• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Cile, Allende, quaranta anni dopo…

di Alberto Pasolini Zanelli | 16 Settembre 2013

allendeEra la stagione dei golpe, nel mondo, quando toccò, quarant’anni fa, al Cile. Accadde in settembre, un 11 settembre: una “rima” di calendario di cui qualcuno, naturalmente in America, ha trovato modo di accorgersi. Ma accadde in un mondo che era un altro mondo, non solo diverso ma neppure paragonabile a questo: esisteva ancora l’Unione Sovietica, la Cina era maoista, era vivo Peron, in giro per il pianeta c’era ancora chi credeva nella Rivoluzione Socialista e la tentava, ed esistevano dunque anche i “colpi di Stato dell’Ordine”.

Quello di Augusto Pinochet a Santiago fu forse il meno inatteso. Tecnicamente esso si collocò a metà strada fra un “capolavoro” del genere, quello dei colonnelli greci che nel 1967 avevano conquistato tutto il potere in poche ore e quasi senza spargimento di sangue, e il “fallimento” dei generali spagnoli, che nell’estate del 1936 si levarono in armi contro la Repubblica del Fronte Popolare ma non riuscirono a travolgerla e dovettero occupare il Paese palmo a palmo in una guerra civile durata più di tre anni. Violenza ci fu naturalmente in tutte queste “sollevazioni”, compresa quella cilena. Al suo debutto Pinochet versò sangue, già nel gesto simbolico dell’attacco militare alla residenza del capo dello Stato, il fuoco su Allende, fino alla sua morte, forse suicidio col mitra regalatogli da Fidel Castro. Poi venne il peggio: eliminazioni sommarie “a caldo” di diversi esponenti della struttura di potere delle sinistre, la barbarie spettacolare delle reclusioni di massa negli stadi (è curioso: anche Castro aveva festeggiato così la sua presa di potere all’Avana, con processi, morte e circensi).

La Storia ha già giudicato, ma se si ricorda ancora oggi, in un altro mondo, il golpe di Pinochet e il suo regime è soprattutto perché quest’ultimo fu diverso da tutti gli altri del suo genere e della sua parte politica. Di solito i colpi di Stato della Destra avevano per modello il programma generico di girare all’indietro la ruota della Storia, reazionari dunque nel senso più proprio del termine. Augusto Pinochet, dittatore di Destra, condusse e impose una “rivoluzione”. Cercò, con successo e senza scrupoli, di spingere il Cile in avanti, di modernizzarlo. Era, anche nel breve periodo di potere di Salvador Allende, una società tradizionale, corporativa, statalizzata. Pinochet si impegnò fin dal primo giorno a trasformarlo in una nazione integralmente capitalista e rivolta al futuro. Egli non masticava molto di Economia: sapeva quel che voleva, ma non come arrivarci. Per questo si rivolse non a degli altri gallonati sudamericani ma a dei giovani economisti, i famosi “Chicago boys” della scuola liberista di Milton Friedman. Si mise nelle loro mani, gli offrì il Cile come terreno di esperimento delle loro teorie e si limitò a fare da gendarme, impedendo con la forza quelle “interferenze” della politica nel gioco economico che in una democrazia sono evidentemente inevitabili, dalla libertà sindacale, che implica il ricorso allo sciopero, alla competizione elettorale, che spinge i partiti a gareggiare in promesse. Sotto Pinochet i cileni non poterono né scioperare né votare: dovettero ingoiare medicine amare come il blocco dei salari ai dipendenti dello Stato in un’epoca di altissima inflazione. E si aprì, contro le sue tradizioni, a una circolazione quasi incontrollata dei capitali stranieri.

Il dittatore tenne saldo il timone e quando se ne andò, con “buona grazia” non del tutto spontanea (un referendum indetto a sorpresa e sorprendente nel suo esito negativo), riconsegnò i cileni alla democrazia, dando loro in dote un Paese trasformato. Usò i metodi dei generali golpisti nella vicina Argentina per imporre riforme ispirate a modelli anglosassoni e semplicemente impensabili nell’ambiente ibero-americano. Insomma quel dittatore fece cose molto cattive e qualcuna molto utile. Visto quarant’anni dopo egli cambiò l’economia in senso moderno ferendo la democrazia ma in un certo senso e paradossalmente rafforzandola, come hanno dimostrato dopo il suo “ritiro” e ben prima della sua morte fisica tutte le elezioni che hanno visto alternarsi i partiti ma nel complesso prevalere una sinistra che restaurò sì la democrazia ma non lo statalismo tradizionale tinto di socialismo. Il processo morale è stato fatto e anche quello giudiziario. Il giudizio politico, storico, può forse prescindere, per il momento almeno, dal richiamo a quei valori di affidarsi invece a una statistica. L’America Latina ha conosciuto in quasi un secolo pressappoco seicento dittatori militar

Pubblicato in : Primo piano

Info Alberto Pasolini Zanelli

Alberto Pasolini Zanelli, giornalista e scrittore da anni residente a Washington.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire
  • Cesare Valletta su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Luisa Marzulli su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Francesco Altamore su La distanza che umilia l’Italia
  • Luca Bagatin su Netanyahu: “Israele difende anche voi”: e allora?

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti