70% americano, segnale di un approccio selettivo e strategico. Pechino ha tagliato del 32% il sostegno a fondi per i vaccini nei paesi poveri, e non sta colmando tutti i vuoti lasciati dal ritiro americano e dai tagli occidentali agli aiuti allo sviluppo. Il centro studi rileva inoltre come l’impegno di Pechino non si sia ancora tradotto in una maggiore rappresentanza negli istituti internazionali. La quota cinese nella Banca Mondiale si attesta attorno al 6%, meno della metà di quanto il meccanismo di calcolo interno suggerirebbe, mentre gli Usa conservano il diritto di veto con il 16%.
Cina, la banca centrale difende la politica dello yuan contro le critiche Ue
La Banca popolare cinese ha respinto con fermezza le pressioni e le critiche provenienti dai partner occidentali riguardo alla gestione del tasso di cambio, negando di aver mai perseguito svalutazioni competitive per favorire le proprie esportazioni. La presa di posizione dell’istituto centrale arriva in concomitanza con la visita a Pechino del commissario europeo al Commercio Maros Sefcovic, impegnato a discutere la riduzione del massiccio deficit commerciale del blocco comunitario con la Cina, salito a quasi 404 miliardi di euro nel 2025, mentre i leader europei continuano a denunciare una presunta sottovalutazione dello yuan fino al 30 percento. La Banca centrale ha replicato attribuendo la forza dell’export cinese alla competitività industriale globale e ribadendo che il tasso di cambio è guidato principalmente da dinamiche di mercato, annunciando inoltre una maggiore trasparenza e la trasmissione di ulteriori dati sui cambi al Fondo monetario internazionale a partire dal 2027.
Intanto un portavoce della Missione cinese presso l’Ue ha espresso venerdì “una forte insoddisfazione e una ferma opposizione” al rapporto del Parlamento europeo del 7 ottobre sulle relazioni politiche UE-Cina. Condannando quelli che definisce “pregiudizi ideologici” contro la Cina, la dichiarazione cita Taiwan, Hong Kong, Macao, Xinjiang, Xizang e diritti umani, giudicandole interferenze negli affari interni della Cina. “Il rapporto sostiene inoltre la politicizzazione delle questioni economiche e commerciali e l’estensione eccessiva del concetto di sicurezza in tali ambizioni” ha concluso la rappresentanza diplomatica cinese.
Cina, la Festa nazionale evidenzia dati economici divergenti
Le vacanze per la Festa nazionale cinese hanno registrato una sostanziale stabilità negli spostamenti, ma segnali contrastanti sul fronte dei consumi. Tra il 1° e il 7 ottobre sono stati effettuati 2,142 miliardi di viaggi interregionali, in crescita dello 0,7% su base annua, mentre l’accorpamento con la Festa di metà autunno ha favorito soggiorni più lunghi, anche all’estero: sono aumentati in particolare i viaggi internazionali di almeno otto giorni, arrivati al 42% del totale. In crescita anche gli spostamenti ferroviari (+12,7%) e i viaggi transfrontalieri (+6,7%). Più debole, invece, il settore cinematografico: gli incassi al botteghino sono scesi del 36,5% rispetto allo stesso periodo del 2025, a 1,165 miliardi di yuan. Il quadro conferma le difficoltà di Pechino nel rilanciare i consumi interni: qualche segnale positivo arriva da negozi e aree commerciali, ma la spesa delle famiglie resta fiacca.
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