Settimana ricchissima di eventi. Siamo sulla buona strada per arrivare a una libertà relativa ma possibile. Riaprire in sicurezza. Una prospettiva meravigliosa per chi, come me accetta le regole facendole proprie, ma ama anche la libertà di movimento.
In settimana, venerdì 14 maggio, hanno avuto luogo gli Stati Generali della Natalità. Papa Francesco e il Presidente del Consiglio sono intervenuti sulla crisi demografica in Italia.
“Crollo delle nascite in Italia, perché il 2021 sarà perfino peggio del 2020”
L’Istat ci racconta che le nascite al gennaio 2021 hanno avuto un calo di oltre 5 mila unità. Rispetto allo scorso anno, con un calo del 14,3%.
Nel suo intervento il Premier dopo aver salutato e ringraziato gli intervenuti, da Francesco al Presidente De Palo, dall’Ambasciatore Sebastiania a Zingaretti, dal Sindaco dell’Urbe con tutti i relatori del convegno, sottolinea come le questioni sociali ed economiche abbiano prima di tutto una dimensione umana ed etica.
Ringrazia il Forum delle Associazioni Familiari per l’invito. E la Regione Lazio, l’Istat e la Rai per il loro ruolo nell’organizzare l’ evento.
Definisce la nostra epoca, quella contingente, di grandi riflessioni collettive.
Dopo l’ottimismo, spesso sconsiderato, dei primi dieci anni di questo secolo, è iniziato un periodo di riesame di ciò che siamo divenuti.
Il premier sostiene che siamo peggiori di quanto sospettavamo. Del resto, questa botta che abbiamo ricevuto fra capo e collo ha messo a nudo tutte le nostre fragilità e ci ha reso più attenti e pronti ad ascoltare spunti che prima consideravamo marginali.
E abbiamo visto, scoprendo l’acqua calda, che la questione demografica, è ovviamente essenziale per la nostra esistenza.
In realtà, il desiderio di avere dei figli, una famiglia, sono da sempre decisioni fondamentali e naturali nella nostra vita.
Ma la loro essenzialità non era, forse, percepita.
La dimensione etica che questi desideri e queste decisioni comportano è fondante per tutte le società dove la famiglia è importante, e considerata prima cellula, in assoluto, della società.
Con l’emancipazione femminile, negli ultimi decenni, ormai, spesso i figli sono passati in seconda istanza, per la donna, in favore di un’affermazione individuale che era mancata in passato. Dunque la decisione di fare figli da giovani è stata considerata, magari inconsapevolmente, sulla falsariga dell’emancipazione, quasi come un fallimento, nei confronti della vittoria dell’individualismo. Ma oggi certe importanti barriere ideologiche sarebbero state ormai superate e si è capito che questa è una falsa distinzione che non trova riscontro nei dati.
Infatti uno studio recente del Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione mostra che i giovani vorrebbero avere più figli di quelli che effettivamente hanno. In Italia il desidero, abbastanza naturale per pareggiare il conto, sarebbe di avere almeno due figli. Ma pare che la realtà ne veda meno di 1,5.
Ma ormai la donna ha raggiunto un certo equilibrio insieme alla consapevolezza dell’importanza di avere figli. E si è resa conto che, i figli costituiscono un miglioramento della sua condizione, non antitetico alla emancipazione conquistata. Dunque una ricchezza complementare. Un valore aggiunto.
Ma lo Stato dovrebbe accompagnare questa nuova consapevolezza, questo nuovo equilibrio. Mettendo la società in grado di aumentare la natalità migliorando la condizione femminile. Dato che è difficile campare una famiglia con una sola entrata media.
Infatti oggi le motivazioni di una denatalità preoccupante sono soprattutto economiche.
Data l’ incertezza che attanaglia i giovani, sul lavoro, sicurezza e stabilità, quello che pareva essere un equilibrio ormai raggiunto, lavoro casa famiglia, è stato bloccato. Occorre lavoro certo, una casa, un sistema di welfare e servizi per l’infanzia.
Dopo la pandemia tutto è diventato precario. I giovani riescono a mala pena mantenere se stessi spesso con lavoretti che non guardano al futuro. E già prima dell’emergenza sanitaria il futuro dava poche certezze.
La depauperazione incombente non è certamente un incentivo alla procreazione. L’acquiso di una casa è diventato utopia, un mito. Ma anche pagare un canone di affitto. L’edilizia popolare non basta e comunque tanti giovani non ci fanno conto, volendo considerare la propria vita lavorativa un modo per aumentare l’autostima in modo meritocratico.
E quindi spesso se ne fanno carico genitori e nonni. Ma per quanto tempo?
Nell’anno della pandemia il problema si è ulteriormente accentuato. Ovviamente.
Lo scorso anno quando si sperava che l’emergenza sarebbe durata qualche mese, la differenza tra nascite e morti ha toccato un record negativo: 340.000 persone in meno.
Siamo dunque un popolo di vecchi. La metà degli italiani ha almeno 47 anni, l’età mediana più alta d’Europa.
Il governo attuale si sta prodigando con misure di tipo assistenziale, assegno unico universale, e realizzazione di asili nido e scuole per l’infanzia, estensione del tempo pieno e potenziamento delle infrastrutture scolastiche, per rendere il paese capace di progettare.
Per progettare autonomamente la propria vita, appunto anche e principalmente con l’iniziativa privata e l’imprenditoria. Tutte misure presentate nel PNRR.
Queste misure possono essere contingenti, accompagnatorie e di sostegno, certamente importanti, ma non risolvono il problema, che è quello del lavoro. Possibilmente non precario. Autonomo e pubblico. Si nota altresì quanto i lavoratori del pubblico impiego hanno poco o nulla sofferto percependo uno stipendio, non lauto ma sicuro, mentre gli autonomi, tanti se non tutti, si sono ritrovati sul lastrico. Dunque il governo dovrebbe pensare prevalentemente a questi. Al momento.
Il governo ha stanziato cifre mai viste prima come investimento importante nelle politiche attive del lavoro, nelle competenze scientifiche e nell’apprendistato. 20 miliardi.
E noi attendiamo fiduciosi.
Il PNRR prevede infatti, una clausola generale per incentivare le imprese a assumere più donne e giovani, quale condizione per partecipare agli investimenti del Piano.
Infine, nel decreto “Imprese, lavoro, professioni”, ancora da presentare, lo Stato garantisce ai giovani gran parte del finanziamento necessario per l’acquisto della prima casa e ne abbatte gli oneri fiscali.
Dunque, secondo il Premier dopo una fase di riflessione, importante ma non sufficiente, occorre trovare consapevolezza con decisioni da prendere, aiutando i giovani non solo a sbarcare il lunario ma a a recuperare fiducia e determinazione. A tornare a credere nel loro futuro, investendo in loro il nostro presente.
Anche il Papa ci ha messo del suo, dal suo punto di vista, naturalmente.
“Penso con tristezza, alle donne che sul lavoro vengono scoraggiate ad avere figli o devono nascondere la pancia. Com’è possibile che una donna debba provare vergogna per il dono più bello che la vita può offrire? Non la donna, ma la società deve vergognarsi, perché una società che non accoglie la vita smette di vivere. I figli sono la speranza che fa rinascere un popolo!”. Belle parole, caro Francesco. Bellissime.
Ah… Ma noi attendiamo le risorse da fuori in una sorta di auto distruzione masochistica. Dato che, si dice, la mano d’opera straniera costa meno, si può sfruttare meglio e gli stranieri si accontentano di meno.
Non pare proprio che questo andazzo possa dare fiducia ai nostri giovani, italiani, tali sono, anche se a qualcuno non piacerà, tanto da mettere al mondo nuove vite, dunque privilegiando la natalità.
Carla Ceretelli

Lascia un commento